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Hi-tech, le innovazioni del prossimo quinquennio

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Hi-tech, le innovazioni del prossimo quinquennio FASTWEB S.p.A.
Futuro hi-tech
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L'Internet delle cose, i big data e l'intelligenza artificiale. Questi i tre protagonisti del mondo dell'alta tecnologia nei prossimi cinque anni

Il 2015 è un anno particolarmente importante. Non per i Maya, né per Nostradamus e nemmeno per la Cabala. Molto più semplicemente rappresenta il proverbiale “giro di boa” all'interno di un decennio nel quale le innovazioni tecnologiche si susseguono a ritmi e velocità esorbitanti. Per questo motivo è molto probabile che il 2015 faccia un po' da spartiacque tra due diverse ere tecnologiche: innovazioni come l'Internet delle cose, i Big data e l'intelligenza artificiale saranno i motori di una nuova rivoluzione nel segno del digitale e dei droidi.

Big data e IoT insieme per la condivisione automatica di informazioni

Anche se si trovano su differenti livelli di sviluppo e, soprattutto, di adozione, nel prossimo quinquennio i big data l'Internet of things cresceranno di pari passo sino a fondersi in una nuova tecnologia hi-tech: l'information sharing. Secondo questa previsione, avanzata da Lance Smith (CEO della società di virtualizzazione dei dati Primary Data) sulle pagine del portale informativo TechCrunch, lo sviluppo di un'infrastruttura di rete più agile e, allo stesso tempo, maggiormente distribuita su tutto il globo, permetterà lo scambio e la condivisione quasi istantanea di informazioni di ogni genere. Ciò avrà inevitabili ripercussioni (nella gran parte dei casi positivi) su moltissimi settori: sanità e controllo del territorio, solo per citarne due.

 

Wearable e sensori

 

I big data, già ampiamente utilizzati in campo medico e sanitario, troveranno nuova linfa dalle informazioni e dai dati ricavabili da wearable devices sempre più precisi e puntuali nelle loro rilevazioni statistiche. Braccialetti fitness, smart glass e altri sensori corporei permetteranno di valutare lo stato di salute generale di alcune fette della popolazione e si potrà – in qualche modo – prevedere la nascita e la diffusione di malattie epidemiche e pandemiche. Un assaggio lo si è già avuto nel corso del 2014, quando medici e scienziati hanno utilizzato i big data per comprendere l'influenza di fattori esterni (come i flussi migratori) nell'evoluzione e nella diffusione dell'epidemia del virus Ebola.

 

Mappa sismica dell'Italia realizzata grazie ai big data

 

L'unione tra i big data e l'IoT (acronimo di Internet of Things), però, potrebbe portare allo sviluppo di nuove tecniche e tecnologie per prevedere i terremoti e i maremoti o, quanto meno, per minimizzarne gli effetti sulla popolazione. Grazie a una rete capillare di sensori connessi in Rete, ad esempio, si potrebbero ricavare dati utili a studiare il movimento delle varie placche tettoniche e provare ad anticipare scosse telluriche di ogni intensità.

Patente di guida, no grazie

Nei prossimi cinque anni la patente di guida potrebbe diventare un vecchio retaggio del passato. Stando sempre all'articolo di TechCrunch, infatti, le automobili senza conducente diventeranno uno dei sistemi di locomozione più utilizzati, soprattutto nei centri cittadini spesso e volentieri bloccati da ingorghi di vario tipo e natura. L'automazione del comparto automobilistico è iniziata da diverso tempo e già oggi ha raggiunto un buon livello di sviluppo, ma non siamo che all'inizio.

 

 

Grazie al continuo perfezionamento di processori e SoC, sempre più piccoli e sempre più potenti – lo Nvidia Tegra X1 ne è un esempio – si riuscirà a produrre auto sempre più intelligenti e autonome, in grado di muoversi in piena libertà all'interno della rete viaria cittadina ed extracittadina. Le auto che si guidano da sole potrebbero scegliere in autonomia il percorso da seguire per arrivare a destinazione nel minor tempo possibile, sfruttando i dati sul traffico che arrivano in tempo reale dalle altre macchine in circolazione (lo stesso sistema, ma su scala più ampia, messo in atto da Waze) ed evitando così gli ingorghi (e permettendo di risparmiare sul consumo di benzina).

Assistenti digitali mon amour

L'Internet delle cose e i big data hanno un terzo compagno “di avventure” che promette grandi cose. La condivisione automatica di informazioni, infatti, altro non è che una forma particolare di intelligenza artificiale, uno dei settori hi-tech più promettenti per il prossimo quinquennio. La combinazione di sensori, big data e intelligenza artificiale porterà, presumibilmente, allo sviluppo dei cosiddetti assistenti digitali: dei piccoli droidi – ma anche applicazioni utilizzabili con smartphone, tablet e smartwatch – capaci di “catturare” informazioni su chi li utilizza e apprendere così i loro comportamenti, modi di fare ed abitudini.

 

 

Partendo da queste informazioni – e confrontandole, magari, con i dati presenti nei grandi data set condivisi online – gli assistenti digitali sapranno come agire e quando agire, riuscendo addirittura a prevedere le necessità degli utenti.

Telepresenza, telelavoro

Un concetto vero tanto all'interno delle mura domestiche, quanto all'interno dell'ambiente di lavoro. Da tempo Amazon utilizza squadre di robot capaci di muoversi autonomamente all'interno dei magazzini e di trovare da sé gli oggetti da spedire agli acquirenti. Questo, però, è solo il primo passo verso una sorta di terza (o quarta) rivoluzione industriale che interesserà il settore lavorativo in genere: nel suo articolo su Forbes Natasha Baker prevede che entro l'inizio del prossimo decennio non ci sarà più bisogno di recarsi a lavoro: dei droidi prenderanno il nostro posto, permettendoci di lavorare stando comodamente seduti dalla poltrona di casa o di prendere parte a riunioni di lavoro che si tengono a migliaia di chilometri di distanza senza bisogno di viaggi transoceanici.

 

 

Ne è un esempio il sistema di telepresenza Beam, sviluppato dalla startup californiana Suitable tech. Questo piccolo gioiello dell'alta tecnologia permette a un telelavoratore di vedere tutto ciò che accade all'interno dell'ufficio (grazie alla fotocamera frontale) e di muoversi tra i vari dipartimenti, sfruttando il sistema di locomozione a cinque piedi. Si tratta di uno dei primi dispositivi del genere messi in commercio e, secondo molti, potrebbe trasformare non solo il modo in cui si lavora, ma il modo stesso con cui si concepisce l'organizzazione lavorativa.

Sensori e controllo a gesti

In un futuro nemmeno troppo lontano, inoltre, potremmo trovarci immersi – e, per certi versi, sommersi – in una sorta di maglia fatta di sensori di ogni tipo pronti a catturare ogni nostro minimo gesto o sussulto. Al di là delle naturali preoccupazioni per la protezione dei propri dati e della propria privacy, una tale “configurazione” permetterebbe a chiunque di controllare ogni singolo aspetto della propria vita ed accedere a grosse moli di dati – come i big data, ma non solo – con un semplice comando vocale o con un solo gesto della mano. Una rete capillare di sensori di questo genere, ad esempio, potrebbe ascoltare una nostra chiamata e aggiungere alla nostra agenda un appuntamento appena accennato nel corso di una chiamata telefonica, mentre altri sensori potrebbero attivarsi al movimento della mano e dare modo di interagire con il computer e altri dispositivi informatici presenti a casa o in ufficio.

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TAGS: #intelligenza artificiale #internet delle cose #big data

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