La Cina fa parte delle nazioni

Cos'è e come funziona la censura su Internet

Per alcuni versi molto simile a quella ¬“ordinaria¬”, ha la capacit√† di travalicare i confini nazionali e far sentire i propri effetti ovunque nel mondo
Cos'è e come funziona la censura su Internet FASTWEB S.p.A.

Quando, nel 1991, Tim Berners-Lee e gli altri scienziati del CERN crearono i protocolli per dare vita al World Wide Web, fecero in modo che fosse accessibile a quante più persone possibili e quanti più esperti del settore potessero partecipare nello sviluppo e nell'ideazione di nuove funzionalità. A oltre venti anni da quel giorno, si può dire che lo spirito iniziale del web sia stato parzialmente tradito.

Si moltiplicano, giorno dopo giorno, i casi di restrizioni all'accesso dei contenuti della Rete, di navigazione a ostacoli, di blocchi posti su singoli portali web o su intere porzioni della Rete. La scure affilata della censura, insomma, si è da tempo abbattuta su Internet, limitando fortemente (e in alcuni casi impedendo) la libera navigazione degli utenti sul web.

La censura sul web

Quando si parla di censura su Internet ci si riferisce alla soppressione, parziale o totale, della possibilità di accedere, pubblicare o navigare su siti e portali web. Può essere messa in atto sia da enti governativi, da organizzazioni private per ordine degli stessi enti governativi, da parte del legislatore o su iniziativa personale. Non è affatto raro andare incontro a fenomeni di autocensura da parte di utenti privati o di organizzazioni per scopi morali, religiosi o commerciali.

 

Internet censurato

 

Mentre nella gran parte delle nazioni democratiche l'accesso al web è sostanzialmente libero (tranne in casi di palese violazione di norme, come accade per i portali che permettono di scaricare materiale protetto da copyright), nelle altre nazioni la censura può assumere toni più o meno duri, sino ad arrivare alla chiusura dei “rubinetti” della Rete. In casi come questi, la mano del censore può arrivare a impedire l'accesso ai canali informativi o la libera discussione tra i cittadini. La censura del web può essere anche preventiva: alcuni Paesi, in occasione di elezioni, manifestazioni di massa e possibili moti di protesta, possono arrivare a precludere l'accesso ai servizi web anche con giorni di anticipo.

Rispetto alla censura “tradizionale” quella digitale può travalicare facilmente i confini nazionali impedendo ai cittadini, ad esempio, di accedere non solo ai canali informativi locali ma anche ai canali informativi internazionali. A meno che l'ente governativo non abbia il controllo totale sull'intera infrastruttura di Rete e su tutti i computer dotati di un accesso a Internet – cosa che accade, ad esempio, in Nord Corea e Cuba – è molto difficile riuscire a mettere in atto un'azione che censuri tutti i contenuti presenti nella Rete. La natura distribuita delle risorse web, infatti, rende (più o meno) facilmente aggirabile ogni blocco, permettendo agli utenti di bypassare eventuali blocchi.

La censura in pratica

Il censore digitale ha a disposizione diversi mezzi per riuscire a portare a compimento i propri scopi. Dai filtri che impediscono la navigazione verso determinati portali o verso alcuni indirizzi IP a blocchi più generalizzati, il panorama della censura online è piuttosto ampio.

  • Blocco degli indirizzi IP. È la soluzione tecnica più semplice da mettere in atto per censurare un sito o una risorsa web. Si impedisce a tutti i computer facenti parte della Rete (o di una sottosezione della Rete) di accedere ad un determinato indirizzo IP, rendendolo irraggiungibile. Una mossa del genere può impedire l'accesso a un portale web o a una serie di siti web, nel caso in cui il server corrispondente all'IP ne ospiti diversi

  • Filtro e reindirizzo dei DNS. Una seconda soluzione tecnica per censurare Internet può passare attraverso il controllo dei DNS e il reindirizzamento delle richieste verso altri portali. Ciò impedisce agli utenti di raggiungere determinate risorse di Rete

  • Filtro URL. Il blocco viene attuato in base a determinate parole chiave che possono essere presenti negli URL (Uniform Resource Locator)

 

Mettere "i lucchetti" alla connessione può essere il mezzo più efficacie di censura

 

  • Disconnessione di Rete. Il metodo più semplice ma probabilmente il più efficacie. Agire, via software o via hardware, sulle dorsali nazionali e disconnettere l'intera nazione

  • Rimozione dei risultati. Gli ISP (Internet service provider, “fornitori del servizio Internet”) e i motori di ricerca possono fare in modo di “oscurare” determinati siti e renderli virtualmente inaccessibili. I motori di ricerca, ad esempio, possono eliminare dei “siti-obiettivo” dalla lista dei risultati

  • Attacchi hacker. Concentrando una serie di attacchi (specialmente attacchi DoS) verso un sito può avere gli stessi effetti delle azioni di blocco e filtraggio descritte precedentemente: sito irraggiungibile e risorsa censurata

Le 10 nazioni peggiori e i Nemici della Rete

Come detto, il grado di censura dipende dalla volontà degli enti governativi preposti al controllo della Rete. Ne risulta una mappa piuttosto variegata e colorata, che permette di avere maggiormente chiara la situazione delle limitazioni alle libertà personali messe in atto sul web.

Il Comitato per proteggere i giornalisti, organizzazione non governativa non a scopo di lucro con sede a New York, redige ogni anno la lista dei dieci Paesi che applicano le norme più restrittive di controllo della navigazione. Nel 2013 troviamo al primo posto la Corea del Nord (il Governo ha il controllo su tutti i PC connessi alla Rete e appena il 4% della popolazione ha possibilità di accedere a Internet); seguita dal Myanmar (ex Birmania, qui il Governo applica filtri stringenti sui messaggi di posta elettronica) e da Cuba (si può accedere a Internet solo tramite “access point” governativi e l'attività è monitorata grazie al filtro IP). A seguire Arabia Saudita, Iran, Cina, Siria, Tunisia, Vietnam e Turkmenistan.

 

La mappa stilata da Reporter senza frontiere

 

Giornalisti senza frontiere, altra ONG con base a Parigi, stila invece la lista dei Paesi “Nemici della Rete”, ovvero quelle nazioni che si segnalano per la propria capacità non solo di censurare risorse sul web, ma anche per la “repressione quasi sistematica subita dagli internauti”. Nell'elenco aggiornato al 2014 troviamo alcuni “volti noti” come Myanmar (presente dal 2006), Iran (2006), Cuba (2006), Siria (2006), Cina (2008) e presenze inattese come India (2014), Stati Uniti (2014) e Regno Unito (2014). Nella lista dei Paesi sotto sorveglianza, invece, ci sono l'Australia (dal 2009), la Francia (dal 2011) e la Corea del Sud (2011).

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