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Cos'è MCP e perché è importante per gli agenti AI

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MCP, o Model Context Protocol, è uno standard che permette all'AI di collegarsi a dati, strumenti e servizi esterni: ecco come funziona e a cosa serve.

mcp Rawpixel.com / Shutterstock

In Breve (TL;DR)

  • MCP, acronimo di Model Context Protocol, è uno standard aperto che permette alle applicazioni AI di collegarsi a dati, strumenti e servizi esterni attraverso un sistema comune.
  • Il protocollo è particolarmente importante per gli agenti AI, che possono utilizzarlo per accedere a informazioni e strumenti necessari a completare attività articolate.
  • La specifica di luglio 2026 ha introdotto un core stateless, nuovi meccanismi di autorizzazione e un sistema di estensioni pensato per rendere MCP più scalabile e flessibile.

Il Model Context Protocol, conosciuto soprattutto con l'acronimo MCP, è uno standard aperto nato per permettere alle applicazioni basate sull'intelligenza artificiale di collegarsi più facilmente a dati, strumenti e servizi esterni. In altre parole, consente a un sistema AI di andare oltre le informazioni già disponibili nel modello e interagire, quando autorizzato, con altre risorse digitali.

Il protocollo è stato introdotto da Anthropic nel 2024 e nel giro di poco tempo ha conquistato un ruolo sempre più importante nel settore dell'AI, soprattutto con la diffusione degli agenti AI, sistemi progettati non soltanto per rispondere a una domanda, ma anche per utilizzare strumenti e svolgere attività articolate.

Per capire il funzionamento di MCP viene spesso utilizzato il paragone con l'USB-C. Prima della diffusione di uno standard comune erano necessari connettori differenti per collegare dispositivi diversi. MCP prova a risolvere un problema simile nel mondo dell'intelligenza artificiale: invece di sviluppare un'integrazione specifica per ogni combinazione tra modello e servizio, mette a disposizione un linguaggio comune attraverso cui i diversi sistemi possono comunicare.

Cos'è MCP e perché è importante per l'intelligenza artificiale

MCP significa Model Context Protocol e può essere considerato uno standard che stabilisce le modalità con cui un'applicazione AI può accedere a strumenti e informazioni provenienti dall'esterno.

Un modello linguistico, preso singolarmente, non conosce automaticamente ciò che si trova nei documenti aziendali, in un database privato o all'interno delle applicazioni utilizzate dall'utente. Per accedere a queste informazioni è necessario creare un collegamento.

Tradizionalmente, ogni servizio richiedeva una propria integrazione. Se un'azienda voleva collegare un assistente AI a più strumenti, doveva quindi sviluppare e mantenere diversi connettori.

MCP punta a semplificare questo processo introducendo uno standard condiviso. Un'applicazione compatibile con il protocollo può così collegarsi ai server MCP che mettono a disposizione determinate funzionalità o informazioni, senza dover reinventare ogni volta l'intero sistema di comunicazione.

Questo approccio diventa particolarmente importante con l'Agentic AI. Un agente può infatti avere bisogno di consultare diverse fonti, utilizzare software e compiere azioni per portare a termine il compito assegnato. MCP fornisce una modalità standardizzata per rendere disponibili queste capacità.

Come funziona MCP

Il funzionamento del Model Context Protocol si basa sull'interazione tra diversi componenti. Da una parte c'è l'applicazione AI utilizzata dall'utente, definita host. Al suo interno opera un client MCP che gestisce la comunicazione con uno o più server compatibili con il protocollo.

Dall'altra parte troviamo i server MCP, che rappresentano il punto di accesso agli strumenti o alle fonti esterne. Un server può, ad esempio, consentire di interrogare un database, utilizzare una determinata API oppure interagire con un'applicazione.

Quando l'utente formula una richiesta, l'applicazione AI può individuare gli strumenti disponibili attraverso MCP e, quando necessario, utilizzarli per completare il compito.

Immaginiamo, ad esempio, un assistente AI collegato agli strumenti di lavoro di un'azienda. Alla richiesta di recuperare alcune informazioni contenute in un database e utilizzarle per preparare un report, il sistema può individuare lo strumento necessario, recuperare i dati autorizzati e utilizzarli per generare il documento richiesto.

L'AI non deve quindi possedere tutte le informazioni al proprio interno: attraverso MCP può accedere alle risorse disponibili nel momento in cui servono.

Il funzionamento del protocollo è stato aggiornato in modo significativo con la specifica MCP pubblicata il 28 luglio 2026. La principale novità è il passaggio a un core stateless: ogni richiesta contiene le informazioni necessarie per essere elaborata e non dipende necessariamente da una sessione precedente.

Il cambiamento è soprattutto tecnico, ma ha conseguenze importanti. I server MCP possono essere distribuiti e gestiti più facilmente attraverso infrastrutture cloud, serverless ed edge e le richieste possono essere indirizzate verso diverse istanze senza dover mantenere necessariamente la stessa sessione. La nuova specifica introduce inoltre meccanismi che facilitano il routing e la memorizzazione temporanea di alcune informazioni, con l'obiettivo di migliorare scalabilità e affidabilità.

A cosa serve MCP

Le applicazioni del Model Context Protocol possono essere numerose. Uno degli utilizzi più immediati riguarda l'accesso alle fonti di dati. Un assistente AI può essere collegato, ad esempio, a database, repository di documenti o altri archivi per recuperare informazioni pertinenti alla richiesta dell'utente.

Un secondo utilizzo riguarda gli strumenti esterni. Attraverso un server MCP, un sistema AI può avere a disposizione funzioni che permettono di interrogare API, eseguire calcoli o interagire con software e servizi.

Queste caratteristiche sono particolarmente interessanti per gli agenti AI. Un agente incaricato di completare un'attività può infatti avere bisogno di utilizzare più strumenti consecutivamente: cercare un'informazione, elaborarla e poi utilizzarla all'interno di un'altra applicazione.

MCP permette di standardizzare il modo in cui queste capacità vengono presentate al sistema AI, facilitando la creazione di workflow più complessi. Il vantaggio riguarda anche gli sviluppatori. Un servizio reso disponibile tramite MCP può essere utilizzato da più applicazioni compatibili con lo standard, riducendo la necessità di sviluppare integrazioni completamente separate.

Perché MCP viene paragonato all'USB-C dell'intelligenza artificiale

Il paragone tra MCP e USB-C serve soprattutto a spiegare il problema dell'interoperabilità. Un connettore USB-C consente a moltissimi dispositivi differenti di comunicare attraverso uno standard comune. Allo stesso modo MCP definisce una modalità condivisa con cui applicazioni AI e servizi esterni possono scambiarsi informazioni e rendere disponibili determinate funzionalità.

Questo non significa che tutti i sistemi collegati tramite MCP diventino automaticamente compatibili sotto ogni punto di vista. Ogni server continua infatti a decidere quali strumenti e risorse mettere a disposizione e ogni applicazione deve supportare il protocollo.

Il vantaggio principale è che non è necessario progettare da zero il meccanismo di collegamento per ogni singola integrazione. Proprio questa caratteristica ha contribuito alla rapida diffusione del protocollo. MCP è oggi supportato da un ecosistema sempre più ampio di strumenti e applicazioni AI ed è diventato uno degli standard di riferimento per collegare gli agenti a servizi esterni.

MCP e sicurezza, cosa bisogna sapere

Consentire a un'intelligenza artificiale di accedere a strumenti e dati esterni rende particolarmente importante il tema della sicurezza. Un server MCP può mettere a disposizione capacità molto diverse: dalla semplice lettura di informazioni fino all'esecuzione di vere e proprie azioni. Di conseguenza, è fondamentale stabilire con precisione quali autorizzazioni concedere e quali dati rendere accessibili.

L'utilizzo di MCP non significa quindi dare automaticamente all'intelligenza artificiale accesso completo a un sistema. Le implementazioni devono prevedere autenticazione, autorizzazioni e controlli adeguati alle operazioni disponibili.

Un principio importante consiste nel concedere soltanto i privilegi realmente necessari. Un agente che deve leggere un documento, ad esempio, non dovrebbe necessariamente avere anche la possibilità di modificarlo o cancellarlo.

Anche su questo fronte MCP continua a evolversi. La specifica di luglio 2026 ha rafforzato il sistema di autorizzazione, introducendo ulteriori controlli e avvicinando il funzionamento del protocollo agli standard utilizzati negli ecosistemi OAuth e OpenID Connect.

La nuova versione ha inoltre formalizzato un sistema di estensioni, attraverso cui possono essere aggiunte nuove capacità senza modificare continuamente il nucleo principale del protocollo. In questo modo MCP può evolversi insieme alle esigenze delle applicazioni e degli agenti AI mantenendo una struttura centrale più stabile.

Perché MCP è importante per il futuro degli agenti AI

Il successo di MCP è strettamente collegato all'evoluzione dell'intelligenza artificiale verso sistemi sempre più capaci di agire, oltre che di generare contenuti. Un chatbot tradizionale riceve una richiesta e produce una risposta. Un agente AI può invece dover cercare informazioni, interrogare un database, utilizzare un'applicazione e completare una serie di passaggi prima di raggiungere l'obiettivo.

Per farlo ha bisogno di strumenti e soprattutto di un modo standardizzato per comunicare con essi. MCP prova a fornire proprio questa infrastruttura e la sua evoluzione recente va nella direzione di rendere questi collegamenti più semplici da implementare e gestire anche su larga scala. Il passaggio a un'architettura stateless e l'introduzione di un sistema strutturato di estensioni mostrano come il protocollo si stia adattando alla crescita dell'Agentic AI.

Il valore di MCP non risiede quindi in un nuovo modello di intelligenza artificiale, ma nella possibilità di rendere più semplice il collegamento tra i modelli e il mondo di dati, applicazioni e servizi che li circonda.

È questo il motivo per cui il protocollo viene considerato uno degli elementi più interessanti nello sviluppo degli agenti AI: se l'intelligenza artificiale dovrà essere in grado di svolgere attività sempre più articolate, standard comuni come MCP potranno rendere più semplice costruire, collegare e gestire gli strumenti necessari.

Per saperne di più: Intelligenza Artificiale: cos'è e cosa può fare per noi

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Domande frequenti (FAQ)

  • Cosa significa MCP nell'intelligenza artificiale?
    MCP significa Model Context Protocol ed è uno standard aperto che permette alle applicazioni AI di comunicare con strumenti, fonti di dati e servizi esterni.
  • Come funziona il Model Context Protocol?
    MCP utilizza un'architettura basata su host, client e server: l'applicazione AI può individuare le risorse disponibili tramite server MCP e utilizzarle per completare le richieste dell'utente.
  • A cosa serve MCP?
    MCP serve a semplificare il collegamento tra sistemi AI e risorse esterne come database, documenti, API e applicazioni, evitando di dover creare un'integrazione completamente diversa per ogni servizio.
  • Perché MCP viene definito l'USB-C dell'intelligenza artificiale?
    Perché, proprio come USB-C standardizza il collegamento tra dispositivi diversi, MCP offre uno standard comune per mettere in comunicazione applicazioni AI e strumenti esterni.
  • MCP è sicuro?
    MCP prevede meccanismi di autorizzazione, ma la sicurezza dipende anche da come vengono configurati server, strumenti e permessi. La specifica di luglio 2026 ha ulteriormente rafforzato le procedure di autorizzazione del protocollo.
A cura di Cultur-e
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