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Soundbar per Smart TV, servono davvero?

Negli ultimi anni il mercato delle soundbar è esploso, con sempre più modelli disponibili e tutti i big dell'audio e dell'elettronica che propongono la loro gamma. Ma servono veramente?
Soundbar per Smart TV, servono davvero? FASTWEB S.p.A.


Quello dei televisori è un settore che, da decenni, non si è fermato mai: ogni anno arrivano sul mercato modelli sempre più grandi, con pannelli sempre più definiti ma con uno spessore sempre inferiore. In più, le moderne TV sono smart e integrano tutta l'elettronica necessaria a far girare app e sistemi operativi che ne espandono in modo quasi infinito le potenzialità. E non parliamo solo delle tante piattaforme di contenuti in streaming.

Nelle Smart TV c'è, però, un dettaglio tecnico che negli ultimi anni non ha fatto gli stessi passi da gigante di tutti gli altri: il comparto audio. Le tecnologie di gestione dell'audio sono certamente migliorate, e anche di molto, ma la resa e soprattutto la potenza del sonoro delle televisioni non è cresciuto di pari passo con la dimensione degli schermi e, soprattutto, con la risoluzione.

Se la TV deve essere sempre più sottile e con cornici quasi invisibili non c'è fisicamente spazio per inserire degli speaker di buona qualità e di grande potenza

Le Smart TV 4K di bassa e media gamma, quelle che costituiscono il grosso del mercato, oggi hanno una potenza audio decisamente non eccellente: di solito 20 Watt, divisi in due altoparlanti da 10 Watt ciascuno. Le migliori TV top di gamma, da migliaia di euro, non arrivano a 100 Watt, a meno che con la TV non sia incluso un dispositivo addizionale: la soundbar.

Cosa è una soundbar

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Il termine soundbar si spiega da solo: è un dispositivo a forma di barra che emette del suono. Dentro la barra, che di solito è a forma di parallelepipedo o cilindro molto allungati, ci sono due o più altoparlanti di qualità e potenza superiori a quelli integrati nelle TV. Collegando la soundbar alla TV, quindi, si recupera almeno in parte la qualità e il volume mancanti e si riporta in equilibrio il rapporto tra qualità visiva e qualità sonora.

Di soundbar sul mercato ce ne sono decine di modelli, sia di produttori semi sconosciuti che di grandi nomi dell'elettronica (come Samsung ed LG) e dell'Hi-Fi (come Bose, Sony, Panasonic, JBL). Altrettanto vari sono i prezzi: si parte da meno di 100 euro, si arriva anche a ben oltre 1.000 euro per i prodotti più potenti e raffinati.

Come scegliere la soundbar

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A fare la differenza nel prezzo di una soundbar sono principalmente quattro fattori: la configurazione surround degli speaker integrati, la potenza totale, le connessioni disponibili ed eventuali tecnologie aggiuntive per migliorare la qualità del suono prodotto.

La configurazione più semplice per una soundbar è la classica 2.0, che consiste in soli due altoparlanti integrati nella barra, che offrono un suono stereo. Subito sopra troviamo le soundbar 2.1, che aggiungono un subwoofer dedicato esclusivamente alle frequenza più basse. Tale subwoofer è un elemento aggiuntivo alla soundbar e va posizionato nei pressi di essa, occupa altro spazio e richiede una linea di alimentazione separata. Tutte le configurazioni ".1" prevedono il subwoofer.

Salendo ancora troviamo le soundbar 3.1: due altoparlanti stereo, un altoparlante centrale dedicato alla riproduzione dei dialoghi e un subwoofer per i bassi. Poi si sale ancora con le 5.1 e le 7.1, che chiaramente avranno 5 o 7 altoparlanti più subwoofer.

Infine, ci sono le configurazioni con un ulteriore numero dopo quello del woofer, come le 5.1.2 o le 7.1.2: in questo caso il numero aggiuntivo è quello degli "upfire speaker", cioè degli altoparlanti che puntano verso il soffitto e servono per aumentare ulteriormente la spazialità del suono.

Per quanto riguarda la potenza delle soundbar, invece, va fatta una premessa iniziale: essa può essere intesa, e indicata, come potenza di picco o come potenza "RMS" (Root Mean Square). La potenza di picco è la massima potenza che il sistema audio può raggiungere, ma non per un periodo di tempo prolungato (altrimenti potrebbero sorgere distorsioni del suono o, peggio ancora, rotture dell'impianto). La potenza RMS, al contrario, è la potenza massima che l'impianto riesce mediamente a mantenere offrendo un suono di alta qualità e senza distorsioni avvertibili dall'orecchio umano.

Il dibattito su quale sia la potenza ideale di un impianto audio, e quindi anche di una soundbar, è lungo di decenni e non c'è ancora una risposta definitiva. Alcuni audiofili ritengono che sotto i 200-300 Watt di potenza una soundbar sia quasi inutile, mentre l'utente medio di solito avverte un chiaro beneficio (rispetto all'audio integrato della TV) già con 100-150 Watt. In gran parte è una questione di orecchio fino, ma è chiaro che se la Smart TV è posizionata in un grande salone con pochi mobili e molto spazio libero allora la dispersione del suono sarà elevata e la potenza necessaria sarà maggiore.

Le connessioni di una soundbar media, invece, di solito sono almeno una porta HDMI, due ingressi RCA analogici, un ingresso digitale ottico TOS-Link e una porta USB. Sempre più soundbar, anche economiche, hanno la connessione Bluetooth che semplifica molto il collegamento e toglie di mezzo i cavi. Le soundbar migliori hanno più porte HDMI e la possibilità di connettere in Bluetooth più dispositivi. Da citare, inoltre, la connessione HDMI con eARC (Enhanced Audio Return Channel): si tratta dello standard che ci permette di controllare il volume della soundbar collegata via HDMI direttamente tramite il telecomando della TV. Senza di esso si dovranno usare due telecomandi.

Infine ci sono le funzioni aggiuntive, che possono essere infinite. La più ricercata è spesso la possibilità di connettere la soundbar all'ecosistema smart di casa, cioè ad Amazon Alexa o a Google Assistant. Grazie a questa connessione è possibile ascoltare tramite la soundbar l'output sonoro di uno smart speaker, cioè ad esempio una playlist di YouTube Music o di Spotify. Agli audiofili, invece, interessa maggiormente la compatibilità con le tecnologie utili a migliorare la qualità dell'audio o l'effetto spaziale, come Dolby Atmos o Dolby DTS o la presenza di un chip dedicato all'elaborazione audio, utile ad applicare effetti di equalizzazione avanzati al suono proveniente dalla TV.

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