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Open source, come ha conquistato il mondo

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Open source, come ha conquistato il mondo FASTWEB S.p.A.
Open Source
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Dal 1985 a oggi i software open source ha fatto passi da gigante, arrivando ad attirare le attenzioni delle più grandi aziende del mondo hi-tech. Ecco come ci è riuscito

Il cosiddetto software "open source", cioè il software distribuito senza copyright,  ha ormai una storia di oltre trent'anni alle spalle: era il lontano 1985 quando Richard Stallman creò la Free Software Foundation (FSF, organizzazione senza fini di lucro per lo sviluppo e la distribuzione di software libero) e iniziò ad evangelizzare schiere di programmatori creando una vera e propria comunità di intellettuali del software che si rifiutavano di lavorare per aziende che sviluppavano software "chiuso".

Da allora le cose sono cambiate in modo radicale e, cosa impensabile agli inizi, l'open source è diventato oggi un vero e proprio modello di business. Tanto che, pochi mesi fa, il colosso IBM ha sborsato la cifra astronomica di 34 miliardi di dollari per comprare Red Hat, società che sviluppa una delle più famose versioni aziendali del sistema operativo libero Linux e diverse soluzioni cloud open source dedicate alle aziende. In 107 anni di storia IBM, questa è stata l'acquisizione più grande di tutte.

VLC

Oggi il browser più diffuso al mondo è Google Chrome, che è basato su un altro browser di Google chiamato Chromium, che è open source. Microsoft, recentemente, ha dichiarato che anche le prossime versioni del browser Edge saranno derivate da Chromium. D'altronde, le alternative open source ai programmi più diffusi non mancano di certo: il pacchetto di produttività aziendale alternativo a Microsoft Office più diffuso oggi è Open Office, che è open source; una delle alternative a Photoshop più usate è GIMP, che è open source; il lettore multimediale ideale per sostituire Windows Media Player è VLC, che è open source. E di esempi ce ne potrebbero essere molti altri.

Ma come ha fatto l'open source a diventare così influente nel mondo del software e a diffondersi fino a diventare economicamente vantaggioso per IBM spendere 34 miliardi per comprare una casa che produce codice che, in teoria, non costa nulla? Quali sono i vantaggi dell'open source che il software commerciale non potrà mai avere?

Tutto nasce dalla community

Tra i vantaggi dell'open source c'è sicuramente il fatto che, essendo libero, crea spontaneamente una comunità intorno a sé: se qualunque programmatore può leggere e modificare il codice, di sicuro qualcuno lo farà. Se poi le modifiche apportate da quel programmatore valgono e vengono integrate nella successiva versione del software, di sicuro altri programmatori saranno incentivati a mettere mano al software aperto. Allo stesso tempo, una azienda che sviluppa software libero è incentivata a cercare contributi dalla community, andando a cercare gli spunti migliori su GitHub o altre piattaforme dove gli sviluppatori condividono i loro codici. Il software, così, si sviluppa e si ottimizza quasi da solo e fuori dall'azienda. Ma l'azienda, quando lo ritiene opportuno, può inserire parti di codice modificato all'interno della sua distribuzione ufficiale. La community, infine, diventa una palestra per i giovani sviluppatori che crescono professionalmente partecipando al dibattito. Ma possono anche mettersi in mostra, ottenendo vantaggi economici da successive consulenze o persino trovando lavoro in qualche software house.

Codice sorgente di software open source

I vantaggi dell'open source per le aziende

Un software open source può essere adottato da una azienda per i propri scopi di business, sostituendo o integrando un software commerciale. In questo caso lo specialista IT dell'azienda invece di chiedere al Responsabile Acquisti di farsi fare dei preventivi per un software a pagamento, decide in autonomia di adottare quelle parti di codice libero che più sono affini alle esigenze dell'azienda. Poi il reparto IT potrà sviluppare ulteriormente quel codice, mantenendo la licenza open source e condividendo gli sviluppi con la community, oppure aspettare che sia la community a creare una nuova e migliore versione di quel programma. In questo modo l'azienda si aggiorna costantemente a costi nettamente inferiori e, allo stesso tempo, partecipa al miglioramento di un software che potrebbe essere usato anche da altre aziende. Per le moderne start up che iniziano a lavorare con pochissimi fondi scegliere software libero è quasi obbligatorio.

Il modello di business dell'open source

Software open source

Ma dove stanno i guadagni per le software house che sviluppano codice open source? In altre parole: in cosa consiste il modello di business dell'open source? Una delle parole chiave per dare una risposta è "Freemium", l'altra è "Saas", cioè Software as a Service. Per freemium si intende una licenza di utilizzo del software che è gratuita sino a un certo punto: solitamente puoi usare le funzioni di base, ma per quelle avanzate devi pagare un tot al mese. Oppure il software è gratuito ma ne puoi installare fino a un tot di copie per ogni azienda, poi devi pagare. In questo modo, finché l'azienda cliente è piccola, non paga niente e può lavorare con quel software sin dall'inizio. Ma se cresce il cliente, cresce anche il fornitore del software che userà parte dei ricavi per migliorare ulteriormente il codice. Per Software as a Service si intende invece che il software è un servizio e non un bene. Tutti i sistemi basati sul cloud possono essere considerati, chi più chi meno, delle forme di SaaS: l'azienda cliente esternalizza al fornitore del software la gestione di alcuni aspetti del proprio sistema informatico (database dei clienti, gestione delle risorse umane, servizi di videoconferenza etc etc). Moltissime offerte SaaS sono formulate come Freemium: fino a un tot di utenti dell'azienda cliente che usano il servizio possono farlo gratis, oltre quel tot si paga. Anche in questo caso: cresci tu, cresco io. L'azienda cliente non ha i costi di sviluppare in casa il software né quelli derivanti dall'acquisto di un software commerciale, finché resta piccola non ha neanche dei costi di abbonamento mensile al servizio. Infine, non ha la necessità di tenere aggiornato il software perché, essendo in cloud, si aggiorna da solo sui server dell'azienda che lo fornisce. Il fornitore del servizio software freemium, però, è in grado lo stesso di stare sul mercato perché i costi di sviluppo del codice open source che poi offre ai suoi clienti sono molto più bassi grazie al contributo della community.

 

9 febbraio 2019

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