In Breve (TL;DR)
- Il vibe coding permette di programmare usando l’intelligenza artificiale, trasformando prompt in linguaggio naturale in codice funzionante.
- I tool più diffusi, come Copilot, ChatGPT, Claude e Cursor, supportano lo sviluppo riducendo tempi e complessità, soprattutto nelle prime fasi dei progetti.
- In ambito educativo e professionale, il coding si evolve verso un’integrazione tra strumenti tradizionali e AI, rendendo la programmazione più accessibile.
Il vibe coding permette di programmare sfruttando l’intelligenza artificiale per trasformare istruzioni in linguaggio naturale in codice funzionante. Invece di scrivere manualmente ogni riga, l’utente descrive cosa vuole ottenere e l’AI genera il risultato. Questo approccio sta emergendo rapidamente perché riduce le barriere tecniche e accelera lo sviluppo, rendendo il coding accessibile anche a chi non ha una formazione avanzata.
Rispetto alla programmazione tradizionale, il cambiamento è significativo. Non si tratta più solo di conoscere linguaggi e sintassi, ma di saper formulare richieste chiare e strutturate. Il focus si sposta dalla scrittura del codice alla capacità di guidare strumenti intelligenti, con un impatto diretto su tempi, produttività e modalità di lavoro.
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1. Che cos'è il vibe coding e come funziona

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Il vibe coding si basa sull’interazione tra utente e intelligenza artificiale. Il punto di partenza è il prompt, ovvero una richiesta scritta in linguaggio naturale che descrive il risultato desiderato, con istruzioni precise e contestualizzate. L’AI interpreta questa richiesta e genera codice coerente con le istruzioni ricevute, che può essere utilizzato direttamente o modificato. Più il prompt è preciso e dettagliato e più l’output del sistema sarà quello desiderato.
Il ruolo dell’intelligenza artificiale è centrale: non si limita a suggerire correzioni, ma partecipa attivamente alla creazione del codice. Questo avviene grazie a modelli addestrati su grandi quantità di dati, in grado di riconoscere pattern e strutture tipiche della programmazione.
La differenza rispetto al coding classico è evidente. Nella programmazione tradizionale lo sviluppatore scrive tutto manualmente e controlla ogni dettaglio. Nel vibe coding, invece, il lavoro si concentra sulla definizione del problema e sulla verifica del risultato. Il codice diventa una conseguenza della richiesta, non il punto di partenza.
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2. Quale programma si usa per il coding e come sceglierlo

Oggi esistono diversi programmi per programmare, che si dividono principalmente tra IDE tradizionali e strumenti basati su AI. Gli ambienti di sviluppo classici, come Visual Studio Code o IntelliJ, offrono controllo completo sul codice e sono utilizzati soprattutto in contesti professionali. I tool di vibe coding, invece, integrano l’intelligenza artificiale per semplificare e velocizzare il processo.
La scelta dipende da diversi fattori, tra cui il livello di esperienza. I principianti possono trarre vantaggio da strumenti AI che guidano nella scrittura del codice e riducono gli errori. Gli utenti più esperti, invece, tendono a integrare queste soluzioni all’interno di ambienti più complessi, mantenendo il controllo sulle parti critiche del progetto. Anche il contesto di utilizzo è determinante. Per progetti personali o sperimentali, i tool AI permettono di ottenere risultati rapidamente. In ambito professionale, invece, spesso si combinano strumenti tradizionali e AI per bilanciare velocità e precisione. In generale, la tendenza è verso un’integrazione sempre più stretta tra le due modalità.
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3. I migliori tool di vibe coding

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Tra i principali strumenti di vibe coding spicca GitHub Copilot, uno dei più diffusi, integrato direttamente negli editor di codice. Permette di generare suggerimenti in tempo reale, completare funzioni e velocizzare lo sviluppo quotidiano partendo da poche istruzioni, soprattutto quando si lavora già su progetti strutturati. Questo strumento è pensato per developer che già scrivono codice ogni giorno, non tanto per chi parte da zero.
ChatGPT e Claude vengono utilizzati come assistenti generici per la programmazione. Possono scrivere codice, spiegare errori, correggere bug e proporre soluzioni adattandosi a diversi linguaggi e contesti. ChatGPT è spesso scelto per prototipi rapidi e per costruire una prima struttura di progetto, mentre Claude si distingue nelle attività di refactoring e nell’analisi di codice più complesso grazie alla gestione di contesti lunghi e articolati.
Cursor è un editor progettato per integrare l’AI in modo nativo, con funzionalità avanzate per la modifica e la generazione di codice. A differenza dei classici assistenti esterni, lavora direttamente dentro l’ambiente di sviluppo e permette di intervenire sui file in tempo reale, rendendo il vibe coding parte del flusso quotidiano.
Replit è una piattaforma online che consente di programmare direttamente dal browser, con strumenti collaborativi e supporto AI integrato. È particolarmente utile per MVP veloci, test rapidi e piccoli progetti da condividere subito senza installazioni locali.
Per chi lavora soprattutto su interfacce e frontend, Vercel permette di generare componenti e layout partendo da un prompt testuale. Basta descrivere il risultato desiderato per ottenere una base già pronta, utile per landing page, dashboard e prodotti SaaS. Lovable e Bolt si concentrano invece sulla creazione rapida di applicazioni complete. Sono strumenti pensati per trasformare un’idea in una demo funzionante o in un primo MVP, riducendo i tempi tra concept e validazione del prodotto.
A questi si aggiungono molti altri tool, spesso emergenti, che puntano a rendere il coding sempre più accessibile e veloce. La scelta dipende dal tipo di progetto, dal livello di complessità e da quanto si vuole integrare davvero l’intelligenza artificiale nel processo di sviluppo.
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4. Quali sono gli strumenti per fare coding in classe

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Per fare coding in classe gli strumenti cambiano in base all’età degli studenti e agli obiettivi didattici. Nella scuola primaria e secondaria di primo grado il più usato è Scratch, una piattaforma visuale a blocchi che permette di creare giochi, storie interattive e animazioni senza scrivere codice tradizionale. È ideale per introdurre il pensiero computazionale in modo semplice e intuitivo. Quando il coding si unisce alla robotica educativa entrano in gioco strumenti come mBlock e Arduino, utili per programmare robot, sensori e piccoli progetti automatici.
MIT App Inventor, invece, viene spesso scelto per insegnare come creare semplici app per smartphone attraverso un’interfaccia visuale. Nelle scuole superiori si passa più spesso a linguaggi come Python e strumenti come Visual Studio Code o Replit, che permettono di lavorare su veri progetti software anche direttamente dal browser. A questi si affianca il coding unplugged, cioè attività senza computer che aiutano a sviluppare logica e problem solving già dai primi anni di scuola.
Per saperne di più:
Domande frequenti (FAQ)
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Cos'è il vibe coding e come funziona?Il vibe coding permette di programmare utilizzando l'intelligenza artificiale per trasformare istruzioni in linguaggio naturale in codice funzionante, semplificando il processo di sviluppo.
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Qual è il ruolo dell'intelligenza artificiale nel vibe coding?L'intelligenza artificiale nel vibe coding non solo suggerisce correzioni, ma partecipa attivamente alla creazione del codice, riconoscendo pattern e strutture tipiche della programmazione.
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Qual è la differenza tra la programmazione tradizionale e il vibe coding?Nella programmazione tradizionale si scrive manualmente tutto il codice, mentre nel vibe coding si definisce il problema e si verifica il risultato, con il codice generato dall'intelligenza artificiale.
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Quali sono i principali strumenti di vibe coding disponibili?Tra i principali strumenti di vibe coding spicca GitHub Copilot, ChatGPT, Claude, Cursor, Replit, Vercel, Lovable e Bolt, che integrano l'intelligenza artificiale per semplificare e velocizzare lo sviluppo.
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Quali sono gli strumenti consigliati per fare coding in classe a diversi livelli scolastici?Per la scuola primaria e secondaria di primo grado si consiglia Scratch, per la robotica educativa mBlock e Arduino, per creare app MIT App Inventor, e per le scuole superiori Python, Visual Studio Code e Replit, insieme a attività di coding unplugged.



