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Le cause per cambiare il monitor del PC

I monitor dei PC hanno una durata piuttosto elevata, ma in alcuni casi necessario cambiarlo. Ecco quando farlo
Le cause per cambiare il monitor del PC FASTWEB S.p.A.

Il monitor del PC desktop, o anche l'eventuale monitor esterno collegato al laptop quando lo si usa a casa, è uno dei componenti più longevi della dotazione hardware dell'utente medio: è molto più frequente cambiare computer che monitor. Il motivo è semplice: non solo i monitor, se ben usati, durano molti anni ma, per di più, invecchiano molto lentamente ed è difficile rendersi conto che stanno perdendo smalto.

Per fare un esempio pratico: un monitor appena comprato è molto luminoso e ha un ottimo contrasto, ma a fine vita emette molta meno luce e i colori sono molto meno brillanti, con un contrasto assai scarso. Ma siccome il monitor invecchia lentamente, nessuno se ne accorge. Giorno dopo giorno le prestazioni del display peggiorano e decidiamo di cambiarlo solo quando proprio non ce la fa più. O, addirittura, quando si rompe. Eppure ci sarebbero molti ottimi motivi per considerare un aggiornamento del monitor con un prodotto più moderno. Eccone alcuni.

Latenza zero (o quasi)

Una caratteristica tecnica importante in un monitor è la latenza, cioè il tempo che impiega un monitor per cambiare lo stato di ciascun pixel. Minore è la latenza, maggiore è la fluidità delle immagini in movimento riprodotte sul monitor. Vale per i video, per i videogiochi, ma persino per il puntatore del mouse.

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Le diverse tecnologie dei display hanno diverse latenze e, paradossalmente, i display con la vecchia tecnologia LCD TN (twisted nematic) hanno le latenze più basse, a scapito però della qualità di riproduzione dei colori. Al contrario, invece, i pannelli LCD IPS (In-Plane Switching) hanno un'ottima riproduzione del colore ma latenze più alte. Anzi, avevano: le tecnologie più moderne, come la Nano IPS di LG, riescono ad offrire una latenza di appena 1 millisecondo, un dato equivalente a quello di un buon vecchio monitor LCD TN.

Refresh rate elevatissimi

Al contrario della latenza, che più bassa è e meglio è, il refresh rate deve essere alto. Per refresh rate si intende quante volte un monitor si aggiorna in ogni secondo che è acceso. Un display di 10 anni fa, se va bene, ha un refresh rate di 50-60Hz (cioè si aggiorna 50-60 volte al secondo) mentre un monitor di oggi parte da un minimo di 60Hz ma arriva anche a 120, 144 o persino 280Hz. Refresh così alti, è vero, sono realmente utili solo se usiamo il monitor per il gaming perché vanno ad eguagliare i frame per secondo che la scheda video riesce a produrre. Ma anche se usiamo il computer per normali applicazioni di produttività, per la navigazione su Internet e magari per vedere dei video su YouTube o dei film su Netflix allora un refresh rate alto si fa decisamente apprezzare. Mettiamola così: un refresh sopra i 60Hz non è essenziale, ma se c'è si vede.

Alta risoluzione a basso prezzo

monitor alta risoluzione

Mentre dieci anni fa un monitor di buona qualità e con prezzo alto aveva una risoluzione Full HD (1.920x1.080 pixel), oggi lo standard qualitativo è il 4K (cioè 3.840x2.160 pixel). I monitor con questa risoluzione ormai hanno prezzi più che accettabili, considerato anche il fatto che avremo molti anni per ammortizzare l'investimento. Molto dipende anche dalle dimensioni del monitor, però: tanta risoluzione e tanti pollici costano ancora molto, ma se ci accontentiamo di dimensioni medie possiamo fare ottimi affari e sostituire il nostro vecchio monitor con un buon 4K di fascia e dimensioni ragionevoli.

Un monitor è meglio di due

E, a proposito di dimensioni e di risoluzione, tra i possibili buoni motivi per cambiare il monitor c'è anche l'ipotesi che i monitor da cambiare siano due, non uno. Molti professionisti che usano il PC per lavoro, e non parliamo solo di grafici, nel tempo hanno trovato insufficiente lo spazio a disposizione sul loro monitor. Ma, poiché si trattava di un buon monitor, invece di cambiarlo con uno più grande hanno preferito comprarne un altro, metterglielo accanto sulla stessa scrivania e usare una configurazione multi-monitor. Poiché già da diversi anni i display hanno la cornice piuttosto sottile la divisione dello spazio di lavoro su due monitor affiancati non causa grossi fastidi. Tuttavia, se almeno uno dei due monitor è da sostituire, l'ipotesi migliore è forse quella di comprare un nuovo monitor ultrawide. Un monitor, cioè, molto più largo che alto. Sul mercato esistono display con rapporto d'aspetto di 21:9 o addirittura 32:9, che possono sostituire senza problemi i due vecchi monitor. Da valutare, possibilmente dal vivo, l'opzione del monitor ultrawide curvo: in teoria è la scelta ideale per comodità e comfort, ma non tutti ci si trovano realmente bene.

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