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Lo stato di Internet, il report Akamai sul II trimestre 2014

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Lo stato di Internet, il report Akamai sul II trimestre 2014 FASTWEB S.p.A.
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Migliora la situazione italiana ma il panorama resta a tinte fosche. La Corea del Sud si conferma la Speedy Gonzales della connettività su cavo e wireless

Aumenta la velocità di connessione sia su rete sia wireless. Migliora la penetrazione della connettività 4K-ready, disponibile ora per il 12% degli internauti di tutto il mondo. In calo gli attacchi DDoS. Sono alcuni dei dati presenti sul report sullo stato di Internet nel II trimestre 2014 di Akamai, il provider di contenuti in cloud e proprietaria di una delle reti CDN più estese e utilizzate al mondo.

Come si compone l'Akamai State of Internet report

Il report, realizzato tramite l'Akamai Intelligent Platform, una piattaforma statistica composta da oltre 2 miliardi di sensori,concentra la propria attenzione su tre aspetti della connettività al web: la sicurezza e gli attacchi informatici messi a segno a livello globale (con un occhio di riguardo agli attacchi DDoS, Distributed Denial of Service, e al bug Heartbleed); lo stato dell'arte nell'adozione della banda larga e ultralarga e la velocità media di connessione a livello globale; la connettività mobile e le sue evoluzioni future.

Lo state of the Internet in Italia

Nel nostro Paese si registrano sensibili incrementi in quanto a velocità e larghezza di banda. La media della velocità di connessione cresce dell'11% e si attesta a 5,8 megabit per secondo, mentre i picchi – in crescita di oltre 20 punti percentuali – arrivano mediamente a 26,4 megabit per secondo. La situazione, però, non è rosea come potrebbero far pensare i dati: nonostante gli sforzi degli operatori telefonici, l'Italia resta l'unico Paese europeo con picchi medi al di sotto dei 30 megabit al secondo.

 

La situazione in Italia

 

Segnali incoraggianti in questo senso si registrano sul versante della penetrazione della broadband, della banda ultralarga e di quella 4K-ready. La copertura territoriale della banda larga tocca il 65%, in crescita dell'11% trimestre su trimestre e del 28% anno su anno. La diffusione della banda ultralarga resta sotto al 10% (come noi, solo Turchia, Emirati Arabi e Sud Africa), facendo registrare aumenti del 52% rispetto al primo trimestre 2014 e del 102% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Cresce con percentuali simili la diffusione della banda 4K, a disposizione del 2,5% degli internauti italiani.

Gli attacchi informatici nel II trimestre 2014

Da aprile a giugno 2014 Akamai ha registrato attacchi informatici provenienti da 161 Paesi: un netto calo (circa il 20%) rispetto al trimestre precedente, quando gli attacchi erano arrivati da ben 192 nazioni e regioni di tutto il mondo. In testa alla graduatoria la Cina: dai suoi indirizzi IP partono il 43% degli attacchi registrati nel trimestre (in crescita rispetto al 41% fatto registrare tra gennaio e marzo del 2014), seguita da Indonesia (seconda con il 15%) e Stati Uniti (13% del totale). Va però sottolineato che si tratta di dati indicativi: sfruttando server proxy o programmi come TOR è infatti possibile “falsificare” il proprio IP e, di conseguenza, modificare a proprio piacimento il Paese da cui far risultare partito il proprio attacco hacker.

 

Attacchi informatici via web

 

La maggior parte degli attacchi si sono concentrati sulla porta 80 (quella solitamente utilizzata per la normale navigazione sul web tramite browser), scalzando dalla vetta la porta 445 relativa al servizio Microsoft-DS. Alle loro spalle la porta 23 del protocollo Telnet. Nel corso del II trimestre, inoltre, sono stati registrati 270 attacchi DDoS, il 5% in meno rispetto ai tre mesi precedenti e ben il 15% in meno rispetto ad un anno prima, quando ne erano stati segnalati 318 (l’apice si era raggiunto l'ultimo trimestre 2013 con 346 attacchi). Tra aprile e giugno, inoltre, sono comparsi i crimeware “Zeus” e “Storm” ed è stato evidenziato l’effetto del bug di sicurezza noto come Heartbleed.

  • Gli attacchi DDoS. Come già accennato, nel II trimestre 2014 gli attacchi DDoS sono calati del 5% circa rispetto ai tre mesi precedenti. Si tratta del secondo calo consecutivo, segno di una maggiore sicurezza online e maggiore consapevolezza da parte degli amministratori di sistema di dover proteggere i propri sistemi informatici. Il continente americano, però, mostra una preoccupante controtendenza: Nord e Sud America sono state obiettivo di 154 dei 270 attacchi totali (il 57% circa), con un incremento trimestre su trimestre del 15%. In Asia ed EMEA (Europa, Africa e Medio Oriente) si registra un calo degli attacchi, rispettivamente del 23% e del 14%. Il commercio e l'industria sono i settori più colpiti: da soli contano ben 158 attacchi, circa il 60% del totale

  • Heartbleed e i suoi “fratelli”. I mesi da aprile a giugno 2014 passeranno alla storia come i 90 giorni di Hearthbleed, la falla che ha colpito il protocollo OpenSSL e che ha resto instabili e insicuri gran parte dei sistemi informatici in Rete. In questo modo, anche le informazioni personali inviate su sistemi protetti dal sistema crittografico SSL e OpenSSL erano potenzialmente trafugabili da hacker in grado di sfruttare la falla. Al suo fianco, tra le più pericolose minacce informatiche del semestre troviamo i crimeware Zeus e Storm. Il primo, nella sua ultima evoluzione, permette di prendere il controllo delle macchine infette e di lanciare – tra le altre cose – attacchi DDoS, mentre inizialmente era utilizzato “solo” per depredare i dati relativi ai codici di accesso all'home banking; il secondo, invece, è in grado di infettare tutte i computer con Windows Xp e versioni più recenti del sistema operativo Microsoft, diventandone di fatto uno degli amministratori e riuscendo a generare attacchi DDoS da 12 megabit per secondo

Banda larga, ultralarga e protocolli

Nel trimestre terminato il 30 giugno 2014, il report registra un calo significativo (circa del 7%) nella distribuzione di indirizzi unici IPv4, con conseguente aumento di indirizzi generati seguendo i dettami del protocollo IPv6.

 

Velocità media di connessione nel mondo

 

Allo stesso tempo, la banda a disposizione di tutti gli internauti continua a crescere: la velocità di connessione media tocca quota 4,6 megabit per secondo, con un incremento del 21% rispetto al trimestre precedente, mentre il picco medio arriva a 25,4 megabit al secondo, in crescita del 20%. A livello nazionale, la Corea del Sud mantiene il primato con una velocità media di 24,6 megabit al secondo, anche se lo scettro di Paese con picco medio più alto passa tra le mani di Hong Kong, con velocità registrate di 73,9 megabit per secondo.

 

Penetrazione media della banda larga e ultralarga

 

Gli incrementi registrati sono frutto, per gran parte, della maggiore diffusione della banda larga e ultralarga. Nel primo caso si registra una maggiore penetrazione del 5,6%, mentre nel secondo le connessioni ultraveloci crescono del 12%. In crescita anche le connessioni cosiddette 4K-ready (superiori ai 15 megabit al secondo e capaci di supportare lo streaming di contenuti con definizione 4K o ultra-high definitiion), con una penetrazione mondiale che arriva al 12%.

Connettività mobile

Anche per quanto riguarda le tecnologie di connettività con dispositivi mobili (non solo smartphone e tablet ma anche chiavette Internet) si registrano significativi miglioramenti. La media varia dai 15,2 megabit al secondo della Corea del Sud (sempre lei) agli 0,9 del Vietnam, mentre l'Australia eccelle nella media dei picchi di velocità (toccando i 108 megabit al secondo. Stando ai dati raccolti da Ericsson e diffusi da Akamai nel suo report, il traffico mobile mondiale, tra il primo e il secondo trimestre 2014, è cresciuto del 10%.

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