La homepage di RIOT così come appare nel video del The Guardian

RIOT, il motore di ricerca che traccia i tuoi spostamenti

Macchine che tracciano i nostri movimenti e predicono quelli futuri. Fantascienza? No, esistono già. Una di queste è RIOT, motore di ricerca “social” già definito il Google delle spie
RIOT, il motore di ricerca che traccia i tuoi spostamenti FASTWEB S.p.A.

 

I vostri aggiornamenti di status su Facebook, i vostri tweet, i vostri check-in su Foursquare e tutti gli altri dati che lasciate sparsi, qui e lì, sul web. Immaginate che vengano collezionati tutti in un grande database e utilizzati per studiare le vostre routine, i vostri comportamenti e le vostre abitudine. E, come se non bastasse, anche per predire i vostri comportamenti futuri. Fantascienza? Nemmeno per sogno. C’è già un motore di ricerca che scandaglia il web per trovare i vostri dati, catalogarli ed estrarne un vostro profilo personale. Pur trattandosi di un acronimo, il nome che è stato dato a questo motore di ricerca da 007 è piuttosto “comico”. Si chiama RIOT (Rapid Information Overlay Technology), parola che in inglese vuol dire sommossa, rivolta; appellativo piuttosto curioso per un software che, in potenza, serve proprio a tracciare i movimenti dei riottosi, a predirne le mosse ed evitare che possano mettere in pericolo l’ordine pubblico.

RIOT è stato sviluppato dalla società statunitense Raytheon, tra i leader mondiali del settore difesa e intelligence, e “scovato” dal The Guardian. Il tabloid inglese è entrato in possesso di un video realizzato dalla stessa Raytheon per spiegare, probabilmente a qualche suo cliente, le modalità di funzionamento di RIOT. La home page è in tutto e per tutto identica a quella di Google: c’è solo il logo del software e un campo di ricerca. Anche la pagina dei risultati è piuttosto simile a quella di qualsiasi altro motore di ricerca, con i vari risultati catalogati dal più rilevante al meno rilevante.

Sono proprio i risultati, tuttavia, a fare la differenza rispetto a quelli restituiti da Google o da altri motori di ricerca: una volta che la “preda” è stata individuata, con un paio di click si verrà a conoscenza di gran parte della sua vita. Gli spostamenti segnalati sui social network (ad esempio tramite i check in su Facebook e Foursquare) potranno essere importati in Google Earth e visualizzati in un’unica schermata; stessa procedura per le fotografie postate sui social network, che potranno essere scaricate in blocco, importate in Google Earth e quindi geolocalizzate. RIOT può anche scoprire quali sono i luoghi che si frequentano con maggior frequenza e quali sono i tuoi orari. Insomma, in pochi istanti si avrà a disposizione il profilo completo dell’obiettivo, con tanto di identikit (le vostre foto sui social network), gli spostamenti fatti negli ultimi tempi, le abitudini e gli orari. E, dulcis in fundo, si possono ottenere (in forma grafica) tutte le relazioni che l’obiettivo ha intessuto sui social network, con tanto di numero di telefono e indirizzo (se disponibili).

Inutile dire che il video mostrato dal tabloid britannico ha immediatamente scatenato una ridda di reazioni. In gran parte negative. Perché RIOT può essere utilizzato per tracciare movimenti e abitudini di qualsiasi cittadino, e non solo di quelli potenzialmente pericolosi. Qualsiasi ente governativo che acquisti questo software – ad aprile Raytheon è attesa dal Governo degli Stati Uniti per discutere di nuove tecnologie di sicurezza, ad esempio – potrà tracciare i suoi cittadini, seguirne gli spostamenti e predirne i comportamenti futuri. In barba a qualsiasi legge che protegga la privacy e la riservatezza dei dati.

 

11 marzo 2013

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