Tra Chili Tv, Sky Online e gli altri servizi di Tv on demand, lo streaming video è diventato sempre più parte integrante della nostra vita. Il mercato dello streaming video e audio in Italia ha raggiunto ormai cifre di tutto rispetto. Secondo il Samsung Techonomic Index, uno studio condotto in collaborazione con Lightspeed GMI su un campione di 18 mila persone in 18 Paesi europei, gli italiani sono tra i più spendaccioni del Vecchio Continente, con una media di 13,89 euro al mese sborsati per accedere e usufruire di servizi streaming video-tv (la media europea è di appena 11,02 euro al mese). Nel nostro Paese, il mercato dello streaming video è cresciuto del 36% nei primi sei mesi del 2015, mentre il mercato della musica digitale online vale il 26% del mercato musicale italiano.

Streaming, questo sconosciuto

 

streaming

 

Nonostante sia diventato un fenomeno culturale, sociale e soprattutto economico, nel nostro Paese così come nel resto del mondo sono pochi quelli che conoscono cosa sia esattamente lo streaming e come funziona lo streaming video. Pur essendo un successo piuttosto recente, l'idea alla base dello streaming multimediale – e streaming video in particolare – affonda le proprie radici nei decenni passati e ricalca, a grandi linee, il funzionamento di dispositivi naturali e tecnologici esistenti da millenni. Quando qualcuno ci parla, per esempio, l'informazione viaggia verso di noi sotto forma di onda acustica, viene poi intercettata dalle "componenti hardware" dell'orecchio e immediatamente decodificata dal cervello, così che possiamo comprendere ciò che il nostro interlocutore ci sta dicendo.

Allo stesso modo, nello streaming video le informazioni sono rappresentate da un flusso di dati binari che viaggia da un server o CDN (acronimo di Content Delivery Network, rete di distribuzione di contenuti) verso un client, ovvero un dispositivo multimediale come un tablet o un PC.  I dati sono "intercettati" da un dispositivo di connessione alla Rete (il modem router, per esempio) e poi decodificati grazie ad appositi software chiamati codec. Un processo che, almeno a parole, è piuttosto semplice ma che in realtà richiede accorgimenti tecnici tutt'altro che banali. Scopriamo insieme i meccanismi e le tecnologie coinvolte in un'operazione apparentemente elementare come quella di vedere film in streaming.

Tre elementi fondamentali

 

streaming video

 

Affinché sia possibile realizzare una riproduzione di contenuti multimediali sono necessari tre elementi, le cui funzionalità e funzionamento sono strettamente legate l'una all'altra. Per vedere un film in streaming, dunque, sono necessari: un dispositivo con un software (sotto forma di player multimediale o di estensione per browser) che sappia comunicare con il server fornitore dei contenuti e decifrare le informazioni codificate da esso ricevute e un server web pensato per lo streaming dotato di protocolli ad hoc. Si tratta in questo caso di codec che permettono di comprimere e decomprimere le informazioni che costituiscono il video da riprodurre.

Come funziona lo streaming video

 

funziona lo streaming

 

Per capire come funziona lo streaming online è necessario prima di tutto comprendere, anche se a grandi linee, il funzionamento di un normale server web e le differenze con un server per lo streaming. Quando si naviga nel web tramite un browser il nostro computer utilizza il protocollo http per inviare una richiesta di accesso ai contenuti conservati all'interno del server. A questo punto entrano in gioco i protocolli TCP e IP, che si occupano di dividere le informazioni richieste in pacchetti dati, per poi inviarli all'indirizzo IP, e quindi al dispositivo di navigazione web, dell'utente che li ha sollecitati. Per evitare di creare "code di spedizione" troppo lunghe e rallentare così la Rete, i protocolli TCP/IP inviano i pacchetti di informazioni in maniera da utilizzare meno risorse web possibili, cosa che può comportare l'invio dei pacchetti dati secondo un ordine non sequenziale (si potrebbe dire casuale), per poi "ricostruire" l'informazione originale completa una volta che tutti i pacchetti dati sono giunti a destinazione.

I server per lo streaming video utilizzano, invece, protocolli e tattiche differenti per le loro "trasmissioni". Con lo streaming online, infatti, non è adottabile la tattica della ricostruzione dei pacchetti "a posteriori" come accade, invece, nelle comunicazioni basate sui protocolli TCP/IP. Diversi i motivi che rendono non praticabile questa soluzione, primo tra tutti il lag, ovvero il lungo intervallo di tempo che si verrebbe a creare nell'attesa che tutti i pacchetti arrivino a destinazione e siano ricomposti.

 

Streaming

 

Per lo streaming video, i server utilizzano protocolli come il Real-time transfer protocol (RTP), Real-time streaming protocol (RTSP) e Real-time transport control protocol (RTCP) che consentono di trasmettere le informazioni in tempo reale e, soprattutto, in maniera sequenziale. Questi protocolli si comportano come fossero un "livello" aggiuntivo rispetto alla struttura di protocolli che consente al world wide web di funzionare. Ciò vuol dire che, mentre il protocollo RTP e il protocollo RTSP sono in funzione per consentire lo streaming live di una partita di calcio, gli altri protocolli (come la suite TCP/IP) continuano a funzionare in background. I protocolli in questione, infine, sono ottimizzati per bilanciare il carico di lavoro sui vari server streaming: nel caso in cui un contenuto riceva troppe richieste in contemporanea, il protocollo RTCP entra in funzione per bloccare alcune sessioni di streaming video in attesa che altre già iniziate terminino. In questo modo la qualità dei contenuti sarà garantita per tutti gli internauti.

 

video in streaming

 

Streaming "propriamente detto" e pseudo-streaming

Quando si parla di streaming video, però, bisogna far attenzione a non far confusione tra lo streaming propriamente detto e lo pseudo-streaming. Il primo si riferisce allo streaming live di contenuti in diretta (trasmissioni radio, trasmissioni televisive o spettacoli in diretta, non registrati) e richiede un'infrastruttura tecnologica molto performante affinché sia possibile realizzarlo. Il secondo, invece, "mima" il comportamento dello streaming scaricando parte dei contenuti sul disco rigido dell'utente e iniziando la riproduzione dopo un certo lasso di tempo (più o meno lungo a seconda della velocità di download della connessione Internet dell'utente), in modo che server e client abbiano tempo per continuare la comunicazione e completare il download del video richiesto mentre questo viene riprodotto e comunque prima che esso arrivi alla conclusione (ciò che accade, ad esempio, con YouTube o con la visione di film in streaming). Questa seconda tattica è molto utile per evitare il problema del buffering.

A cura di Cultur-e Costruisci il tuo futuro con la connessione Fastweb