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Raccolta dati Facebook, come funziona

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Raccolta dati Facebook, come funziona FASTWEB S.p.A.
Privacy Facebook
Social
Nel corso degli anni, il social network di Mark Zuckerberg ha messo a punto alcune strategie per riuscire a collezionare la maggior quantità di dati personali. Ecco le più conosciute

Che il grande business di Facebook sia la raccolta dei nostri dati personali, per poi rivenderli a società terze e per targettizzare al massimo la pubblicità, è un fatto ormai noto e accertato anche dai recenti inchieste giornalistiche in USA. Secondo quanto scoperto dal New York Times, ad esempio, Facebook avrebbe ceduto (a pagamento) i nostri dati ad Amazon, Apple, Blackberry, HTC, Microsoft e Samsung. Ma i modi in cui in questi anni Facebook ha tentato, in alcuni casi riuscendoci, di appropriarsi anche dei dati che non gli abbiamo concesso esplicitamente sono molti di più. Eccone alcuni tra i tanti conosciuti fino ad oggi (e si spera che non ce ne siano molti altri).

Privacy Facebook

Facebook pagava 20 dollari per i dati dei minorenni

Come ha messo in luce TechCrunch, Facebook ha messo in atto un sistema tramite il quale pagava 20 dollari ai teenager americani in cambio dell'accesso quasi completo ai dati dei loro smartphone. Lo ha fatto con una applicazione che monitora il comportamento dell'utente, legge i messaggi privati e le chat, vede foto e video, registra le ricerche sul web e persino le posizioni rilevate dal GPS del cellulare. Questa applicazione si chiama Facebook Research ed è molto simile ad un'altra app (sempre di Facebook) che ha fatto discutere: Onavo VPN. Facebook Research è stato presentato come un progetto di ricerca a pagamento e la società di Mark Zuckerberg afferma che solo il 5% dei partecipanti al progetto erano teenager.

Onavo VPN

L'altra app accusata di rastrellare i dati degli utenti è Onavo, acquistata da Facebook nel 2013. Questa app afferma di creare una VPN (Virtual Private Network, rete privata virtuale) per proteggere gli smartphone da possibili attacchi esterni. Tuttavia Apple ha scoperto che questa app raccoglie i dati sui siti visitati dagli utenti e sulle altre applicazioni utilizzate sul dispositivo. Di conseguenza Apple ha buttato fuori Onavo dal suo App Store.

Protezione dati Facebook

Le Storie sponsorizzate

Nel 2011 Facebook presentò le cosiddette "Sponsored Stories", che basandosi su like, check in, foto e commenti degli utenti creavano pubblicità ultra targettizzate per grandi marchi come Coca Cola e Starbucks. Tuttavia, gli utenti non potevano rinunciare a queste Storie sponsorizzate (e quindi impedire l'uso commerciale dei propri dati) e ad aprile 2011 alcuni di loro fecero causa a Facebook con una class action. Due anni dopo Facebook è stata costretta a pagare 9 milioni di risarcimento in totale a 614 mila utenti e a ritirare le Sponsored Stories.

Messaggi e chiamate su Android

In seguito al gravissimo scandalo di Cambridge Analytica, dal quale emerse i dati di decine di milioni di profili Facebook furono usati senza consenso dalla società inglese a fini elettorali, Facebook è stata obbligata a permettere ai suoi utenti di fare il download di tutti i dati raccolti su di loro. E qualcuno se li è andati a spulciare, scoprendo che dal 2015 Facebook traccia anche la lista chiamate e i messaggi SMS. In sua difesa Facebook ha affermato che l'app chiede all'utente l'accesso alla lista chiamate e agli SMS in fase di installazione.

Impostazioni privacy Facebook

Profili ombra

È stato dimostrato che esistono dei profili Facebook anche per le persone che non hanno mai avuto un profilo Facebook. Sembra assurdo ma è così e sono stati chiamati "profili ombra". La dimostrazione della loro esistenza sta nella famigerata lista di "Persone che potresti conoscere" che include anche persone che non hanno un profilo sul social blu, ma di cui Facebook conosce l'indirizzo e-mail. Ciò è possibile perché altre applicazioni installate sugli smartphone di queste persone condividono con Facebook i dati personali dell'utente. Facebook, quindi, sa che esistiamo anche se non ci ha mai visti. La gravità di questo comportamento è testimoniata dalla critica espressa dal deputato statunitense Ben Lujan a Mark Zuckerberg in occasione della testimonianza di quest'ultimo di fronte al Congresso americano in occasione dello scandalo Cambridge Analytica: "Lei ha detto che tutti controllano i propri dati, ma state raccogliendo dati su persone che non sono nemmeno utenti di Facebook, che non hanno mai firmato un consenso o un accordo sulla privacy. E state indirizzando le persone che non hanno un profilo Facebook ad iscriversi a Facebook per ottenere i loro dati".

 

4 febbraio 2019

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