Al giorno d’oggi, parlare di criptovalute significa anche conoscere e prevenire eventuali rischi e truffe legati a questi sistemi.

Termini come bitcoin o blockchain stanno entrando nel lessico di milioni di persone, spesso prive di competenze informatiche o finanziarie e, quindi, incapaci di riconoscere eventuali pericoli informatici.

Anche gli utenti meno preparati colgono le numerose opportunità legate al variegato mondo della valuta digitale. Allo stesso tempo però, molti di loro non hanno i mezzi per individuare i possibili rischi legati al crypto-trading.

Tale fenomeno che mette quotidianamente in pericolo sia i dati, sia le risorse di tantissime persone. 

Proprio negli ultimi due anni il mondo della rete è stato letteralmente sconvolto da diverse tipologie di truffa crypto: da quella del raddoppio dei Bitcoin, a quella del token SQUID. 

Criptovalute truffa: il caso SQUID

Il tema della sicurezza legata alle criptovalute è particolarmente sentito, soprattutto in questo momento storico. Il grandissimo successo di valute digitali quali Bitcoin, Ripple ed Ethereum ha fatto sì che milioni di nuovi utenti si avvicinassero alle piattaforme di trading online.

Queste persone sono spesso semplicemente appassionate di finanza e non hanno le competenze necessarie per proteggersi da possibili minacce. Proprio questo presupposto ha reso possibile la proliferazione di quelle che sono note col nome di criptovalute truffa

Come è facile immaginare, non esiste un’unica modalità di perpetrare truffe sfruttando la notorietà delle criptovalute. Al contrario, i malintenzionati sviluppano di volta in volta strategie e tecniche nuove e sempre meno riconoscibili. 

Detto questo, una delle frodi crypto più celebri è quella legata a un finto token di nome SQUID. Si tratta di un’operazione criminale che è durata poco più di una settimana e che pare abbia fruttato oltre 2 milioni di dollari.

Il token SQUID è legato a una celebre truffa che ha fruttato oltre 2 milioni di dollari in poco più di una settimana.

L’idea è stata tanto semplice quanto geniale: sfruttare la notorietà della serie tv “Squid Game” per lanciare in rete un token inesistente. Il nome SQUID ha convinto migliaia di utenti che dietro il lancio ci fosse addirittura Netflix.

SQUID è stato presentato come una criptomoneta pay-to-play: in pratica chi comprava il token, acquisiva il diritto, rivendibile, di giocare al gioco online ufficiale di “Squid Game”. Gioco che però non è mai esistito.

SQUID non aveva proprio niente a che vedere né con Squid Game né con Netflix. Si trattava di una truffa bella e buona, ma riconoscibile con un po' di esperienza in merito.

Si consideri infatti che il white paper che descriveva il funzionamento di questa fantomatica criptovaluta era letteralmente pieno di errori. E questo è uno dei tanti campanelli d'allarme a cui prestare attenzione quando ci si imbatte in una truffa online.

Ciononostante, SQUID ha generato un profitto di circa 2,1 milioni di dollari in meno di due settimane. Il profilo Twitter che lo aveva presentato è stato attivo dal 20 ottobre al 1° novembre 2021. Dopodiché i suoi autori si sono letteralmente dileguati. 

Criptovalute truffa: altri casi celebri

Un'altra truffa simile è stata quella messa in atto su YouTube, in occasione del lancio del Pixel 6: un modello di smartphone svelato da Google l'anno scorso.

Il 19 ottobre 2021 il giorno della presentazione di Pixel 6, i truffatori hanno creato un canale che riportava i loghi e le grafiche del colosso di Mountain View. Ma non solo, hanno addirittura creato una finta live, trasmettendo un video di un precedente evento Google.

Nella descrizione del video affermavano che Google, per celebrare il lancio di Pixel 6, stava donando 1.000 Bitcoin e 20.000 Ethereum. Il tutto utilizzando una formula tipica di molte truffe: chi inviava più soldi, in dollari, avrebbe ricevuto una maggiore quantità di criptovaluta.

Il video YouTube era stato inoltre collegato a una pagina web falsificata, raggiungibile attraverso un link contenuto nella descrizione. Il lavoro è stato gestito nei particolari e ha ottenuto un buon successo, considerato che, quando è stata bloccata la diretta, erano connessi ben 41.000 spettatori.

Anche in questo caso, però, c'era più di un indizio sufficiente a far capire che si trattava di una truffa: soprattutto errori grammaticali nella descrizione del video, con intere parti copiate e incollate da articoli pubblicati in precedenza.

La truffa del raddoppio dei Bitcoin ha fatto capire quanto siano grandi i rischi quando si parla di sicurezza criptovalute.

A volte, però, le cose non sono così semplici e i truffatori usano metodi ben più sofisticati. Come è successo nel caso della truffa del raddoppio dei Bitcoin datata luglio 2020.

Un attacco storico è quello veicolato tramite gli account Twitter di niente meno che Elon Musk, Miley Cyrus, Barack Obama, Jeff Bezos e Bill Gates. 

In questo caso i cyber-criminali sono stati veramente bravi: prima hanno hackerato i profili ufficiali dei personaggi celebri, poi li hanno usati per pubblicare un messaggio ben studiato. 

Dai loro profili invitavano gli utenti a inviare 1.000 dollari in Bitcoin, promettendo loro di restituirgliene esattamente il doppio. A cadere nella trappola sono stati in tantissimi, il bottino è stato milionario.

Cripto-truffe social: come difendersi

I principali problemi sono soprattutto due. Il primo è che in pochi, oggi, conoscono realmente il mondo delle criptovalute, le tecnologie relative e anche i rischi.

Il secondo problema è che i truffatori puntano molto sul senso di urgenza: mettono fretta alle loro potenziali vittime. In questo modo, l'utente che fiuta l'apparente affare non pensa di fare una semplice ricerca online per capire meglio qual è l'opportunità offerta.

A volte basta un po' di attenzione per capire se c'è qualcosa che non va. Si pensi in tal senso al phishing e a tutte quelle operazioni che creano comunicazioni contraffatte per ottenere dati sensibili. 

La vera arma per difendersi da truffe del genere è la prudenza. Per esempio, la truffa del raddoppio dei Bitcoin poteva essere smascherata anche da un utente senza competenze, bastava controllare meglio il profilo e attendere prima di cadere nella trappola.

Bastava semplicemente chiedersi perché mai così tanti personaggi famosi avrebbero voluto regalare così tanti soldi a degli sconosciuti.

Per saperne di più: Cosa sono le criptovalute

A cura di Cultur-e Costruisci il tuo futuro con la connessione Fastweb