Nel mondo del lavoro non è importante possedere solo conoscenze e competenze tecniche, ma è necessario saper dimostrare di essere in possesso di soft skills.

Si tratta di competenze trasversali, caratteristiche personali che possono fare la differenza nella gestione di alcune situazioni e che rappresentano, in molti ambienti, un vero e proprio vantaggio competitivo. Tra queste vi è l’abilità di public speaking, di problem solving, gestione delle emozioni, del tempo e tante altre più o meno rilevanti a seconda del settore di appartenenza.

Le soft skills sono diventate un elemento sempre più rilevante, soprattutto per gli esperti e per gli addetti alle risorse umane, che cercano figure professionali che le abbiano già sviluppate e che sappiano metterle in pratica e sfruttarle per permettere all’azienda o alla realtà per la quale lavorano di ottenere dei vantaggi. 

Il motivo è presto spiegato. Una soft skill non può essere appresa nello stesso modo in cui vengono interiorizzate conoscenze e competenze tecniche. Non è solo derivante dallo studio, dalla formazione, dalla frequentazione di scuola, università o corsi, ma è determinata soprattutto da altri momenti. Proviene dall’esperienza personale, dall’ambiente in cui si è cresciuti e dal proprio background culturale.

Una risorsa che abbia già interiorizzato e preso consapevolezza delle proprie soft skills è una figura che non ha bisogno di altro tempo e altri investimenti per apprendere ciò di cui ha bisogno per apportare il suo contributo all’azienda. Per questo motivo, è importante saperle mettere in risalto all’interno di un curriculum vitae e riuscire ad esternarle sin dai primi momenti di una selezione e durante i colloqui.

Sport, relazioni interpersonali positive, confronti con gli altri, viaggi in compagnia e in solitaria, la frequentazione di corsi di musica o di pittura sono alcune delle attività che possono portare ad uno sviluppo graduale di soft skills come l’abilità comunicativa, la capacità di esercitare la leadership o il problem solving.

Per sviluppare le soft skills è bene sfruttare tutte le occasioni per poter fare nuove esperienze personali. Se si hanno delle carenze, può essere utile fare anche degli esercizi e ripeterli costantemente nel tempo.

Tra le abilità più ricercare all’interno del mondo del lavoro e delle realtà aziendali, c’è quella di public speaking, di parlare in pubblico. È intesa come la capacità di trasmettere concetti e nozioni ad una platea più o meno ampia, formata da due o più persone. Si deve essere in grado di esporre una tesi, eliminare ogni dubbio o possibilità di fraintendimento, e portare i destinatari del messaggio che si vuole trasmettere a compiere un’azione o ad assumere un determinato comportamento.

Saper parlare in pubblico permette, ad esempio, di riuscire ad esprimere in maniera chiara le proprie idee durante una riunione con i colleghi, di far comprendere il proprio punto di vista e di mostrare disagio senza creare tensione in caso di problemi. È utile per trasmettere ai clienti il valore dei prodotti e dei servizi offerti dall’organizzazione, per persuaderli ad acquistare o a usufruire di alcune soluzioni.

  • 0. Che cosa si intende per public speaking

    persona che parla in pubblico

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    Public speaking può essere tradotto con parlare in pubblico o parlare ad un pubblico. È un’abilità e una qualità personale importante, tanto che sono state create e sviluppate delle tecniche che chiunque può apprendere e applicare per riuscire in questa attività.

    Parlare in pubblico significa trasmettere dei messaggi dal vivo, durante una conversazione tra più persone, senza la mediazione di strumenti multimediali. L’oratore non si concentra solo su sé stesso e su ciò che ha da dire, ma anche sull’altro elemento fondamentale: il destinatario del messaggio, il pubblico.

    Chi parla in pubblico deve essere in grado di attirare l’attenzione degli ascoltatori, catturarla e mantenerla elevata fino alla fine del discorso. Deve adottare delle strategie, usare pause e cambi di tonalità, trovare il modo per coinvolgere la platea ed evitare che prevalga il senso di indifferenza o di noia.

    Le parole sono importanti, ma non sono l’unico elemento che entra in campo quando si parla in pubblico. Un buon oratore sa gestire il tono di voce, la postura, sa individuare i momenti giusti per le pause e empatizzare con gli ascoltatori.

    Se per qualcuno parlare in pubblico appare semplice, per altri può rappresentare un ostacolo difficile da superare. Il disagio che può provocare è grande e causare ansia, preoccupazione, fatica a respirare e a parlare. 

  • 1. Gli aspetti fondamentali del public speaking

    persona che parla in pubblico

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    Si parla in pubblico quando di fronte all'oratore è presente una platea più o meno ampia. Non ci sono grandezze prestabilite e da rispettare, anche solo due persone possono rappresentare un’audience difficile da gestire.

    Un buon oratore conosce bene il suo pubblico. È informato sul target di riferimento, sa quali sono le idee, le opinioni, i punti di vista, i bisogni e gli interessi che lo caratterizzano e, in base a questi dati, riesce a costruire un discorso che sia coinvolgente e persuasivo.

    La conoscenza del pubblico è un’ottima linea guida e un buon punto di partenza per poter parlare ad un’audience con successo e per poter raggiungere gli obiettivi che ci si è prefissati. Anche gli individui più loquaci e naturalmente espansivi potrebbero trovarsi in difficoltà davanti ad un target di cui non conoscono le caratteristiche.

    Il parlare in pubblico deve essere intenzionale, deve esserci la volontà di farlo e la consapevolezza degli obiettivi che si vogliono raggiungere con la propria attività. Alla volontà, deve seguire la capacità di essere efficaci, creativi e persuasivi, che può essere naturale o sviluppata grazie ad un allentamento e all’applicazione di tecniche.

    Il linguaggio utilizzato deve essere adatto all’argomento e al tipo di pubblico che si ha di fronte. In alcuni casi può essere estremamente formale, ma è sempre meglio cercare di evitare tecnicismi o frasi troppo complesse che potrebbero annoiare o infastidire chi sta ascoltando. Il discorso strutturato deve essere chiaro e non fraintendibile, deve essere curata la dizione ed essere utilizzato un italiano corretto.

    Occorre trovare una via di mezzo tra il linguaggio troppo formale e quello informale: il pubblico deve poter comprendere senza sforzi ciò che viene detto e l’oratore deve apparire autorevole, preparato e consapevole delle sue affermazioni.

    Le interazioni con la platea non devono essere evitate, ma sollecitate più volte. È sempre bene avere uno scambio con i destinatari dei messaggi, invitarli a raccontare le loro esperienze, esplicitare necessità o incoraggiarli a sollevare dubbi e a porre domande qualora ce ne fossero.

    Elementi che possono essere presenti durante l’esposizione di un discorso in pubblico sono l’ansia e lo stress, a cui non sono immuni la maggior parte degli oratori. Occorre imparare a gestirli e a ridurli per evitare blocchi e dimenticanze. 

    Anche il corpo va controllato. La postura, i movimenti e le posizioni possono trasmettere messaggi agli ascoltatori. Possono indicare un’apertura all’ascolto, una chiusura o tradire uno stato di ansia eccessiva e di insicurezza. È necessario saper controllare in maniera consapevole non solo il linguaggio verbale, ma anche quello non verbale.

  • 2. L’autostima e la comunicazione

    persona con autostima

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    L’autostima è essenziale per poter diventare comunicatori efficaci. Il parlare in pubblico e la sicurezza in sé stessi sono legati a doppio filo. Avere consapevolezza delle proprie capacità, fiducia nelle proprie idee e nei propri punti di vista aiuta a esporre senza timori le teorie e il discorso elaborato.

    Per autostima si intende l’insieme dei giudizi che ogni individuo ha di sé stesso. È il prodotto della propria esperienza e del rapporto con l’ambiente esterno e con gli altri. Il suo livello può influenzare in maniera positiva o negativa tutti gli aspetti della vita delle persone.

    Un’autostima elevata permetterà di raccogliere le sfide con un atteggiamento positivo, di individuare le opportunità e coglierle, di intraprendere nuove avventure, avere soluzioni innovative di fronte ai problemi, di mostrare maggiore apertura verso l’esterno, avere più autonomia e fiducia nelle proprie capacità. Si ha quando il sé ideale corrisponde con il sé reale.

    Il sé ideale è l’insieme di tutto ciò che l’individuo vorrebbe essere, diventare o fare. Il sé reale è ciò che l’individuo sente di essere.

    Una bassa autostima può causare una scarsa partecipazione e un mancato entusiasmo verso tutto ciò che avviene nella quotidianità. Non permette di accedere facilmente ad avanzamenti di carriera, di affrontare un discorso in pubblico o di intraprendere iniziative. Chi non ha fiducia nelle proprie capacità tende a delegare e non riesce a reagire ai pareri contrari e rispondere alle obiezioni con chiarezza.

    Se l’autostima influenza la capacità di public speaking, è vero anche l’opposto. Riuscire a parlare ad una platea con successo, può incrementare la fiducia in sé stessi. Può essere utile anche avere un dialogo positivo con sé stessi, elencando le proprie caratteristiche positive, migliorare l’autocontrollo e ridurre le aspettative, evitando quelle eccessive.

  • 3. Comunicazione verbale, paraverbale e non verbale

    persona che fa un discorso in pubblico

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    Avere capacità di public speaking significa gestire non solo la comunicazione verbale, ma anche quella paraverbale e non verbale. Sono tutte componenti differenti, ma che devono essere tenute in considerazione e controllate per poter ottenere il successo desiderato.

    La comunicazione verbale riguarda il linguaggio, le parole e la dizione. Identifica i contenuti del messaggio, attraverso il discorso l’oratore trasmette cosa vuole dire. Chi parla in pubblico deve essere sempre chiaro e non fraintendibile. 

    La comunicazione paraverbale non influisce sul contenuto, ma sul come questo viene riportato e trasmesso. Permette a chi ascolta di percepire il vero significato di ciò che l’oratore sta cercando di dirgli. Si tratta degli elementi espressivi della voce, delle pause, della punteggiatura, del volume, del ritmo, del timbro e del tono utilizzato.

    Le espressioni sonore, come le risate, il silenzio, il fischiare, il sospirare o i colpi di tosse sono utili per richiamare l’attenzione del pubblico, ma se non controllate possono trasmettere il nervosismo e l’ansia di chi sta comunicando con la platea. 

    Con la voce si può comunicare lo stato d’animo (calma, ansia o tranquillità), avvicinarsi anche alle persone più lontane, creare una situazione di vicinanza emotiva, dimostrare invadenza o arroganza, mettere le persone a proprio agio o a disagio.

    Per imparare a gestire la comunicazione para-verbale si possono osservare i comportamenti degli oratori più abili e apprenderne i segreti, analizzare la propria comunicazione e imparare dai propri errori o esercitarsi.

    La comunicazione non verbale riguarda tutto ciò che è escluso dal linguaggio semantico, come sguardi, espressioni del viso, la gestualità e la postura. Coinvolge anche la prossemica, ossia la gestione dello spazio da parte dell’oratore e la distanza fisica che decide di mantenere con il suo interlocutore.

    Il linguaggio non verbale può trasmettere chiusura verso il prossimo, ad esempio attraverso le braccia o le gambe incrociate, o apertura e la propensione all’ascolto. Il contatto visivo e la gestualità possono dire molto sullo stato emotivo di chi sta parlando. Un sorriso permette di creare un legame empatico con il pubblico.

  • 4. Le regole per parlare in pubblico

    persone in riunioneShutterstock

    Per poter affrontare una platea con successo ci vuole preparazione. L’improvvisazione è sconsigliata anche agli oratori più esperti. Bisogna scrivere il proprio discorso con largo anticipo, leggerlo e correggerlo più volte.

    È bene provare il discorso sia in solitudine, possibilmente registrandosi e riascoltandosi, che di fronte ad una persona non esperta del tema trattato, per poter capire se sono presenti eventuali passaggi poco chiari o da rivedere. Può essere utile riprodurlo di fronte ad uno specchio, per poter intervenire anche sulla propria comunicazione non verbale.

    Conoscere il pubblico è necessario per capire quale linguaggio utilizzare e come coinvolgerlo. Occorre sapere da chi è formato e cosa può catturarne l’attenzione, quali problemi gli stanno più a cuore e quali i vantaggi che vogliono ottenere.

    Il discorso non deve essere troppo lungo, ma bisogna andare dritti al punto per evitare di annoiare il pubblico e di assistere ad un calo dell’attenzione. Devono essere anticipati eventuali dubbi o obiezioni o permettere al pubblico di porre delle domande.

    Occorre avere la risposta pronta e dimostrare di conoscere in maniera approfondita l’argomento che si sta trattando. Se si hanno delle insicurezze o non si ha la certezza di ciò che si sta dicendo è meglio palesare le proprie lacune ed evitare di dare delle soluzioni o delle risposte errate.

    I protagonisti della comunicazione sono due: chi parla e chi ascolta. Il pubblico va coinvolto attivamente, creando un dialogo e ponendo delle domande. È importante fare attenzione alla presenza di eventuali segnali di noia o scetticismo.

    Il discorso va realizzato coerentemente con l’obiettivo di portare il pubblico ad una conversione. In apertura si deve catturare l’attenzione. Si può, ad esempio, raccontare una barzelletta, mostrare delle statistiche e dei dati che provocano uno stato di sorpresa o facendo una domanda ad un membro della platea.

    Una volta catturata l’attenzione del pubblico, vanno esposte le proprie idee e le proprie tesi. Dopo aver lasciato il tempo alle persone di comprendere il messaggio e dopo aver posto un problema da risolvere, devono essere mostrate le eventuali soluzioni.

    Il discorso va chiuso con una frase ad effetto ed indicando, con precisione, ciò che si vuole che gli individui facciano: acquistare un prodotto, usufruire di un servizio o assumere un comportamento specifico.

    Per sviluppare un legame emotivo con il pubblico, calmare il proprio stato di ansia e preoccupazione, sentirsi a proprio agio e creare un clima favorevole, l’oratore può raccontare qualcosa di sé stesso o un aneddoto divertente del suo passato.

    Può essere adottata la sequenza Monroe, una tecnica che si sviluppa in cinque passaggi: attirare l’attenzione del pubblico, definire un bisogno, soddisfare un bisogno, visualizzare la soluzione e concludere con una call to action.

  • 5. La respirazione e il public speaking: come calmare l’ansia e affrontare il pubblico

    persona su un palco

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    Parlare in pubblico è per molti una vera e propria fobia, che scatena stati d’ansia ed effetti seri e difficili da combattere. Limiti che possono rappresentare un ostacolo insormontabile agli avanzamenti di carriera o alla possibilità di poter ottenere i risultati sperati.

    Uno degli effetti più diffusi dell’ansia è la difficoltà a respirare correttamente. Ciò incrementa lo stato di agitazione e la possibilità di parlare fluentemente e ha un’influenza negativa sulle performance dell’oratore.

    Una corretta respirazione favorisce la concentrazione. Sarà più semplice affrontare il discorso senza vuoti di memoria, momenti di scarsa chiarezza o altre difficoltà comunicative.

    È opportuno adottare una respirazione diaframmatica, che consente un maggiore ingresso di aria. Per allenarla ci si può mettere davanti lo specchio e osservare i propri movimenti. Se a sollevarsi saranno le spalle, la respirazione sarà toracica. Se è la pancia a spostarsi in avanti, si sta respirando correttamente.

    La respirazione diaframmatica permette una postura migliore, favorisce la conversazione, uno tono di voce più chiaro e nitido e aiuta a scaricare le tensioni. Si può provare l’esercizio della respirazione quadrata, per favorire uno stato di benessere e rilassamento.

    Consiste nell’immaginare di disegnare un quadrato attraverso il respiro. Ogni volta che si inspira, che si espira o si trattiene il respiro si disegna una linea con la mente. L’operazione va ripetuta tutte le volte che si ritengono necessarie per calmare la propria ansia.

    Il respiro lento aiuta a combattere gli stati emotivi negativi. Va effettuato in un luogo sereno, dove c’è il silenzio assoluto e dove non si può essere disturbati dall’intervento di altre persone. La posizione assunta deve essere comoda: ci si può sdraiare o sedere a gambe incrociate.

    Un altro esercizio consiste nel trattenere a lungo il respiro, contando lentamente da 1001 a 1006. Una volta arrivati alla fine del conteggio, si deve espirare dal naso e iniziare a respirare normalmente. Ciò permetterà di aumentare il controllo della respirazione e di calmarsi quando ci si sente stressati o agitati.

    Se ci si trova di fronte alla platea, ci si sente in difficoltà e si è impossibilitati a riprodurre esercizi per calmarsi o a trovare un posto dove vige il silenzio, si possono fare dei ripetuti respiri profondi e bere un sorso d’acqua.

    Per approfondimento: Esercizi di respirazione prima di parlare in pubblico

  • 6. Come parlare in pubblico e sfruttare la sequenza di Monroe

    persona che illustra dati in pubblico

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    Parlare in pubblico in modo efficace significa riuscire a pronunciare un discorso con chiarezza, senza blocchi, timori e dimenticanze, tenendo alta l’attenzione del pubblico e con lo scopo di persuadere gli ascoltatori, convincendoli ad assumere comportamenti o a compiere un’azione.

    Riuscire ad essere bravi oratori non è semplice. Non è sufficiente essere espansivi e socievoli, ma bisogna avere una buona padronanza della lingua, delle proprie emozioni e capacità relazionali e di leadership.

    L’ansia può essere un fattore che influisce negativamente. La paura di parlare in pubblico è estremamente diffusa e va combattuta con la preparazione, esercizi di respirazione e rilassamento e adottando tecniche che migliorano l’abilità di public speaking. Tra queste vi è la sequenza di Monroe.

    La sequenza di Monroe è uno schema semplice articolato in cinque passaggi. Se adottata, permette agli oratori di riuscire a farsi ascoltare dal pubblico per tutta la durata del discorso e di raggiungere i risultati sperati.

    Nella prima fase della sequenza è necessario catturare l’attenzione del pubblico. Si può riuscire in questo intendo adottando l’umorismo, raccontando una barzelletta o cercando di stupire gli ascoltatori presentando statistiche e sondaggi dai risultati inaspettati.

    Con il secondo passaggio si entra nel vivo del discorso. Occorre esplicitare un bisogno o una criticità, convincere le persone della sua esistenza e mostrargli come le conseguenze potrebbero coinvolgere tutti. Si tenta di sollevare preoccupazione e paura. In seguito, nella terza fase, si presenta la soluzione.

    Nel quarto passaggio si deve mostrare come sarebbe il futuro se tutti adottassero la soluzione proposta dall’oratore, mettendo in luce i vantaggi e cercando di eliminare ogni possibile dubbio. Infine, si invitano gli ascoltatori a compiere l’azione desiderata, facendoli sentire responsabili e importanti e mostrando anche delle alternative per offrire loro opportunità di scelta.

    Per approfondimento: Parlare in pubblico e persuadere attraverso la sequenza di Monroe

A cura di Cultur-e Costruisci il tuo futuro con la connessione Fastweb