Se ragazze e ragazzi, specie i più piccoli, vanno supervisionati e in varie occasioni limitati nell’uso ad esempio delle chat, dei giochi on-line e degli strumenti digitali in generale, per le persone più avanti negli anni spesso può avvenire l’esatto contrario, e incitarli ad usarli può, per conseguenza, diventare molto importante.

In questo orizzonte, infatti, il “digital divide” potrebbe emergere come conseguenza di un’autoesclusione di un numero non trascurabile di persone anziane dall’uso di strumenti tecnologici che percepiscono come “non per loro”, pur se in molti, sempre di più, sono attenti al digitale nelle sue molte possibili declinazioni.

Il computer, lo smartphone, e anche servizi usuali della vita di tutti i giorni, come la e-mail, gli acquisti on-line e le chat, possono essere in certi casi percepiti come fuori luogo per le loro esigenze, complicati o “distanti”.

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Tra i motivi di queste percezioni di distanza da strumenti nuovi, senz’altro il divario generazionale ha sempre avuto, e continua ad avere, un ruolo significativo, nel corso dell’evoluzione tecnologica.

Quindi potrebbe apparirci “normale” incontrare delle resistenze da parte dei nostri cari più anziani nell’iniziare ad usare nuovi dispositivi e funzionalità, come risultare “normale” per loro non sentirsi così attratti ed inclini ad avventurarsi su terreni, appunto, “lontani”.

Si tratta però di una “normalità” potenzialmente insidiosa: non entrare in quell’orizzonte può infatti implicare di rimanere al di fuori da una serie di possibilità e di servizi utili e capaci di favorire inclusione, e naturalmente condivisione, scambio di comunicazione, vicinanza, proprio per una fascia di età che sicuramente ne potrebbe trarre in molti casi grande beneficio.

Ma come incoraggiare a provare a cimentarsi in questa avventura? Come fare per dare aiuto nel vincere delle resistenze magari ben radicate? Cosa fare per cercare di mettere in luce la buona e reale attrattiva dei nuovi strumenti? 

Non è facile, come in molte cose, individuare “ricette” che possano valere sempre o spesso, o provare a stilare un manuale del “buon facilitatore”, o meglio ancora del buon “motivatore” e “formatore” in questo ambito, dove appunto, la prima cosa da fare potrebbe consistere non di rado nel cercare di scardinare delle remore in certi casi anche molto profonde.

Come spesso in varie situazioni, la molla più efficace è probabilmente aiutare a vederne il positivo, l’attrattiva, il “bello e buono” che ne potrebbe venire fuori. Pensare insieme, ad esempio, a come sarebbe bello vedere le foto dei nipotini in vacanza mentre sono ancora in vacanza, o, anche meglio, vederli mentre nuotano, o giocano, attraverso un video o una videochiamata.

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Cercare di motivare con dei traguardi concreti ed essere, realmente ed empaticamente, incoraggianti possono essere dei punti di partenza validi.

Facendo seguito ad una spiegazione chiara, non frettolosa, e a varie prove fatte insieme su come usare una chat, provare a mandare qualche foto e successivamente invitare a fare una prova diretta, con un traguardo così attrattivo, può valere più di molti ulteriori approfondimenti su dettagli o tecnicismi.

Dobbiamo poi senz’altro ricordare, ed aiutare a ricordare, che degli sbagli, degli emoticon, meme o stickers non perfettamente indovinati, o qualche indirizzamento sbagliato ecc. possono capitare, e capitano, a tutti, anche ai più esperti e “smart” del digitale, quindi desistere per dei piccoli errori…va ricordato che sarebbe forse il più grande errore, da parte proprio di tutti!

Pure in questo, come in altri ambiti, giunge un momento in cui è bene lasciare “la parola agli esperti!” … e fare intervenire, quando e quanto più possibile, i veri “trainer qualificati”: nipotini o parenti ed amici che abbiano una certa padronanza dei mezzi e che la possano testimoniare ed evocare, anche magari tramite un effetto di buona e costruttiva emulazione, perché “se ci è riuscita la zia, e mi manda dei così bei messaggi, lo devo poter fare anch’io!”

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Anche in questo contesto, un’altra cosa da avere ben presente è l’importanza di rimuovere barriere: possiamo infatti ad esempio aiutare i nostri cari, sia i più restii, sia i più digitalmente inclini e modernamente e tecnologicamente versatili e “smart”, che sono molti, ad adattare le icone alle loro necessità e preferenze, e così pure le dimensioni dei tasti ecc. perché diventino più leggibili e quindi più “a prova di errore”, ed anche (nuovamente!) più familiari.

Possiamo senz’altro fare esempi chiari che aiutino a considerare la reale utilità dei mezzi digitali come strumenti di sicurezza in tante situazioni quotidiane, ad esempio quando si esce da soli, quando ci si trova lontani da casa o quando si è soli in casa, quando si ha bisogno di ricordare cose rilevanti come prendere delle medicine, o di misurare importanti parametri medici come avviene ad esempio attraverso dispositivi “wearable” appositamente pensati.

Ed anche di più ricordare l’importanza degli strumenti digitali in situazioni di emergenza, per chiamare soccorsi o i parenti più stretti. Poter disporre di questi mezzi in determinati momenti può rappresentare davvero un’augurabile fonte di sicurezza!

Possiamo aiutare a fare pratica: con chiamate e messaggi, con una reale vicinanza, insieme verso l’obiettivo, un obiettivo familiare!

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Per chi poi “prenda passione” e faccia e voglia fare altri passi avanti: li possiamo affiancare sull’uso di servizi on-line, vedendo insieme le modalità di utilizzo e soprattutto il “cosa fare e cosa non fare!”, ricordando noi per primi, ed aiutando i nostri cari più anziani a ricordare, di fare grande attenzione contro le truffe on-line, documentandoci e tenendoci aggiornati, ed aggiornandoli a nostra volta, su questo temibile tema! 

Resta poi sempre il validissimo suggerimento di documentarsi, con webinar, podcast e ricerche nel mare della rete, sui più svariati argomenti, dalle ricette all’attualità, alla cultura, dal bricolage all’economia, alla scienza.

Scritto da:
Lucia Loredana Canino
Business Analysis Professional
Alla ricerca di spunti e tracce di qualcosa di buono, e dello sguardo per poterli vedere.
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