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Cos'è un display LTPO e perché è meglio di un OLED tradizionale

La tecnologia LTPO è l'ultimo ritrovato in fatto di display per smartphone, tablet e wearable, ecco cosa cambia rispetto ad un normale schermo OLED
Cos'è un display LTPO e perché è meglio di un OLED tradizionale FASTWEB S.p.A.

Nella scelta di uno smartphone e di un tablet uno dei fattori più importanti per gli utenti, se non il più importante in assoluto, è quasi sempre il display: lo schermo del dispositivo deve essere grande, luminoso, fluido e riprodurre fedelmente i colori. Gran parte del successo degli smartphone, infatti, proviene dalla capacità dimostrata dai costruttori degli schermi di offrire componenti che migliorano tutti questi aspetti, ogni anno di più.  

Così, ad esempio, la tecnologia OLED ha rimpiazzato quella LCD per gli schermi dei top di gamma e sta ora scendendo anche nella fascia media del mercato. Si può facilmente ipotizzare, quindi, che nel giro di un paio di anni anche i cellulari economici avranno lo schermo OLED, mentre i top di gamma avranno uno schermo con tecnologia nuova e migliore.

Questa tecnologia, molto probabilmente, sarà la LTPO: low-temperature polycrystalline oxide.  

Cos'è la tecnologia LTPO

schermo oled

La tecnologia LTPO non è una innovazione assoluta, ma l'evoluzione della OLED, organic light emitting diode. Tutti gli schermi LTPO, quindi, sono schermi OLED, ma non tutti gli OLED sono anche LTPO: la maggior parte di essi sono infatti realizzati con tecnologia LTPS, low-temperature polycrystalline silicon.  

Ad essere ancor più precisi, poi, sia la tecnologia LTPO che la LTPS riguardano una sola parte dello schermo OLED, cioè il pannello posteriore del display, mentre tutto il resto è sostanzialmente identico. Ciò vuol dire una cosa importante: una volta messa a punto la tecnologia LTPO e abbassati i costi di produzione la si potrà portare su tutti gli schermi OLED senza grosse modifiche alle catene di montaggio.  

Perché uno schermo LPTO è meglio di uno LPTS

samsung galaxy s21 ultra

Ma veniamo al dunque: cos'ha di meglio la tecnologia LPTO rispetto alla precedente LPTS? Detta in estrema sintesi: permette di ottenere il massimo in quanto a frequenza di aggiornamento del display riducendo al contempo i consumi.

Gli schermi degli smartphone e dei tablet sono la componente più onerosa in termini di consumi elettrici, quindi tutti i produttori di questi dispositivi guardano alla tecnologia LTPO come soluzione ad al problema dell'autonomia.

I moderni smartphone hanno ormai frequenze di aggiornamento (o refresh rate) elevatissime: sui device medi è ormai standard la frequenza di 60 Hz, sui medio-alti quella di 90 Hz e molti top di gamma hanno oggi frequenze di 120 o addirittura 144 Hz.  

La frequenza di aggiornamento di un display consiste nel numero di volte in cui lo schermo viene aggiornato (anche se nell'immagine mostrata non è cambiato assolutamente nulla) in un secondo. Più alta è la frequenza di aggiornamento e maggiore è la fluidità dello schermo quando l'utente scorre col dito in alto, in basso, a destra o a sinistra. Nei videogiochi, poi, la frequenza di aggiornamento è ancor più importante perché la fluidità delle scene aumenta la giocabilità del titolo.

Il problema degli schermi ad alto refresh è che consumano di più: maggiore è la frequenza di aggiornamento e maggiore è il consumo elettrico dello schermo. I produttori hanno provato a risolvere questo problema introducendo schermi a refresh variabile, ma per ottenerli con l'attuale tecnologia LTPS è necessario usare componenti specifiche aggiuntive, aumentare la complessità del display e, di conseguenza, alzare il prezzo di vendita del dispositivo.  

Con la tecnologia LTPO non serve alcun componente aggiuntivo: il display può scendere anche a 1 Hz (consumando quindi pochissimo) e nel giro di pochi millisecondi tornare a 120 Hz o più. Per dirla con una battuta: la tecnologia LTPO è come avere la botte piena e la moglie ubriaca.  

Schermi LTPO: Apple vs Samsung

apple watch 5

Quando si parla di LTPO, in realtà, si parla di una tecnologia brevettata da Apple. La casa di Cupertino l'ha adottata sui display dei suoi Apple Watch 5 e Apple Watch 6 che, soprattutto grazie ad essa, riescono a stare accesi un giorno intero nonostante siano abbiano display "alway on", cioè sempre accesi per mostrare notifiche e altre informazioni agli utenti.

Il segreto dell'autonomia degli Apple Watch 5 sta proprio nel fatto che, per gran parte della giornata, lavorano a refresh rate bassissimi. Per mostrare una notifica, infatti, non serve affatto uno schermo da 60, 90 o più Hz ma basta una frequenza di aggiornamento di pochi Hz. Quando l'utente tocca lo schermo, però, grazie alla tecnologia LTPO esso è subito pronto a offrire il refresh rate ideale per l'applicazione usata.

C'è, però, un altro big dell'elettronica che ha sviluppato una tecnologia molto simile alla LTPO: è Samsung, con la sua hybrid-oxide and polycrystalline silicon (HOP). Un display HOP è praticamente la stessa cosa di un LTPO, senza però le royalties che bisogna pagare ad Apple per usare la sua tecnologia.

E, infatti, sono molti di più i dispositivi in giro per il mondo con uno schermo HOP di quelli con schermo LTPO: mentre Apple ha usato la sua tecnologia proprietaria solo sugli orologi smart, la casa coreana ha portato la sua HOP anche sugli smartphone top di gamma Samsung Galaxy Note 20 Ultra e Samsung Galaxy S21 Ultra (ma non anche sui Galaxy S21 ed S21+).  

Numerosi rumor, provenienti da fonti più o meno attendibili, danno per certo l'arrivo entro il 2021 di almeno un modello iPhone dotato di schermo LTPO. Se questi rumor si riveleranno attendibili, quindi, vedremo a settembre un iPhone 13 Max o 13 Pro Max con schermo di questo tipo.

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