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Il 5G è pericoloso per la salute umana?

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Il 5G è pericoloso per la salute umana? FASTWEB S.p.A.
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Internet
Con l'arrivo del 5G in Italia si sono levate voci di protesta e richiesta di chiarimenti sugli effetti per la salute umana. Eppure, non c'è affatto da preoccuparsi

Tutti vogliono il 5G, molti hanno paura del 5G. Ma in Italia, in realtà, ci sarebbero molti meno motivi per averne. Il dibattito su 5G e salute è ancora apertissimo, non solo nel nostro Paese ma anche nel resto d'Europa e negli Stati Uniti. Gli studi scientifici sulle emissioni elettromagnetiche delle antenne 5G non mancano, ma difficilmente vengono citati nel dibattito pubblico su questo tema.

Nel frattempo, però, i limiti alle emissioni previsti dall'attuale normativa italiana sono nettamente inferiori a quelli della maggior parte degli altri Paesi europei, che a loro volta sono molto inferiori ai limiti americani. A ciò si aggiunge, infine, il paradosso derivante dal fatto che l'inquinamento elettromagnetico delle reti 5G è inferiore a quello delle reti 2G, 3G e 4G. L'unico rischio al momento in vista, in realtà, è che con questi limiti la rete 5G in Italia sarà di bassa qualità.

A cosa servono i limiti alle emissioni elettromagnetiche

Nonostante non ci siano ancora studi scientifici dai quali emerga chiaramente un rapporto causa-effetto tra le emissioni elettromagnetiche e qualsiasi forma di tumore o altre malattie gravi, da sempre le linee guida elaborate dalla comunità scientifica sono molto restrittive. Per il principio di precauzione, infatti, si è sempre chiesto che le emissioni siano limitate al minimo indispensabile per far funzionare le varie tecnologie che necessitano delle onde elettromagnetiche. I limiti hanno lo scopo principale di proteggere le persone che vivono nelle immediate vicinanze (poche decine di metri) dalle stazioni radio.

Come influiscono i limiti sulla rete 5G

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Se vengono imposti limiti molto bassi sulle emissioni delle stazioni radio la prima conseguenza è l'aumento delle stazioni stesse: poiché ogni stazione deve lavorare ad una potenza inferiore, per avere emissioni elettromagnetiche inferiori, allora anche il suo campo d'azione sarà inferiore. Quando si introduce una tecnologia di nuova generazione, solitamente si cerca di mantenere almeno parte dell'infrastruttura della generazione tecnologica precedente. Nel caso del 5G, ad esempio, si cerca di utilizzare gli stessi siti che oggi ospitano le antenne del 4G, che prima ospitavano le antenne 3G, 2G e così via.

Il problema, però, è che le emissioni misurate sono quelle totali di tutte le antenne presenti in un sito: quelle del 5G, quelle del 4G, eventuali antenne televisive o altri trasmettitori già esistenti nel luogo. L'ultimo arrivato, quindi, sconta maggiormente i limiti e ci sono siti in cui le antenne 5G non possono essere montate perché ci sono già troppe antenne precedenti che sono già vicine ai limiti di emissione. A questo punto l'operatore non può far altro che cercare un nuovo sito, meno affollato, per montare l'antenna. Ma questo è un procedimento lungo e non facile, perché ormai le città non hanno più molto spazio per le nuove antenne.

Chi decide i limiti alle emissioni elettromagnetiche

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Ma a quanto ammontano questi limiti e, soprattutto, chi è che li stabilisce? Esistono delle linee guida internazionali alle quali, di solito, i singoli Paesi si adeguano. Le linee guida relative alle emissioni sono uguali per tutte le tecnologie perché le emissioni elettromagnetiche non dipendono dalla tecnologia ma dalla potenza del ripetitore. In altre parole: una antenna 4G che è più potente di una 5G emette più onde elettromagnetiche, e viceversa.

Queste linee guida, a livello internazionale, sono state stilate dalla International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection (ICNIRP) e dall'IEEE International Committee on Electromagnetic Safety (IEEE ICES). Entrambi gli enti sono riconosciuti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dalla Unione Europea ma sono in particolare le linee guida ICNIRP a fare da base ai regolamenti nazionali dei Paesi membri della UE. Ogni Paese, però, può imporre limiti diversi, validi sul proprio territorio nazionale.

I limiti di oggi sono del 1998

Le linee guida ICNIRP sono state pubblicate nel 1998 e non sono mai state aggiornate. Sono oggi in fase di revisione e una nuova versione dovrebbe arrivare entro la fine dell'estate, ma si sa già che le nuove linee guida saranno praticamente identiche a quelle del 1998. In estrema sintesi queste linee guida prevedono limiti 50 volte inferiori ai valori SAR (Specific Absorption Rate) di soglia minima per i quali sono stati osservati effetti sanitari. Tradotto in parole semplici: le emissioni massime previse dalle linee guida per tutte le antenne presenti in un sito (le nuove 5G e le vecchie di altre tecnologie) sono pari a un cinquantesimo delle emissioni alle quali ci sono effetti minimi sulla salute.

connessione 5g salute

I limiti alle emissioni elettromagnetiche in Italia

E l'Italia? Come ha recepito le linee guida ICNIRP il nostro Paese? In maniera ancora più restrittiva: i limiti alle emissioni elettromagnetiche in Italia sono un centesimo di quelli suggeriti dall'Istituto. Ciò vuol dire che gli attuali limiti italiani sono 5.000 volte inferiori (50x100) ai livelli di emissioni elettromagnetiche ai quali sono stati registrati effetti minimi sulla salute. Per fare un esempio pratico facile da comprendere per tutti, mettiamo che sia stato rilevato che un operaio può sollevare al massimo 25 kg per non avere danni alla schiena: l'ICNIRP raccomanda allora che non si superino i 500 grammi mentre l'Italia ha imposto che il lavoratore non sollevi più di 5 grammi.

I limiti alle emissioni elettromagnetiche in Europa

Come già accennato, ogni Paese europeo impone i propri limiti. La stragrande maggioranza di essi si è semplicemente adeguata ai limiti suggeriti dall'ICNIRP mentre Grecia, Croazia, Lituania, Belgio, Polonia, Bulgaria e Italia hanno imposto limiti inferiori. Tra questi Paesi, infine, l'Italia ha i limiti più bassi di tutti: decine di volte più piccoli rispetto alla maggior parte dei Paesi UE.

Il 5G inquina di più del 4G?

5g cosa è

Un'ultima cosa che andrebbe presa in considerazione per il calcolo dell'inquinamento elettromagnetico derivante dalla futura rete è una delle caratteristiche principali delle antenne di nuova tecnologia. Le antenne del 4G (ma anche le 3G e le 2G) sono statiche: trasmettono giorno e notte in tutte le direzioni, alla stessa potenza. Le antenne del 5G sono dinamiche: irradiano potenza (e quindi onde elettromagnetiche) solo nella direzione in cui si trova l'utente e solo nella quantità richiesta per un collegamento di qualità. Questo vuol dire che le antenne 5G consumano meno energia ed emettono un fascio concentrato e meno potente di onde elettromagnetiche mentre le vecchie antenne emettono onde 24 ore su 24, 7 giorni su 7, sempre alla massima potenza.

Niente 5G in Italia?

A questo punto, se i limiti alle emissioni elettromagnetiche in Italia non verranno modificati, c'è il serio rischio che lo sviluppo della rete 5G venga rallentato. Questo perché l'Italia è già piena di antenne di vecchia generazione (fino al 4G) che, sommate tra loro, sono già vicine ai limiti di legge per le emissioni. A questo punto, finché le antenne di vecchia tecnologia non verranno dismesse, ci sarà poco spazio per quelle 5G. Oppure ci sarà spazio solo per antenne 5G di bassissima potenza, che avranno prestazioni inferiori a quelle standard.

3 luglio 2019

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