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I nuovi chip Apple M1 fanno tremare Intel, ma non solo

Un futuro su architettura ARM oggi una ipotesi credibile grazie ai nuovi chip M1 di Apple
I nuovi chip Apple M1 fanno tremare Intel, ma non solo FASTWEB S.p.A.

Con i nuovi Mac Mini, MacBook Air e MacBook Pro dotati di SoC M1 Apple ha dato una scossa al mercato delle CPU che potremmo definire, senza grossi timori di smentita, un vero e proprio terremoto. Da un giorno all'altro i concetti di potenza, velocità e, soprattutto, efficienza energetica dei chip sono cambiati completamente e l'M1 di Apple è il nuovo punto di riferimento.

O, meglio, punto di partenza sia per Apple che molto probabilmente anche per altri produttori di chip che, finalmente, vedono "sdoganata" l'architettura ARM al di fuori degli smartphone e dei tablet. Ad essere particolarmente contenta di tutto ciò è certamente Nvidia, che ha comprato ARM Ltd a metà settembre 2020 per l'incredibile cifra di 40 miliardi di dollari. In attesa di capire se mai vedremo dei laptop e dei desktop Windows con architettura ARM, iniziamo a indagare sulle future linee di sviluppo degli Apple Silicon M1.

Apple Silicon: i prossimi SoC M1

Gli attuali SoC M1 di Apple integrano al loro interno, grazie al raffinato processo produttivo a 5 nm, ben 16 miliardi di transistor. Sono composti da 8 core: 4 core ad alta potenza e 3,2 GHz di frequenza di clock e altrettanti core ad alta efficienza a 2 GHz. Su questa base Apple svilupperà i prossimi chip.

L'azienda ha la bocca cucita in merito, anche perché i primi M1 ancora devono dimostrare sul campo la loro reale potenza e, soprattutto, i loro limiti. Le indiscrezioni, però, sono già tante e sembrerebbe che Apple voglia introdurre, a cavallo tra fine 2021 e inizio 2022, i nuovi M1 dedicati a sostituire le CPU Intel Xeon. Si tratterà di SoC con impostazione identica a quella già presentata, compresa la memoria unificata che tanto migliora le prestazioni complessive, ma con molti più core: fino a 32 core ad alta potenza.

Gli attuali laptop di fascia alta di Apple con CPU Intel (ancora non usciti di produzione) offrono un massimo di 8 core, un iMac Pro di fascia alta arriva a 18 core e i Mac Pro top di gamma hanno 28 core. Sebbene le architetture non siano direttamente paragonabili, sia chip di Apple che quelli di Intel si basano sulla segmentazione dei carichi di lavoro in attività serializzate più piccole sulle quali è possibile far lavorare contemporaneamente più core. In linea esclusivamente teorica, quindi, più core equivalgono a prestazioni maggiori. Lo ha capito anche AMD, che produce CPU desktop consumer fino a 16 core e professionali fino a 64 core.

Apple Silicon: l'incognita della grafica

Per quanto riguarda l'elaborazione generale, quindi, la strada sembra facile: aumentare il numero dei core ed eventualmente la loro frequenza, trovando il giusto equilibrio tra prestazioni e consumi elettrici. Non è invece chiaro cosa abbia intenzione di fare Apple per quanto riguarda il comparto grafico, la GPU, che sui computer dedicati ai professionisti è forse anche più importante della CPU stessa.

Gli Apple M1 attuali hanno una GPU con 8 core (uno è disattivato sui MacBook Air), che offre prestazioni superiori a quelle di una scheda grafica dedicata di fascia media come la Nvidia GeForce GTX 1050 Ti o la AMD Radeon RX 560. Ma per la grafica professionale servono ben altre prestazioni e i nuovi Mac Mini, MacBook Air e MacBook Pro non permettono di aggiungere un chip grafico esterno. Sembrerebbe che Apple voglia aprire al supporto per le eGPU (cioè le GPU connesse tramite Thunderbolt) in futuro, ma è una notizia da confermare.

Ma è molto più probabile che Apple preferisca percorrere la strada dello sviluppo della GPU integrata, con la stessa logica già vista per la CPU: aumentare il numero dei core grafici. Si parla già di GPU integrata con 16 o 32 core per i laptop e di 64-128 core per i desktop.

Questa scelta avrebbe diversi vantaggi: aumenterebbe le prestazioni, facendo felici gli utenti, garantirebbe la massima compatibilità delle app sviluppate per l'architettura Apple Silicon, perché la GPU sarebbe sempre la stessa ma "più grande" e, da non sottovalutare, chiuderebbe la catena del valore in favore di Apple. Perché girare parte del prezzo di acquisto di un Mac Pro a Nvidia o AMD quando è possibile tenerselo tutto?

Il terremoto nel terremoto: Windows su ARM

Va anche notato che i nuovi SoC M1 di Apple hanno avuto la capacità di far passare un'idea fino a pochi mesi fa quasi impensabile: si può vivere senza Intel e AMD, non è scontato che un computer abbia una CPU con architettura X86. Ma non solo: non è detto che Microsoft Windows non possa essere usato su un PC con architettura ARM.

Windows 10 su ARM esiste già dal 2015, ma Microsoft sembra non aver mai voluto investire troppo nello sviluppo di questo sistema operativo tanto che il primo emulatore x64 per l'architettura ARM installabile su Windows 10 su ARM è stato presentato solo il 10 dicembre 2020. Ed è una preview.

Ma ora che i chip ARM sembrano seriamente in grado di sfidare quelli X86 Microsoft rischia grosso: se non ha pronta una soluzione efficiente e funzionante per l'architettura vincente può affondare insieme alla cara vecchia X86. Il binomio "Wintel" che ha dominato il mercato dell'informatica negli ultimi trent'anni, quindi, potrebbe improvvisamente rompersi.

Non domani, certo, ma forse tra dieci anni potremmo esserci già scordati di quando i PC avevano le CPU Intel o AMD e potrebbe essere normale usare un computer con Windows e un SoC ARM prodotto da Qualcomm, Nvidia o, perché no, addirittura Apple.

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