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Internet of Things, il problema della "morte" dei dispositivi

I prodotti dell'Internet of Things molto spesso vengono ritirati dal mercato oppure l'azienda smette di supportarli. Cosa accade ai dati degli utenti?
Internet of Things, il problema della "morte" dei dispositivi FASTWEB S.p.A.

Una volta gli elettrodomestici duravano una vita. Le vecchie televisioni a tubo catodico potevano durare anche 15 anni senza dare alcun problema. Oggi non è così con gli smart TV. Nel giro di tre anni uno smart Tv può iniziare a dare dei problemi: le app iniziano a bloccarsi, buffering rallentato durante lo streaming, impossibilità di aggiornare il sistema e così via. Lo stesso dicasi per i gadget elettronici, dopo circa due anni la batteria non dura più a lungo, il caricamento delle schermate diventa lenta e una serie di glitch iniziano a manifestarsi.

L'obsolescenza programmata degli smartphone e dei device elettronici in generale è un fatto reale. E il problema dell'Internet of Things, composto sempre più da device che dopo un periodo di tempo smettono di funzionare come dovrebbero, oppure che non vengono più aggiornati perché non è conveniente per l'azienda stessa che li ha prodotti. Di esempi ce ne sono tantissimi: dagli speaker intelligenti che non ricevono aggiornamenti e sono potenzialmente pericolosi, fino alle lampadine smart.

Conviene investire in un ecosistema IoT?

ecosistema iot

Calcolare se vale la pena investire in un ecosistema IoT è difficoltoso, anche quando le cifre da sborsare non sono particolarmente elevato. L'incertezza sulla durata di vita di un dispositivo IoT è un problema che aumenta esponenzialmente quando il costo del gadget è particolarmente elevato. È il caso dei robot aspirapolvere di fascia alta dotati di connettività Wi-Fi e tecnologia di navigazione avanzata. Questi dispositivi possono arrivare a costare fino a 1.000 euro e, dopo aver sborsato una cifra simile, ci si aspetta una durata nel tempo superiore ai due anni, ma non sempre è così. Molti prodotti non vengono più supportati dopo pochi anni di vita, e il motivo è abbastanza semplice.

Secondo Frank Gillett, analista IoT di Forrester Research, per un'azienda continuare a supportare la vecchia tecnologia è un costo oneroso. Di fatto i produttori di dispositivi stanno diventando sempre più aziende a trecento sessanta gradi, che devono garantire tanti servizi agli utenti. Oltre al prodotto in sé, devono garantire un'applicazione che permetta di controllare il dispositivo da remoto e di collegarlo ad altri dispositivi smart. Ma questo implica un costo aggiuntivo per i produttori, oltre alla realizzazione del prodotto, anche quello dell'app. E se non si decide di esternalizzare il servizio, vuol dire assumere programmatori, sviluppatori e tutta una serie di professionalità specializzate. Ma non solo. Bisogna garantire aggiornamenti e una certa affidabilità dell'app, soprattutto sul fronte sicurezza. Costi difficili da sostenere a meno di non trovare entrate aggiuntive e per questo motivo i produttori decidono di non supportare più un dispositivo dopo pochi anni. In questo modo l'utente è costretto ad acquistarne uno nuovo (magari della stessa azienda) per non mettere a rischio i propri dati.

Rischio sicurezza e protezione degli utenti

obsolescenza programmata

Il concetto di obsolescenza programmata è abbastanza dibattuto negli ultimi anni. E alcuni Paesi sono anche alla ricerca di una soluzione legislativa per regolare la protezione dei dati degli utenti e il rilascio degli aggiornamenti.

Di recente, il Regno Unito ha proposto una nuova legge per rafforzare la sicurezza dell'IoT e ha delineato tre regole che tutti i produttori dovrebbero rispettare:

  • i prodotti devono disporre di password univoche per l'accesso ai dispositivi;
  • le aziende devono fornire un supporto per la segnalazione dei bug;
  • deve essere dichiarato esplicitamente un periodo di tempo minimo per gli aggiornamenti.

Nel frattempo, anche gli Stati Uniti hanno tentato di legiferare in materia, ma per ora gli interventi riguardano solo i dispositivi connessi utilizzati dal governo. Ma le regole proposte dal Regno Unito, sebbene ragionevoli, non risolvono ancora il problema di cosa accade quando il dispositivo connesso acquistato viene ritirato dal mercato o ne viene interrotta la produzione, oppure quando la società esce dal mercato e nessun altro è disposto a subentrare nel business, oppure se viene hackerata. Il problema della sicurezza dei dati degli utenti è reale ed è necessario trovare una soluzione che garantisca un minimo di diritti.  

 

12 maggio 2020

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