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Storia dell'USB, la connessione che ha cambiato tutto

A 25 anni dalla sua nascita l'USB gode ancora di ottima salute: l'idea iniziale si è rivelata vincente e l'evoluzione dello standard ha fatto il resto

standard usb

A inizio anni 90 la parte posteriore di un computer era un posto molto affollato, perché era pieno di porte e connettori diversi. C'era la porta PS/2, che serviva a connettere mouse e tastiera, poi c'era la porta parallela per la stampante, la porta seriale per connettere dispositivi come gli scanner e i modem e poi c'era la "game port" per collegare periferiche da gioco come i joystick. Nei computer più performanti c'era anche la porta SCSI, per connettere hard disk esterni ad alte (per l'epoca) prestazioni.

Oggi tutte queste porte sono state sostituite da una sola: la porta USB, alla quale connettiamo mouse, tastiera, stampante, periferiche da gaming, scanner e fotocamere digitali, hard disk e memorie di massa esterne. E, ultimamente, anche i monitor. Una sola porta per tutte le periferiche, qualcosa di impensabile quando è nato lo standard Universal Serial Bus (USB) a gennaio 1996.

Come è nato l'USB

usb

L'idea che ha portato alla nascita dell'USB, quindi, è stata proprio quella di fare ordine tra le tante connessioni e standardizzare il collegamento tra PC e periferiche: non più una connessione diversa per ogni tipo di periferica, ma una sola connessione buona per tutte.

Una sfida non da poco, ma che a 25 anni di distanza si può definire vincente. A battezzare la nuova connessione, d'altronde, sono stati ben otto big dell'elettronica di consumo: Intel, IBM, Microsoft, Compaq, DEC, NEC e Northern Telecom.

Il progetto USB si è rivelato così valido da sopravvivere persino ad alcuni dei suoi padri. Tuttavia non ebbe immediato successo: per tutto il primo anno di vita rimase sconosciuta ai più e la stessa Microsoft, che ne aveva sponsorizzato la nascita, ha iniziato a supportare la nuova connessione solo nell'agosto 1997, con Windows 95 OSR 2.1, anche perché passarono diversi mesi prima dell'arrivo sul mercato delle prime periferiche che usavano anche questo standard.

"Anche", ma non solo: nella maggior parte dei casi si trattava di stampanti con porta parallela e USB, o di mouse e tastiere con porta PS/2 e, in confezione, un adattatore USB. Non c'è da stupirsi di questo lungo tempo di adozione per lo standard USB: 25 anni fa il mondo dell'elettronica di consumo non era così reattivo e veloce come oggi e tra l'acquisto di un PC e quello del successivo passavano molti ani.

Quindi la gran parte dei computer in uso all'epoca non aveva una scheda madre con connessione USB. Il vero lancio dell'USB, infatti, avvenne grazie ad un computer nuovo di zecca prodotto da Apple (azienda che non era neanche nel gruppo di lancio dello standard): il primo iMac, che non aveva altre porte di connessione per le periferiche se non quelle USB.

La scelta di Apple costrinse tutti i produttori di periferiche di largo consumo, come mouse, tastiere, stampanti e scanner, ad adottare in massa la nuova connessione.

Perché USB aveva un senso

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Oltre al fattore di forma unico, e molto compatto, l'USB aveva un grandissimo vantaggio rispetto alle altre connessioni: fu la prima "Plug&Play". Prima dell'USB, infatti, installare una nuova periferica su un computer poteva diventare un grosso problema: bisognava infatti assegnarle un IRQ, uno spazio di memoria DMA e un indirizzo di I/O.

Tutto questo, con l'USB, divenne (gradualmente) un brutto ricordo: bastava collegare la periferica e, per magia, il sistema operativo la riconosceva da solo senza che l'utente dovesse far altro che aspettare qualche secondo (qualche minuto, nei primi tempi) affinché la configurazione del dispositivo fosse terminata. Una cosa incredibile per l'epoca.

USB: i suoi primi 25 anni

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Dal 1996 ad oggi l'USB di strada ne ha fatta moltissima, arrivando alla versione 4.0 dello standard (che è molto simile allo standard Thunderbolt). Con il tempo l'USB si è affermato anche come connessione veloce, utile quando serve trasferire in modo rapido una gran mole di dati.

Non era tra gli scenari previsti inizialmente, visto che l'USB 1.0 standard aveva una velocità di 1,5 Mbps. Dall'USB 1.0 all'USB 4.0, però, è cambiato tutto:

  • USB 1.0 (1996): primo standard, nascono i connettori di tipo A e tipo B con una velocità nominale di 1,5 Mbps e una versione "HighSpeed" da 12 Mbps
  • USB 1.1 (1998): tecnicamente identica alla precedente, della quale però corregge alcuni bug. La novità sono i nuovi connettori Mini USB tipo A e B
  • USB 2.0 (2001): il primo vero USB veloce: 480 Mbps, pur mantenendo la compatibilità con le versioni precedenti. La revisione del 2007 ha introdotto i connettori Micro USB
  • USB 3.0 (2011): sale ancora la velocità e arriva a 5 Gbps (USB SuperSpeed), ma con nuovi connettori di tipo A, tipo B e micro con più pin identificabili dal colore blu
  • USB 3.1 (2014): la velocità viene portata a 10 Gbps e debutta il nuovo connettore USB-C, il primo simmetrico dopo ben 15 anni durante i quali tutto il mondo ha sbagliato verso ogni singola volta che ha connesso una periferica USB
  • USB 3.2 (2017): la velocità sale a 20 Gbps e vengono eliminati dallo standard i connettori di tipo B e micro, in favore dell'USB-C
  • USB 4.0 (2019): è un USB completamente nuovo, con 40 Gbps di velocità massima e compatibilità con Thunderbolt 3

A cura di Cultur-e
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