dispositivi smart home

La smart home con i nuovi dispositivi Wi-Fi

I nuovi dispositivi per la smart home integrano la connessione al Wi-Fi al posto di un protocollo standard. Ecco cosa cambia
La smart home con i nuovi dispositivi Wi-Fi FASTWEB S.p.A.

Negli ultimi anni stiamo assistendo al proliferare dei dispositivi smart per la casa, che si sta di conseguenza trasformando in una smart home. La scelta di prodotti disponibili è ormai vastissima e va dagli smart speaker per dare comandi vocali agli assistenti digitali alle smart plug per accendere o spegnere le apparecchiature elettriche senza premere un bottone, passando per le lampadine intelligenti che si accendono e spengono secondo una programmazione, con un'app o con la voce, fino ad arrivare ai termostati smart che possono farci risparmiare sul riscaldamento comandando la caldaia o i condizionatori.

Insomma: sempre più dispositivi, sempre più smart per una casa sempre più automatizzata. Ma, dietro le quinte, assistiamo non solo ad una crescita dell'offerta ma anche ad una rivoluzione tecnica non da poco: se agli inizi la smart home ruotava intorno ad un hub e a precisi protocolli di comunicazione tra l'hub e i dispositivi, adesso molti smart device integrano la connessione Wi-Fi. E questo cambia le cose, e anche di parecchio.

La prima smart home

smart home

Le implementazioni classiche della smart home prevedono l'uso di un hub centrale, una sorta di "cervellone" al quale connettere tutti i dispositivi. La connessione avviene tramite un preciso protocollo standard (come Z-Wave o Zigbee), e sia l'hub che ogni dispositivo devono essere compatibili con lo stesso protocollo o non potranno dialogare tra loro. Sembrerebbe un dettaglio da poco, ma non lo è affatto: di protocolli per la smart home tra i quali scegliere ce ne sono una quindicina, quindi se non si sta ben attenti in fase d'acquisto si rischia seriamente di non poter usare l'ultimo dispositivo comprato perché quasi tutti gli hub sono compatibili con più protocolli, ma quasi nessun hub è compatibile con tutti.

Una volta risolto questo problema e connessi tutti i dispositivi all'hub, però, è finalmente possibile inviare comandi al cervellone (solitamente tramite un'app), che poi li smisterà ai singoli device. In questo modo si realizza una smart home ben strutturata, facilmente controllabile da una sola app e che, a differenza di altre soluzioni, può essere anche 100% locale: nessun dato, se lo vogliamo, esce di casa a meno che non siano implementate funzionalità che richiedono la connessione dell'hub con un server esterno.

La smart home con dispositivi Wi-Fi

smart home lampadine

L'introduzione della connessione Wi-Fi nei singoli dispositivi cambia parecchio le carte in tavola, perché rende inutile l'hub. Ogni dispositivo si connette direttamente alla rete Wi-Fi di casa e può essere comandato tramite la sua app, che si sostituisce all'hub. Il cervellone di cui sopra, quindi, da hardware diventa software. Il vantaggio di questa soluzione è l'economicità, innanzitutto, perché non serve più comprare un hub.

Il Wi-Fi, poi, è uno standard sempre uguale e non potrà mai succedere di acquistare un dispositivo smart che poi si rivela incompatibile con un altro dispositivo della nostra smart home. Lo svantaggio, invece, sta nel fatto che non basta più una sola app (quella dell'hub, che non c'è più) per controllare tutti i device ma servirà un'applicazione per ogni dispositivo o, nella migliore delle ipotesi, per ogni brand di prodotti che abbiamo in casa.

La smart home Wi-Fi con l'assistente digitale

futuro smart home

Il problema della proliferazione delle app nelle smart home può essere risolto acquistando dispositivi compatibili con gli assistenti digitali più diffusi: Google Assistant, Amazon Alexa e (anche se meno diffuso) Apple Siri. In questo modo torniamo ad avere una sola app, quella dell'assistente, tramite cui possiamo comandare tutto. E se compriamo anche uno smart speaker, allora i comandi potranno essere anche vocali.

Lo svantaggio di questa soluzione è che gli assistenti digitali lavorano in cloud e non in locale: ogni comando passa da un server remoto (di Google, Amazon o Apple) e questo aumenta le preoccupazioni per la privacy e per la sicurezza. Si è già scoperto, infatti, che tutti e tre questi big del Web fanno ascoltare registrazioni di quanto accade nelle nostre case a dei team di persone in carne ed ossa, ufficialmente per verificare la qualità delle risposte date dagli assistenti digitali. C'è poi il grosso problema della sicurezza: poiché tutto passa dal nostro router Wi-Fi, chi riesce a violarlo prende il possesso dei nostri dispositivi e, in caso di microfoni e videocamere presenti all'interno degli smart device, può controllare facilmente quello che diciamo e facciamo tra le quattro mura di casa nostra.

 

06 maggio 2020

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