Selfie

L'evoluzione della pubblicità tracciante passa dai selfie

Se ne scattano a milioni ogni giorno, ma pochi si interrogano su come siano effettivamente utilizzati i selfie in ambito commerciale. Scopriamolo insieme
L'evoluzione della pubblicità tracciante passa dai selfie FASTWEB S.p.A.

Spiritosi. Fantasiosi. Creativi. Soprattutto, personali. I selfie sono rapidamente passati dall'essere una “moda passeggera” a un fatto di costume: dai vip alle modelle, passando naturalmente per milioni di persone “comuni”, sono pochi quelli che hanno resistito a realizzare un autoscatto con il supporto di smartphone, tablet o fotocamera digitale per poi postarlo su Facebook, Instagram, Twitter e altri social network. Qualcuno ha addirittura provato a “monetizzare” la passione per gli autoscatti digitali creando un mercato di accessori ad hoc per i selfie, come gli ormai onnipresenti selfie stick, bastoni telescopici per autoscatti perfetti.

 

Selfie stick

 

I big della Rete, però, la vedono in modo differente. I selfie – e tutte le altre foto caricate quotidianamente sulle varie reti sociali – possono rappresentare una vera e propria gallina dalle uova d'oro se “utilizzati” adeguatamente: dalla loro scansione e dalla “comprensione” delle espressioni e delle emozioni dei soggetti possono ricavarsi dati molto importanti dal punto di vista commerciale. Una miniera d'oro che gli specialisti del marketing hanno appena iniziato a scavare.

Più di quanto sembri

Ogni giorno sono pubblicate sul web circa 2 miliardi di foto: gran parte di queste sono selfie o ritratti di persone impegnate nelle azioni più disparate. Secondo David Rose, CEO di Ditto Labs., piccola startup specializzata nello sviluppo di applicativi che scansionano e analizzano immagini, guardando gli scatti degli ultimi due anni di una persona è possibile desumere gran parte della sua vita privata: dalla marca preferita di jeans al cibo che consuma più spesso, dai locali preferiti alle abitudini quotidiane. Tanto che la società da lui diretta ha recentemente sviluppato un software capace di analizzare le foto dei social e scomporle pezzo per pezzo, così da ricavare informazioni utili per i dipartimenti marketing delle più grandi aziende al mondo. Non solo: nelle varie foto social, il software di Ditto Labs è alla ricerca anche del sorriso, del broncio o dello sguardo indifferente delle persone: elementi comunque utili a comprendere il sentiment degli utenti nei confronti di questo o quel marchio, di questo o quel locale.

 

Screenshot del software di Ditto Labs.

 

Pubblicità su misura

L'obiettivo è quello di ricavare informazioni e dati che possano poi essere utilizzati per confezionare inserzioni pubblicitarie “su misura”. Di certo non una novità in ambito web, dove la pubblicità tracciante la fa da padrone da alcuni anni, tanto da arrivare a condizionare fortemente alcuni sistemi pubblicitari “old style. A leggere le dichiarazioni di David Rose – e analizzare per qualche minuto la versione demo del portale di Ditto Labs. - si ha l'impressione che la nuova tecnologia possa offrire analisi e risultati ancora più efficaci e, soprattutto, penetranti. Non è un caso, dunque, che Ditto Labs. annoveri tra i propri clienti Coca Cola, Adidas e Kraft.

Colpa delle Api

A quanto è dato sapere, Ditto Labs. ha accesso agli stream fotografici degli utenti di Instagram, Tumblr e Pinterest grazie all'utilizzo di speciali Api (Application programming interface, “interfaccia di programmazione delle applicazioni”) create quasi ad hoc. Inutile dire che una tale facilità di accesso a contenuti teoricamente riservati e personali ha già attirato le attenzioni dei molti esperti di sicurezza informatica e protezione online dei dati sensibili. Secondo questi ultimi, informative sulla privacy poco chiare creerebbero non poche zone d'ombra sulle modalità di trattamento dei dati personali degli utenti, garantendo alle società che gestiscono le reti sociali ampia discrezionalità sull'utilizzo di alcuni contenuti.

Non solo marketing

Anche se il marketing fa “la voce grossa”, i selfie iniziano ad attirare le attenzioni anche di altri esperti informatici. Gli autoscatti digitali, infatti, possono essere utilizzati per gli scopi più disparati.

 

Alcuni scatti della campagna #wakeupcall

 

  • Beneficenza. Sempre più spesso i selfie sono utilizzati in campagne pubblicitarie a scopo benefico. Seguendo il vecchio adagio popolare del “metterci la faccia”, molti vip, seguiti di riflesso da milioni di persone “comuni”, sfruttano i loro autoscatti per dare rilevanza ad alcune campagne di grande rilievo sociale: ne è un esempio la campagna #wakeupcall, promossa su Twitter da alcune celebrità britanniche per favorire la raccolta fondi dell'Unicef a favore dei bambini siriani costretti a fuggire dalle loro abitazioni

 

Come funziona il software

 

  • Medicina. I selfie, inoltre, possono avere un impatto diretto sulla vita e sulla salute di tutti noi. Alcuni scienziati di Oxford hanno ideato e sviluppato un software in grado di scansionare i milioni di immagini presenti sul web e nei social network alla ricerca di malattie rare (i risultati della ricerca sono stati descritti nell'articolo 'Diagnostically relevant facial gestalt information from ordinary photos'). Questo software, infatti, è in grado di confrontare le espressioni e le smorfie del viso presenti nei selfie con quella che dovrebbe essere la “gestalt facciale” caratteristica della specie umana (i tratti del viso salienti e comuni ad ogni essere umano). Effettuando una valutazione di quanto i tratti del viso delle persone si discostino dal risultato atteso, gli scienziati statunitensi sono stati in grado di predire se una persona fosse affetta dalla Sindrome di Down, da progeria e altre malattie rare

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