Pochi strumenti finanziari sono riusciti a rivoluzionare il mondo del trading online come le criptovalute: una particolare tipologia di asset che, in poco più di dieci anni, è stata in grado di generare guadagni quasi senza precedenti. Era il 2009 quando il Bitcoin fece il suo ingresso nei mercati.

Bitcoin è stata la prima criptovaluta della Storia ed è stata presentata da un inventore misterioso, noto soltanto attraverso lo pseudonimo Satoshi Nakamoto: un nome d’arte che, secondo alcune fonti, potrebbe racchiudere in sé l’identità di più persone.

Di Satoshi Nakamoto si sa davvero pochissimo, anche se in internet circolano diverse possibili interpretazioni del significato di questo pseudonimo: ad esempio, il termine “satoshi”, in giapponese, potrebbe fare riferimento a un “pensiero chiaro, saggio, veloce”. Allo stesso modo il termine “naka” potrebbe fare riferimento alla parola “medium” e il termine “moto” potrebbe significare “origine”.

Detto questo, la cosa importante da sapere riguardo Satoshi Nakamoto è che nel 2008 teorizzò un software open source capace di migliorare i protocolli di comunicazione e la rete peer-to-peer.

Il suo contributo sarebbe stato decisivo all’affermazione di quella che oggi è nota col nome di blockchain e, soprattutto, gli avrebbe permesso di presentare pochi mesi dopo Bitcoin. Certo, all’epoca non molti furono in grado di immaginare che il mining criptovalute avrebbe generato una vera e propria fortuna.

In tal senso, basti considerare che il Bitcoin fu lanciato con una prima quotazione criptovalute inferiore a un centesimo di dollaro. Ebbene, nel 2021 l’andamento del Bitcoin è mediamente oscillato tra i 30.000 e i 40.000 dollari, con picchi di quasi 70.000 dollari. Ciò vuol dire che, in poco più di dieci anni, questa crypto ha avuto un aumento che, in determinate occasioni, ha sfiorato il 700.000%: una percentuale talmente enorme da non avere bisogno di ulteriori commenti.

Non a caso le criptovalute oggi sono una realtà più che affermata del trading: anzi, sono semplicemente uno degli asset più desiderati in assoluto nei mercati.

E questo vale sia per crypto storiche come il sopracitato Bitcoin, sia per le criptovalute emergenti, come ad esempio i “meme tokens”. Ecco dunque spiegato come mai, ogni giorno, migliaia di trader effettuino ricerche quali “criptovalute quotazioni” o magari “criptovalute valore” in modo da orientare al meglio i propri investimenti.

Allo stesso modo, sono tantissimi anche gli aspiranti imprenditori che provano a entrare quotidianamente nel mondo della valuta digitale, cercando di capire al meglio le criptovalute: cosa sono, come funzionano, quali sono le loro potenzialità.

Va infatti considerato che le criptovalute hanno un valore che va ben oltre la semplice quotazione in Borsa. La diffusione del mining criptovalute e, più in generale, l’affermazione dei diversi beni digitali fondati sulla tecnologia blockchain sono infatti fattori potenzialmente decisivi allo sviluppo della finanza decentralizzata.

Un sistema, o meglio un ecosistema, che promette una completa reinvenzione delle transazioni finanziarie. Le piattaforme di finanza decentralizzata permettono infatti di eliminare la necessità di parti terze e intermediari centrali quali gli exchange, i broker, o addirittura le banche.

Grazie alla DeFi (acronimo che sta per “decentralized finance”, ovvero “finanza decentralizzata”), in un futuro non troppo lontano, si potrebbe arrivare persino a piattaforme indipendenti dai loro stessi sviluppatori: luoghi virtuali in cui a governare saranno gli utenti e in cui il potere del singolo trader sarà legato alla quantità di criptovaluta in suo possesso.

  • 0. Cosa sono le criptovalute: le caratteristiche

    criptovalute

    Prima di entrare nel merito di temi quali l’andamento criptovalute o il valore criptovalute, occorre fare un piccolo passo indietro. In tal senso, è sicuramente utile iniziare dai fondamentali, ovvero da una definizione chiara ed esaustiva del significato del termine “criptovaluta”.

    Da un punto di vista puramente tecnico, la criptovaluta è una rappresentazione digitale di valore che si basa sulla crittografia: non a caso, la stessa parola “criptovaluta” è composta proprio dalla fusione delle parole “crittografia” e “valuta”.

    La crittografia è invece una particolare branca della crittologia: una disciplina che, a sua volta, si occupa di scritture nascoste. Grazie alla crittografia, determinati messaggi possono essere resi incomprensibili o addirittura illeggibili a tutti coloro che non siano dichiaratamente autorizzati a visualizzarli.

    La criptovaluta è quindi una valuta digitale nascosta: un bene virtuale che non ha esistenza fisica (non viene emesso né dalle zecche di Stato, né da altri enti) e che può essere comprato, scambiato o venduto soltanto ricorrendo a canali telematici come, ad esempio, i broker online.

    Come anticipato in precedenza, la criptovaluta ha un legame profondo con la blockchain: una tecnologia, anzi un insieme di tecnologie nate con lo scopo di semplificare i processi di tracciabilità dei beni e i processi di registrazione delle transazioni.

    La blockchain è un registro digitale che riesce a raggruppare le diverse voci all’interno di blocchi.

    La parola “blockchain” significa infatti proprio “catena di blocchi”: una catena in cui ogni blocco contiene i dati relativi a una specifica transazione e in cui ogni blocco è collegato tanto al precedente quanto al successivo.

    Grazie alla blockchain è possibile scambiare beni di varia natura all’interno della rete: asset tangibili o asset virtuali, che possono venire visualizzati soltanto dai membri autorizzati. I singoli blocchi infatti possono venire utilizzati per contenere dati relativi alla singola transazione: quale tipo di asset è stato acquistato, quando è stato acquistato, da chi è stato acquistato ecc.

    Le ragioni del successo della blockchain sono molteplici, ma, volendo riassumere e semplificare, si può dire che questo insieme di tecnologie è altamente performante e altrettanto sicuro. Da una parte prevede un rafforzamento costante, considerato che ogni blocco aggiunto porta a una verifica di tutta la catena. Dall’altra la blockchain è per sua natura immodificabile, persino da parte dei suoi creatori.

    Tutti i blocchi non possono venire cambiati senza compromettere l’intera struttura del registro, nemmeno in caso di errori: un’eventualità che può comunque venire gestita aggiungendo un altro blocco contenente tutte le informazioni correttive del caso. In conclusione, tutte le transazioni di una blockchain non possono venire cambiate in alcun modo e sono destinate a rimanere visibili da tutti i membri autorizzati.

    La criptovaluta utilizza proprio la blockchain come database delle transazioni finanziarie pubbliche: inoltre, utilizza tecnologie peer-to-peer su reti di computer che svolgono il ruolo di portamonete. Ultimo, ma non ultimo, la criptovaluta non è sottoposta al controllo di un’autorità centrale.

    Questo fa sì che la quotazione criptovalute dipenda soprattutto dalla legge della domanda e dell’offerta: in altre parole, più gli investitori si dimostrano interessati a criptovalute emergenti e/o storiche, più il loro prezzo può continuare a crescere.

    Allo stesso modo però, anche la più solida delle crypto potrebbe potenzialmente “crollare” da un momento all’altro, nel caso in cui i trader perdessero repentinamente interesse nei suoi confronti. Come è facile intuire, l’elevato livello di volatilità delle criptovalute, figlio di questo particolare sistema di attribuzione di valore, presenta pro e contro potenziali in egual misura.

    Fatto sta che proprio il particolare andamento criptovalute “da montagne russe”, ha contribuito a rendere questo asset uno dei più cercati e desiderati di questo periodo storico.

  • 1. Come vengono create le criptovalute: il mining

    criptovalute

    Le criptovalute vengono abitualmente comprate, vendute o scambiate all’interno dei broker online: piattaforme di trading che svolgono il ruolo di intermediario finanziario. I broker infatti, previa iscrizione, consentono a un investitore di accedere a un numero selezionato di mercati e/o di asset, tra cui, per l’appunto, le valute digitali.

    Eppure, la creazione delle criptovalute non ha quasi niente a che vedere con l’immissione in Borsa di altri strumenti finanziari, quali, ad esempio, le azioni. In tal senso, per capire al meglio le criptovalute cosa sono, è fondamentale farsi un’idea di cosa sia il cosiddetto “mining criptovalute”: quell’insieme di strumenti che consentono la convalida di tutte le transazioni presenti dentro la rete di una criptovaluta.

    La parola “mining” deriva dal sostantivo “miner”, ovvero “minatore”: non a caso, da un punto di vista concettuale, il mining criptovalute può effettivamente essere paragonato a un’attività di estrazione. Detto questo, per “minare” criptovalute non occorrono ovviamente un piccone o un elmetto, quanto piuttosto componenti hardware e software di altissimo livello.

    L’attività del miner consiste infatti nel contribuire alla creazione di nuovi blocchi all’interno della blockchain che funge da database della criptovaluta in questione.

    Da parte sua, il miner investe dal punto di vista della potenza di calcolo e in cambio riceve una parte della crypto minata come ricompensa. Il “problema” è che la potenza di calcolo necessaria per confermare un blocco cresce di pari passo con la crescita della blockchain e che, parallelamente, la ricompensa disponibile diminuisce man mano che ci si avvicina al numero finito di token da emettere.

    Detto questo, il mining criptovalute è comunque considerato come un’attività potenzialmente molto redditizia, soprattutto nel caso in cui si lavori con criptovalute emergenti. In questo caso infatti è teoricamente possibile utilizzare macchine meno costose, ma altrettanto efficienti. Inoltre, decidendo di scommettere su un asset che ancora non è esploso dal punto di vista dell’emissione, si ha la possibilità di ricevere ricompense mediamente più elevate.

    Infine, può essere utile sottolineare che ci sono almeno altre due macro-categorie di opportunità di investimento che permettono di ottenere un guadagno in qualche modo legato al mining.

    Da una parte è possibile finanziare l’avvio di una nuova blockchain, capace di ospitare al suo interno transazioni varie ed eventuali. Dall’altra, è possibile investire in quelle aziende quotate in Borsa che realizzano le componenti hardware e software utilizzate quotidianamente dai miner professionisti.

    Per approfondimento: Cos'è e come fare il mining

  • 2. Pro e contro delle criptovalute

    criptovalute

    Il successo internazionale delle criptovalute oggi lascia immaginare quanti siano i “pro” legati a questo particolare strumento finanziario. In tal senso, iniziamo col dire che tutti gli asset di questo genere presentano i principali vantaggi della sopracitata blockchain.

    Bitcoin, Ripple, Ethereum, ma anche le nuove criptovalute emergenti, hanno quindi diverse caratteristiche tecnologiche all’avanguardia: si tratta infatti di sistemi di pagamento molto veloci e molto sicuri. Sistemi che stanno via via eliminando la necessità di intermediari esterni nell’ambito delle transazioni e delle operazioni più disparate.

    Inoltre, come già analizzato in precedenza, la valuta digitale presenta un livello di volatilità che quasi non ha eguali sul mercato: le criptovalute hanno un prezzo che, potenzialmente, può crescere senza freni, giorno dopo giorno.

    L’andamento criptovalute infatti dipende soprattutto dalla leva della domanda e dell’offerta: se il mercato continua a dimostrarsi attratto da una qualsiasi valuta digitale, il suo valore criptovalute continuerà ad aumentare indisturbato.

    Se l’interesse dovesse calare in maniera repentina, la quotazione criptovalute scenderebbe in maniera altrettanto clamorosa. Questo aspetto rappresenta sicuramente un “contro” del mondo crypto, anche se, in effetti, i reali pericoli legati alla valuta digitale sono altrove.

    Purtroppo, la rete è piena di criminali che sfruttano il successo della blockchain per provare a raggirare i trader.

    Un caso eclatante del 2021 riguarda una criptovaluta di nome SQUID: un richiamo palese alla serie Netflix “Squid Game”, nonostante l’asset in questione non avesse alcun tipo di legame né con il team che ha realizzato l’opera, né tanto meno con il celebre servizio di streaming.

    La crypto SQUID infatti era una truffa bella e buona, creata esclusivamente per stimolare l’attenzione degli investitori. Un risultato più che riuscito, se si considera che il suo valore criptovalute è aumentato del 230.000% nel giro di pochi giorni. Purtroppo però, dopo avere fruttato almeno 3 milioni di dollari ai suoi ideatori, la crypto SQUID è letteralmente sparita, lasciando migliaia di trader con l’amaro in bocca e il portafoglio vuoto.

    Per approfondimento: Mining e sostenibilità

  • 3. Tipologie di criptovalute

    criptovalute

    Un buon modo per tutelarsi da possibili rischi, se non addirittura da truffe legate al mondo crypto consiste nel rivolgersi esclusivamente a broker online affidabili e regolamentati. Ciò vuol dire, ad esempio, investire soltanto con piattaforme che siano dotate di tutte le licenze del caso.

    Le licenze attestano infatti che il broker in questione rispetta tutta una serie di obblighi nazionali o internazionali: sono dunque una vera e propria garanzia per il trader, che saprà di depositare il proprio denaro in uno spazio tutelato e protetto. Inoltre, i broker autorizzati tendenzialmente trattano asset altrettanto controllati e, di conseguenza, sicuri.

    Tornando alle criptovalute, sarà dunque molto difficile trovare crypto sospette all’interno del catalogo di un broker con licenza CONSOB o CySEC. Le valute digitali più diffuse all’interno dei broker autorizzati sono infatti grosso modo le stesse che un utente può trovare da sé, effettuando una ricerca tipo: “criptovalute elenco” o “criptovalute più famose”.

    Il risultato sarà una selezione di crypto tanto famose quanto controllate, che possono venire distinte o categorizzate in base a determinate caratteristiche.

    Ovviamente, il primo risultato figlio di ricerche come quella di cui sopra, sarà con ogni probabilità il Bitcoin: la criptovaluta più famosa di sempre, nonché la prima riserva di valore fondata sulla tecnologia blockchain.

    Un’altra valuta più che nota al giorno d’oggi è Ripple: un sistema di trasferimento fondi, ma anche un network che permette di effettuare sia scambi di valute, sia invio rimesse in tempo reale. Ripple si basa su un protocollo internet interamente open source ed è realizzato attorno a una base dati condivisa e pubblica.

    Ethereum è un’altra valuta digitale che aiuta a capire come si stia evolvendo il mondo crypto. In questo caso infatti, piuttosto che di una semplice moneta virtuale, è più opportuno parlare di una piattaforma decentralizzata che permette di creare diverse tipologie di contratto intelligente.

    In questo caso, si fa riferimento a una realtà molto più simile a una rete che a una valuta: un network in cui è possibile scambiare token (quello proprietario di Ethereum si chiama Ether), ma in cui è anche possibile eseguire tante altre operazioni. Infine, è doveroso citare almeno uno dei fenomeni maggiormente in voga se si parla di criptovalute emergenti.

    Il riferimento è ai cosiddetti “meme token”, ovvero a tutta quella serie di valute digitali che basano il loro valore criptovalute sulla viralità. I meme, nella cultura di internet, sono una specie di via di mezzo tra un’imitazione e una parodia: immagini, GIF o video che riprendono e reinterpretano un elemento precedentemente famoso (come, ad esempio, la scena di un film). 

    meme token hanno questo nome particolare proprio perché condividono almeno due caratteristiche fondamentali dei meme di internet: da una parte l’aspetto ludico, dall’altra la diffusione all’interno di forum e/o community online.

    Per approfondimento: Una criptovaluta alternativa basata sull'IoT, IOTA

  • 4. Dove tenere e conservare le criptovalute

    criptovalute

    Si è già osservato come le criptovalute siano beni esclusivamente digitali: asset che dunque non hanno alcun tipo di corrispettivo fisico e che possono essere comprati, venduti o scambiati soltanto attraverso appositi canali telematici.

    Si è anche già analizzato come il mining criptovalute consista in una serie di operazioni che vanno sostenute attraverso hardware e software specifici: operazioni che puntano a rafforzare e arricchire la blockchain utilizzata come database alla crypto in questione. Arrivati a questo punto appare dunque lecito chiedersi dove e come sia possibile tenere/conservare le criptovalute su cui si deciderà di investire.

    In tal senso, il primo passo da fare, ancor prima di iniziare a fare crypto-trading, consiste nel creare il proprio wallet crypto. Come ben suggerito dal nome, il wallet crypto (un termine inglese, traducibile in italiano con “portafogli criptovalute”) è un luogo deputato al mantenimento della valuta digitale: un portafoglio virtuale, che permette al trader di tenere sotto controllo tutti i suoi contenuti.

    A differenza delle criptovalute, i wallet però possono avere un corrispettivo fisico: spesso infatti questo genere di dispositivi viene venduto sotto forma di chiavetta USB.

    In alternativa, esistono anche wallet esclusivamente digitali: in questo caso spesso si tratta di applicazioni mobile, che possono venire sincronizzate a ogni nuovo ingresso. I wallet crypto presentano due diverse tipologie di chiave di accesso.

    Da una parte troviamo la chiave pubblica: una stringa di caratteri alfanumerici che ricorda quella di un conto corrente. La chiave pubblica è necessaria per effettuare transazioni e dunque può venire condivisa con parti terze, come, ad esempio, i broker o gli exchange.

    Al contrario, la chiave privata non dovrebbe essere condivisa con nessuno: questa chiave infatti è quella che permette al trader di accedere alle varie criptovalute che si trovano nella blockchain. Per il resto, i singoli modelli di portafogli crypto presentano caratteristiche tal volta diverse tra loro.

    Ciononostante, è comunque possibile suddividerli in due macro-categorie: i wallet ospitati sono quelli presenti all’interno degli exchange, che dunque detengono anche la chiave privata dell’utente. I non custodial wallet sono invece quelli gestiti interamente dal loro proprietario, senza che vengano coinvolte parti terze in alcun modo.

    Per approfondimento: Quali sono i migliori wallet

    Per approfondimento: Cos'è la blockchain, tutto quello che devi sapere

  • 5. Il legame tra mining e sostenibilità: cosa sappiamo

    mining e sostenibilità

    Molte criptovalute vengono generate attraverso un insieme di pratiche note col nome di mining: processi tecnologici che prevedono l’utilizzo di software specifici e di hardware di prim’ordine. 

    Il mining è da tempo al centro di diverse riflessioni da parte di chi si occupa di sostenibilità. Questa attività richiede un consumo di energia elettrica molto alto: per questo rischia di avere un impatto ambientale eccessivo.

    Il nome “mining” è un richiamo abbastanza diretto al mondo dell’estrazione. Gli utenti che se ne occupano sono noti come miner o minatori. Il loro compito consiste nel lanciare programmi specifici dai loro dispositivi.

    L’estrazione delle criptovalute è la conseguenza dell’elaborazione di equazioni matematiche complesse. Per questo i miner hanno necessità di programmi e componenti di altissimo livello. Usano computer con una velocità di elaborazione dei dati e una potenza di calcolo decisamente fuori dall’ordinario. 

    Come è facile immaginare, le prestazioni di questi “super computer” richiedono un consumo di energia elettrica altrettanto straordinario. Inoltre il sistema del mining spesso è pensato per premiare proprio l’utente con il dispositivo più potente e inquinante. 

    Stando a un’indagine realizzata dal CCAF (Cambridge Center for Alternative Finance) il consumo di energia elettrica richiesto per il mining dei Bitcoin corrisponde più o meno a quello di un Paese di grandezza media. 

    Per fortuna però esistono criptovalute che stanno provando a ripensare il loro processo di estrazione. È il caso di Ethereum, che ha annunciato un rinnovamento del suo mining entro l’anno 2022.

    Il progetto prevede un nuovo modello che scoraggi una situazione in stile “tutti contro tutti”. Ethereum punta a creare un’estrazione molto più vicina a una lotteria. Gli utenti quindi potrebbero ricevere ricompense a prescindere dalla potenza di calcolo dei loro dispositivi. 

    Questo genere di operazioni potrebbe portare a una limitazione significativa del consumo di energia elettrica. Un nuovo mining meno inquinante e più sostenibile sembra dunque possibile.

    Per approfondimento: Mining e sostenibilità

  • 6. IOTA, la criptovaluta alternativa

    Criptovaluta IOTA

    IOTA è una delle criptovalute emergenti che fanno parte della categoria “non blockchain”. Una valuta digitale che si basa su presupposti diversi rispetto a quelli dei registri condivisi creati dal misterioso Satoshi Nakamoto. 

    IOTA appartiene inoltre alle criptovalute che non prevedono il mining: il suo processo di creazione è molto diverso rispetto a quello di Bitcoin, di Ripple o di Ethereum.

    IOTA è stata concepita da David Sønstebø e permette di comprare e vendere dati ricavati dai dispositivi IoT. Sønstebø ha innanzitutto preso atto dell’incredibile mole di dati inutilizzati generati dai diversi smart objects in circolazione.

    Si pensi alle informazioni custodite dagli assistenti vocali, dai fitness tracker, dalle stazioni domestiche: fino ad arrivare ai dati che vengono quotidianamente immagazzinati dai sensori delle fabbriche e dei siti produttivi. 

    IOTA è una criptovaluta non blockchain e non mining che permette di scambiare dati IoT ottenendo un ritorno economico

    Per sfruttare questi dati IOTA utilizza un registro pubblico distribuito per certi versi simile a quello della blockchain. Anche questa crypto infatti condivide la necessità di assicurare un database contenente dati esatti e integri. 

    La peculiarità di IOTA sta nel fatto che i suoi registri pubblici consentono lo scambio di dati. Tra l’altro le transazioni sono velocissime, grazie a un’operazione di nome tangle che riduce al minimo i tempi di verifica.

    La seconda caratteristica fondamentale di IOTA sta nel suo processo di creazione. Le crypto “classiche” si basano sul mining continuativo: vengono generate costantemente da migliaia di dispositivi, fino a che non si raggiunge un tetto massimo predefinito. 

    Gli IOTA invece sono stati tutti già creati: per questo motivo la creatura di David Sønstebø fa parte delle criptovalute non per minatori. Inoltre le prestazioni degli IOTA aumentano di pari passo con la crescita degli utenti.

    Un risultato in totale controtendenza rispetto alla blockchain, che può essere spiegato osservando da vicino le transazioni. In IOTA un utente interessato a fare approvare una transazione deve per forza prenderne in carico altre due.

    Per approfondimentoUna criptovaluta alternativa basata sull'IoT, IOTA

  • 7. Criptovalute tra sicurezza e truffe

    persone che usano criptovalute

    Le criptovalute sono senza ombra di dubbio uno degli asset più desideratidagli investitori. In poco più di dieci anni Bitcoin, Ripple e soci hanno avuto un impatto talmente dirompente sul mercato da entrare anche nelle conversazioni di utenti privi di reali competenze finanziarie.

    Non serve essere dei trader professionisti per cogliere le opportunità di guadagno legate a una crypto di successo. C’è però un aspetto che molti non considerano: quello legato alla sicurezza delle criptovalute.

    Purtroppo la Storia recente ha confermato l’esistenza di diversi reati legatialle valute digitali: dalle classiche operazioni di phishing all’apparizione sul mercato di vere e proprie criptovalute truffa. Da questo punto è impossibile non citare il caso token SQUID.

    SQUID è il nome di una criptovaluta inventata che è riuscita a far fruttare più di 2 milioni di dollari nel giro di pochi giorni. Un’operazione criminale complessa, che è riuscita a cavalcare il successo della serie Netflix “Squid Game”. 

    Esistono diversi casi di reati legati alle criptovalute: dal caso del token SQUID alla truffa del raddoppio dei Bitcoin

    I truffatori dietro SQUID hanno annunciato il lancio di una criptomoneta di tipo “pay-to-play”. Un token che, se acquistato, dava al suo proprietario la possibilità di mettersi alla prova con un fantomatico gioco online ufficialedi “Squid Game”.

    Questo esempio è solo uno tra i tanti disponibili. Basterà pensare alla celebre truffa legata al lancio dello smartphone Google Pixel6, che ha portato alla creazione di un canale YouTube collegato a una pagina web fake. 

    Ma anche alla truffa del raddoppio dei Bitcoin, legata all’hackeraggio del profilo Twitter di VIP del calibro di Elon Musk e Barack Obama. Personaggi generalmente credibili, che all’improvviso hanno chiesto ai loro follower di inviare loro 1.000 dollari in Bitcoin, con la promessa di restituirgliene 2.000.

    In conclusione, il tema della sicurezza in rete riguarda anche il mondo delle criptovalute. Il consiglio dunque è quello di avvicinarsi all’argomento soltanto dopo avere sviluppato il giusto livello di competenza.

    Per approfondimento: Criptovalute, sicurezza e truffe

A cura di Cultur-e Costruisci il tuo futuro con la connessione Fastweb