I social media vengono quotidianamente utilizzati da un enorme numero di persone per i motivi più differenti. Permettono di restare in contatto con gli amici e i parenti distanti, di passare del tempo scoprendo nuovi contenuti multimediali, mettere in mostra il proprio talento, personalità, conoscenze e competenze.

Nel Digital 2022 Global Overview Report, pubblicato da We Are Social in collaborazione con Hootsuite, si evince quanto le piattaforme social siano entrate a far parte della vita quotidiana delle persone, occupandone un ruolo importante. Solo nell’ultimo anno si è avuta una crescita a doppia cifra degli utenti che hanno deciso di registrarsi su un’applicazione e di utilizzarla attivamente.

In tutto il mondo, sono 4,62 miliardi le persone che utilizzano i social network. Si tratta di circa il 58,4 % della popolazione mondiale. Piattaforme come Instagram, YouTube e TikTok continuano ad avere un forte potere attrattivo, attirando sempre nuovi iscritti. In media, gli utenti trascorrono almeno 2 ore 27 minuti al giorno a visualizzare i contenuti pubblicati o a produrne e condividerne di propri.

Numeri straordinari, che non passano inosservati e catturano l’interesse degli esperti di marketing e delle aziende che vogliono trovare nuovi clienti o rafforzare la relazione con quelli già esistenti fidelizzandoli. Tanti sono gli obiettivi di business che si possono raggiungere utilizzando i social network, ma prima di avviare qualsiasi attività è necessario strutturare delle strategie precise, che prevedono l’individuazione di elementi e strumenti da usare in momenti diversi.

Quando si elabora una strategia di digital marketing o, più precisamente, di social media marketing, vengono percorse diverse fasi. C’è quella dell’ideazione, in cui si prendono in analisi tutte le informazioni utili che riguardano l’azienda, il prodotto o servizio da promuovere, i propri punti di forza di debolezza, l’ambiente esterno, l’attività dei competitor, il target da colpire e il budget a disposizione.

Nella fase di ideazione della strategia vanno fissati gli obiettivi da raggiungere. Più saranno dettagliati, più sarà possibile comprendere se la propria attività sui social media ha prodotto i risultati sperati o se è stata un insuccesso.

Vi è poi il momento dell’applicazione della strategia, in cui vengono prodotti i contenuti, stilato un piano editoriale e un calendario editoriale che viene seguito con attenzione. Vengono avviate le attività di social advertising, raccolti contatti, si risponde ad eventuali commenti o messaggi da parte degli utenti, si cerca di interagire il più possibile.

Se gli esperti ne conoscono l’importanza, tra i momenti che più vengono sottovalutati da chi è alle prime armi o da chi, avendo poche risorse, si avvicina al digital marketing con scarse conoscenze e competenze, sono quelli del monitoraggio e della valutazione.

Non è sufficiente fare analisi approfondite, investire denaro per sponsorizzare i contenuti pubblicati e interagire quanto più possibile con gli utenti per essere sicuri di avere successo sui social network. Per capire quanto la propria attività sulle diverse piattaforme abbia portato dei risultati occorre studiare alcune metriche e alcuni dati forniti dagli stessi social.

Like, commenti e condivisioni sono solo la punta dell’iceberg. I KPI (Key Performance Indicator) che possono essere analizzati sono tantissimi e vanno scelti in base agli obiettivi che ci si è posti di raggiungere in fase di ideazione di strategia. Capire dove trovarli, quali scegliere e come utilizzarli è estremamente importante e permette di prendere decisioni più consapevoli e profittevoli per l’azienda.

  • 0. Social Media Analytics: che cos’è

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  analisi temporale

    Shutterstock

    La Social Media Analytics è un’attività di base del Social Media Marketing e consiste nella raccolta, nell’integrazione e nello studio dei dati provenienti direttamente dai social network che vengono utilizzati in una strategia di marketing e da altri tool.

    Attraverso l’attività di Social Media Analytics si può facilmente comprendere se gli obiettivi che ci si è posti in fase di progettazione e pianificazione sono stati raggiunti e in che misura. Sarà possibile individuare eventuali errori e migliorie da apportare in futuro.

    I social network hanno predisposto, nel tempo, strumenti sofisticati per la raccolta e la restituzione dei dati. È un servizio particolarmente utile per le aziende che hanno deciso di investire denaro sulle piattaforme.

    Analizzare i dati significa avere un quadro completo dell’impatto della propria attività sui social. Le aziende possono stimare con maggiore precisione il ROI (Ritorno sull’Investimento) e scegliere con maggiore consapevolezza le azioni da intraprendere in futuro.

    Un’attenta analisi è un ottimo modo per comprendere i comportamenti dei consumatori e del proprio pubblico target. Conoscendone tendenze d’acquisto, gusti, abitudini, reazioni, bisogni e richieste sarà possibile produrre contenuti sempre più mirati e personalizzati.

    Si può scoprire qual è la percezione che gli utenti del web hanno di un brand o di un determinato prodotto o servizio. Con l’attività di Social Media Analytics si può captare il dibattito effettuato online su tematiche specifiche.

    È essenziale quando si ha intenzione di avviare campagne pubblicitarie per poter realizzare dei messaggi persuasivi ed efficaci. Ciò consentirà di evitare una spiacevole perdita di risorse in termini di denaro e di tempo.

    È un’attività che va programmata e prevista già in fase di progettazione e pianificazione delle strategie di digital marketing e che va portata avanti fin dall’inizio. Vanno immediatamente individuati i tool utili per raccogliere i dati: alcuni sono offerti direttamente dalle piattaforme social, altri possono essere ottenuti ricorrendo a software esterni facilmente reperibili sul web.

    Raccogliere dati non è sempre stato facile, ma nel tempo sono stati sviluppati sistemi sempre più sicuri che consentono di estrarre le informazioni in maniera massiva e automatica, grazie ad algoritmi più sofisticati, una maggiore capacità di storage di grandi quantità di valori e ai crescenti investimenti per la ricerca di soluzioni innovative.

    Alcuni tool sono gratuiti e offrono dei servizi di base molto utili per capire il sentiment degli utenti del web, gli intenti di ricerca, la tendenza o le parole chiave più utilizzate. Altri richiedono la sottoscrizione di abbonamenti per poter accedere a funzionalità più avanzate.

    Per approfondimento: Cos'è e cosa si intende per digital marketing

  • 1. Social Media Analytics: quali dati studiare

    social media analitycs dashboard

    Shutterstock

    Le tipologie di dati e di informazioni che si possono reperire attraverso i vari tool e i social network per valutare le performance delle strategie e il rendimento delle varie piattaforme sono molti: tassi percentuali, numeri, immagini, video, testi, mappe e schemi.

    Principalmente si possono ottenere due tipi di dati: qualitativi e quantitativi. I primi servono per valutare aspetti più intangibili, come le opinioni prevalenti rispetto ad un tema, il posizionamento del brand, il tono di voce utilizzato da aziende o personaggi pubblici, il livello delle interazioni, il gradimento ottenuto dai contenuti pubblicati.

    L’analisi qualitativa è necessaria quando si vogliono conoscere le reazioni generate dall’attività dell’azienda, di un’organizzazione, da un personaggio pubblico o da un professionista sui social network.

    L’analisi qualitativa si basa principalmente sullo studio delle conversazioni tenute sui social network. Si analizzano, ad esempio, i commenti, le reazioni, le recensioni e la tipologia delle parole più usate e associate ad un brand, ad un prodotto, ad un servizio, ad un personaggio o ad una organizzazione. Può apparire più difficile da decifrare, poiché contiene informazioni non misurabili numericamente. 

    L’analisi quantitativa è basata sulla raccolta di dati di tipo numerico o statistico. Può misurare il comportamento e le abitudini del target, le azioni svolte dal pubblico target, il tasso di coinvolgimento e di conversione. Alcune informazioni vengono rilasciate direttamente e automaticamente delle diverse piattaforme utilizzate, altre si possono ottenere attraverso interviste e questionari.

    Si possono analizzare tre aspetti dell’attività sui social: le performance ottenute, le caratteristiche del proprio pubblico di riferimento per produrre contenuti sempre più accattivanti e il sentiment riguardo all’azienda per comprendere il proprio posizionamento e la reputazione dell’azienda tra i consumatori.

    Tutte le piattaforme social, come Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram e TikTok, forniscono una serie di dati che fanno riferimento alle performance. Alcuni fanno delle differenze tra gli account professionali e aziendali e quelli personali, ma nella maggior parte dei casi è facile comprendere se si sta ottenendo successo con l’attività di comunicazione avviata.

    Per analizzare il livello di apprezzamento o di notorietà di un’azienda o di una persona sui social, si possono guardare informazioni come il numero di follower, il numero di visualizzazioni ottenute, le impression, di like e reaction, di condivisioni e di commenti.

    Per valutare l’impatto avuto, si possono studiare dati come il numero di click sul link, il click sulle call to action, il tasso di coinvolgimento degli utenti, il tasso di conversione, il numero di chiamate ricevute o di contatti. 

    È bene valutare anche i risultati ottenuti dai singoli post: like, condivisioni, tempo di visualizzazione dei video, numero di visualizzazione e tante altre metriche che possono essere utili per individuare i contenuti più apprezzati dalla propria audience.

    Per le campagne pubblicitarie a pagamento, si possono prendere in considerazione KPI come il costo per click (CPC), il tasso di conversione, il costo per attività e tanti altri dati che restituiscono un quadro completo di quanto speso e quanto si è riusciti ad ottenere.

    Attraverso la Social Media Analytics, si possono percepire dettagliatamente le caratteristiche del proprio pubblico. Si possono ottenere informazioni relative ai dati anagrafici, come l’età e il sesso delle persone, il luogo di appartenenza, la lingua parlata, il livello di istruzione, l’occupazione, il settore lavorativo di appartenenza, la situazione sentimentale, e tanti altri aspetti.

    Sono informazioni condivise sui social network direttamente dagli utenti e che possono essere importantissime per gli inserzionisti che vogliono creare campagne pubblicitarie destinate ad un pubblico, ad esempio, che risiede in una determinata zona o parla una specifica lingua.

    Oltre ai dati demografici, si possono conoscere i gusti e le preferenze della propria audience analizzando le pagine e i brand seguiti, le cause supportate, i gruppi a cui partecipano, gli interessi dimostrati e i tipi di post più apprezzati. Si può conoscere il livello di interazioni che sono soliti avere e paragonarlo a quello ottenuto sul proprio profilo o sulla propria pagina o sui propri contenuti pubblicitari.

    Quelle reperibili sul pubblico sono tutte informazioni che sono particolarmente utili per strutturare i piani editoriali, per definire le tipologie di contenuti e per creare delle campagne pubblicitarie che abbiano alti tassi di conversione. 

    Per migliorare le proprie performance è consigliabile studiare le caratteristiche del pubblico dei competitor e paragonare i risultati ottenuti da quest’ultimi con i propri.

    Con l’attività di Social Media Analytics si possono analizzare le conversazioni che avvengono sui social network. Sulle piattaforme si avviano veri e propri dibattiti che lasciano trapelare le opinioni e le sensazioni delle persone su disparati argomenti.

    Per i marketer potrebbe essere molto interessante scoprire cosa si dice online delle aziende di cui si occupano. Si può captare, attraverso queste analisi, il livello di popolarità, la presenza di opinion leader o di utenti che hanno una maggiore influenza sugli altri, il tasso di approvazione o il sentiment

    Si possono mappare le parole più ricorrenti, individuare i creator che più alimentano le conversazioni su un tema, il numero di partecipanti ad un dibattito online, la provenienza di coloro che parlano dell’organizzazione e tanti altri aspetti utili.

    Per approfondimento: Come fare marketing con Facebook

  • 2. Social Media Analytics: tool e strumenti utili

    Social media analytics smartphone

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    Online, a seconda dei canali di comunicazione scelti e dei social network presidiati, si possono analizzare i risultati ottenuti attraverso differenti tool. Spesso sono messi a disposizione, in versione gratuita, direttamente dalle piattaforme, che hanno voluto favorire gli inserzionisti dotandoli di strumenti utili per valutare l’impatto delle loro attività.

    Tra quelli più famosi vi è Google Analytics (GA), che permette ai possessori di un sito web di scoprire il numero di visitatori e le loro caratteristiche. Può essere usato nelle attività di social media analytics poiché indica quali sono i social network che generano maggiore traffico, quali sono i contenuti più performanti e ulteriori dettagli sul pubblico di riferimento.

    È un ottimo strumento per capire quante conversioni si ottengono dalle attività pubblicitarie avviate sui social network e per riuscire a calcolare con la maggiore precisione possibile il ritorno sull’investimento (ROI).

    Google ha sviluppato Google Analytics 4 (GA4), una soluzione per la raccolta di dati dal sito web, dell’analisi del percorso dei clienti, controlli per la privacy e con funzionalità predittive.

    Facebook Insight è la funzione prevista da Facebook per la raccolta di dati e statistiche. Le informazioni restituite dalla piattaforma mirano a raccontare nel modo più dettagliato possibile le interazioni dell’audience, i loro interessi e i loro gusti e le loro interazioni con i contenuti prodotti o con la pagina.

    Fornisce una panoramica generale della pagina, dando una stima della copertura dei post, delle interazioni e dei mi piace ricevuti. Analizza le prestazioni, indicando, ad esempio, le persone raggiunte e le visualizzazioni dei video e i nuovi follower. 

    La piattaforma indica i contenuti con le migliori prestazioni e dettagli sulle persone che seguono la pagina, come l’età, il genere e le città di provenienza. Si possono creare delle inserzioni per inviare messaggi ad un pubblico simile.

    Twitter Analytics è nato come servizio per gli utenti per permettere loro di conoscere le performance su Twitter e migliorarle. Fornisce informazioni sulle interazioni con i Tweet, sugli interessi, i luoghi e i dati demografici dei follower e sull’efficacia delle twitter card.

    Gli Instagram Insight sono presenti in una sezione dell’account. Sono di vitale importanza per chiunque abbia deciso di utilizzare Instagram per fare personal branding o per i marketer che vogliono promuovere un’attività commerciale.

    Controllando i dati su Instagram, sarà più semplice elaborare una strategia efficace. Si possono ottenere informazioni che riguardano le impression ottenute, la copertura dei contenuti, i click sui link, le visite del profilo, il numero di follower e la quantità di interazioni (mi piace, commenti, post salvati e tanti altri dati).

    I Pinterest Analytics mostrano quali contenuti pubblicati, organici o a pagamento, sono risultati più efficaci e hanno maggiormente catturato l’attenzione degli utenti. Si possono analizzare le prestazioni complessive, le prestazioni nel tempo, i risultati ottenuti dalle bacheche e quelle dei pin. Altre metriche ottenibili sono le impression, le interazioni, i clic sul pin, clic in uscita, tasso di clic in uscita, visualizzazioni del video, tasso di salvataggi, livello di coinvolgimento e numerosi altri.

    Quasi tutte le piattaforme permettono di esportare i dati in diversi formati. È una funzione che facilita la realizzazione di report utili per valutare la propria strategia di marketing o da presentare a superiori e clienti.

    Per comprendere meglio il rendimento dei video caricati su YouTube si utilizzano gli YouTube Analytics. Si possono visualizzare i dati in una panoramica generale delle prestazioni, quelli relativi ai contenuti, come le visualizzazioni, la copertura, il coinvolgimento o le caratteristiche del pubblico.

    Estremamente utili, soprattutto per le attività locali, le statistiche provenienti da Google My Business. Si possono studiare le interazioni sul profilo dell’attività, il modo in cui le persone hanno scoperto l’attività, le chiamate ricevute attraverso Google, i messaggi, le prenotazioni, la ricerca di indicazioni da parte degli utenti e i click sul sito web.

    Per approfondimento: Google Analytics 4 in arrivo: tutte le novità sul tool di monitoraggio

  • 3. Come analizzare i Modelli di attribuzione

    Modelli di attribuzione

     

     WDnet Creation / Shutterstock.com

    Quando si elabora una strategia di digital marketing è opportuno conoscere i modelli di comportamento e di acquisto del proprio pubblico. È importate studiare il target, i suoi bisogni e le sue abitudini, e i risultati ottenuti in precedenza con l’utilizzo dei social media, del sito web, delle campagne pubblicitarie e di altri canali di comunicazione. 

    Analizzando tutti i canali, si potrà comprendere quali sono stati quelli più influenti e che hanno portato ad una conversione e quali, invece, quelli meno efficaci. Per farlo si possono utilizzare i modelli di attribuzione, ossia una regola o un insieme di regole che stabiliscono da quale canale è derivata una vendita o una conversione e attribuiscono il merito a uno o più touchpoint. Più il percorso del consumatore sarà lungo, più sarà complesso il modello di attribuzione.

    Ci sono diversi modelli di attribuzione che possono essere utilizzati. Ognuno di loro attribuisce il merito della conversione o della vendita in maniera diversa ai touchpoint. Tutti riescono a fornire informazioni utili, per scegliere quello più adatto bisogna tener conto del business dell’azienda e alla strategia adottata.

    Tra i modelli più usati vi è il ‘first click’, che attribuisce il merito della conversione esclusivamente al primo canale utilizzato dall’utente. Il suo opposto è il modello basato sull’ultima interazione, che assegna il massimo del valore all’ultimo canale utilizzato dal visitatore.

    Vi sono poi altri modelli, che distribuiscono il merito in maniera differente: il modello lineare, quello basato sull’ultimo click non diretto, quello fondato sulla posizione, quello che tiene conto del decadimento temporale e tanti altri.

    Il tool ideale per costruire e studiare i modelli di attribuzione è Google Analytics. Il programma fornisce informazioni preziose sull’efficacia delle strategie elaborate dai marketer, sui percorsi effettuati dagli utenti e permettono di individuare i momenti più importanti del customer journey.

    Per approfondimento: Come analizzare i Modelli di attribuzione

  • 4. Google Analytics e Modelli di attribuzione

    Google Analytics e modelli di attribuzione

    Shutterstock

    Quando si investe denaro e tempo per la presenza sul web e sui social network è bene comprendere se l’attività sta portando ai risultati sperati, come il pubblico reagisce ai contenuti pubblicati e come arriva a compiere l’azione desiderata dall’azienda o dall’organizzazione. Per migliorare le proprie strategie bisogna capire quali canali hanno avuto una maggior influenza e hanno determinato la conversione. Si può fare attraverso i modelli di attribuzione. 

    Si tratta di una regola, o di un insieme di regole, che stabiliscono quanta importanza dare ad un determinato touchpoint per la conversione degli utenti. Ne esistono di differenti, che attribuiscono il merito in maniera diversa. Vi è, ad esempio, quello che pone l’attenzione sull’ultimo click e quello che si concentra sul primo contatto.

    Uno dei tool utili per elaborare dei modelli di attribuzioni e ricavare informazioni e dati sulle proprie strategie è Google Analytics, una piattaforma messa a disposizione da Google che consente ai marketer di scoprire come gli utenti interagiscono con un sito web.

    Google Analytics può essere utilizzato da tutti coloro che possiedono un sito internet e vogliono sfruttarlo per raggiungere obiettivi di business.

    Attraverso Google Analytics si possono studiare i modelli di attribuzione. Quello generalmente utilizzato dalla piattaforma è il modello dell’ultimo click non diretto, che attribuisce tutto il merito della conversione all’ultimo canale con cui l’utente ha interagito.

    Altri modelli che si possono usare con Google Analytics sono quelli dell’ultimo click Google Ads, dell’ultimo click, il modello lineare, quello della prima interazione, del decadimento temporale, in base alla posizione, data driven o optare per modelli personalizzati in base alle proprie esigenze.

    Ogni modello di attribuzione fornisce informazioni preziose, ma non complete. Non c’è una regola per scegliere quello più adatto. Per decidere per quale optare tra tutti quelli possibili, è opportuno tenere in considerazione il business dell’attività e gli obiettivi che si vogliono raggiungere.

    Per approfondimento: Google Analytics e Modelli di attribuzione

  • 5. Google Data Studio: come usarlo al meglio per il tuo business

    Google Data Studio

     

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    Social media, siti web, pubblicità su diverse piattaforme, email e newsletter: le strategie adottabili nell’ambito del digital marketing sono numerose. Le aziende e le organizzazioni che vogliono restare competitive sul mercato di riferimento, conquistare nuovi clienti e sostenitori o farsi conoscere possono decidere di percorrere più vie ed essere presenti online in diversi modi.

    Per evitare di sprecare risorse in termini di tempo e denaro, è opportuno comprendere quale delle proprie strategie porta ai risultati sperati e quali sono quelli che non sono performanti ed efficaci rispetto agli obiettivi prefissati. Per fare delle valutazioni si possono utilizzare diversi tool. Tra i più utili spicca Google Data Studio, che fa parte della suite di Google.

    Google mette a disposizione degli utenti del web numerosi tool che permettono una migliore organizzazione della vita personale e quotidiana. Sono gratuiti e per utilizzarli è sufficiente possedere un account Google.

    Google Data Studio è lo strumento lanciato sul web nel 2016 da Google che consente l’analisi dei dati, indipendentemente dalla loro mole, e la creazione di report. È destinato agli esperti di marketing, a chi possiede un sito web e a tutti coloro che vogliono essere presenti online per raggiungere obiettivi di business. 

    I dati possono essere estratti da più piattaforme contemporaneamente, tra cui i più noti social network, i siti web e i blog. Si possono organizzare sotto forma di tabelle, grafici e report, esportati e presentati a clienti o stakeholder che hanno interesse nei progetti portati avanti. I documenti prodotti possono essere personalizzati.

    Tutte le informazioni possono essere condivise con il team di lavoro, agevolando la collaborazione e il lavoro di squadra. I dati vengono visualizzati tutti su un’unica dashboard dall’interfaccia intuitiva che permette di avere una visione d’insieme dei risultati ottenuti con le proprie azioni.

    Per approfondimento: Google Data Studio: come usarlo al meglio per il tuo business

  • 6. Social Media Analytics: strumenti per analizzare la tua presenza sui social media 

    strumenti social media analytics

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    La maggior parte delle aziende e delle imprese ha compreso l’importanza di essere presente sui social network e ha aperto pagine e profili su piattaforme come Instagram, Facebook, Twitter, Twitter, TikTok, LinkedIn e altri canali. A seconda delle proprie possibilità si affidano ad esperti e professionisti, come social media manager, o cercando di comunicare autonomamente con il proprio pubblico ponendosi degli obiettivi da raggiungere.

    Per comprendere se la propria presenza sui social media è efficace e sta portando ai risultati sperati c’è bisogno di fare attività di social media analytics. È importante sia per i proprietari di realtà commerciali che vogliono capire se l’investimento che stanno portando avanti è profittevole, sia per i social media manager che vogliono mostrare ai committenti i risultati ottenuti o individuare il miglior modo per migliorare l’attività svolta.

    Sul web sono presenti numerosi strumenti per studiare e analizzare la presenza sui social network. Alcuni tool sono utilizzabili gratuitamente, altri richiedono la sottoscrizione di abbonamenti periodici per accedere alle funzionalità base o a quelle più avanzate.

    Attraverso gli strumenti di social media analytics si possono studiare diversi aspetti: il numero di seguaci, il livello di interazione, il coinvolgimento degli utenti, i click sui link pubblicati, le visualizzazioni ottenute o le performance delle campagne pubblicitarie

    Uno degli strumenti più utili è, senza ombra di dubbio, Google Analytics. Ci sono poi altri tool che rispondono alle esigenze più disparate e che restituiscono metriche importanti per l’analisi dell’attività social.

    Tra i tool più diffusi e più utilizzati, che facilitano anche la pianificazione e la programmazione dei contenuti social, ci sono Sprout Social, HubSpot, TapInfluence, BuzzSumo, Snaplytics, Curalate e Keyhole. Ognuno ha delle caratteristiche diverse e si concentra su specifici dettagli. In base alle proprie necessità se ne può utilizzare solo uno o più di uno per creare dei report completi.

    Per approfondimento: Social Media Analytics: strumenti per analizzare la tua presenza sui social media 

  • 7. Come analizzare Metriche e Dimensioni di Google Analytics

    Google social media analytics

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    Google Analytics è un punto di riferimento internazionale se si parla di studio dei siti e delle pagine web o di social media analytics. Allo stesso tempo il tool sviluppato dal colosso di MountainView è un alleato prezioso del mondo del business: più precisamente dei suoi reparti marketing

    I dati forniti da Google Analytics permettono di identificare chiaramente la cosiddetta Buyer Persona: quell’insieme di caratteristiche che aiutano a identificare il profilo o i profili del target ideale di un’azienda. La sua età, la sua provenienza, il suo genere, i suoi interessi e ovviamente le sue attività online

    Ma non finisce qui. Imparare a sfruttare a pieno le metriche di uno strumento di analytics come quello di Google permette di accompagnare tutte le fasi del Funnel Marketing: il percorso che inizia con il primo avvicinamento di un cliente potenziale e termina con il suo acquisto del bene o del servizio proposto. 

    Da un punto di vista tecnico il Funnel Marketing si articola in quattro step: consapevolezza (awareness), interesse (interest), considerazione (consideration) e acquisto (purchase). 

    Google Analytics fornisce metriche utili ad accompagnare tutte le fasi del Funnel Marketing: dalla consapevolezza iniziale all’acquisto finale

    Di solito i vari passaggi di un Funnel vengono studiati tenendo conto soprattutto di tre caratteristiche. Innanzitutto quelle relative al volume, riguardanti il traffico che smuove un sito, ma anche i contatti o le vendite che genera un’attività di sponsorizzazione. 

    Dopodiché si cerca di raccogliere dati in merito alla velocità, che invece tiene conto delle ore, dei giorni o delle settimane necessarie a raggiungere i numeri di cui sopra. Infine la qualità, che aiuta a inquadrare le potenzialità di conversione di un’operazione. 

    Le metriche di Google Analytics da tenere a mente variano a seconda delle caratteristiche che si stanno studiando. Ma anche a seconda della fase del Funnel Marketing in cui ci si trova. 

    Tra i dati più importanti si trovano comunque quelli legati al traffico, alle impressioni e al CTR: un acronimo che sta per Click-Through-Rate e che si ottiene proprio dividendo le impressioni per il volume di traffico. 

    Per approfondimento: Come analizzare Metriche e Dimensioni di Google Analytics

  • 8. Crea la tua dashboard con Google Data Studio

    Google Data Studio

    sdx15 / Shutterstock.com

    Google Data Studio, che oggi si chiama ufficialmente Google Looker Studio, è un tool estremamente utilizzato dagli esperti di marketing e da tutti coloro che attuano una strategia di presenza sul web e sui social network. Chi vuole ottenere successo e investire in azioni che riescono a convertire, ha bisogno di raccogliere e analizzare tutte le informazioni di cui può disporre e prendere decisioni consapevoli.

    Google Data Studio è stato lanciato nel 2016, all’interno faceva della suite Google Analytics 360. Era stato pensato come uno strumento di cui si sarebbero potuti servire soprattutto i team e le piccole realtà. In seguito, è entrato a far parte della Google Marketing Platform, che si occupa di analisi dati, marketing e pubblicità online.

    Con Google Looker Studio si possono raccogliere, leggere e organizzare i dati provenienti da diversi canali utilizzati e creare degli utili report e una dashboard dinamica che si aggiorna automaticamente e in tempo reale. Quest’ultima contiene il maggior numero di informazioni possibili in un’unica schermata. Chi si occupa delle strategie promozionali ha, così, tutto ciò che gli serve a portata di mano.

    Google Data Studio, oggi Google Looker, crea un collegamento diretto con Analytics e con i principali strumenti di raccolta dati di Google

    Dopo essersi registrati a Google Looker, per creare la propria dashboard e i report, bisogna indicare alla piattaforma quali connettori utilizzare, ossia quali programmi deve considerare come fonte per raccogliere i dati e le informazioni. Il tutto è facilmente personalizzabile, grazie alla presenza di temi e dei layout preimpostati. Se non si è soddisfatti, si può modificare manualmente tutti i contenuti a disposizione.

    Con Google Looker Studio si possono creare delle tabelle, degli schemi, delle sequenze temporali, dei grafici a barra o a torta, delle schede punteggi o utilizzare tanti altri elementi utili alla presentazione e alla spiegazione dei dati in proprio possesso.

    Per approfondimento: Crea la tua dashboard con Google Data Studio

  • 9. Estrarre e leggere i Report di Google Analytics

    Report analytics

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    Google Analytics è un tool perfetto per il marketing, ma anche per l’analisi di siti o social media. Non a caso viene utilizzato dalla stragrande maggioranza delle piattaforme più visitate in tutto il mondo. 

    Google Analytics nasce con l’obiettivo di estrapolare dati da pagine web di varia natura. Il software permette di ottenere tantissime informazioni diverse: ad esempio la posizione geografica dell’utente visitatore e la sua provenienza

    Per effettuare queste operazioni di web & social media analytics, il tool Google utilizza dei codici di tracciamento noti col nome di page tag. L’utente deve aggiungerli manualmente all’interno della pagina da monitorare. Allo stesso modo è possibile disattivare tutta una serie di attività di tracciamento ricorrendo a plugin specifici, o rendendo anonimo il proprio indirizzo IP.

    I report sono un elemento essenziale di Google Analytics: raccolgono i dati monitorati dal tool e li presentano all’utente in forma coerente e leggibile. Imparare a destreggiarsi tra i vari report disponibili permette di mettere subito a fuoco il tipo di dato di cui si ha maggiormente bisogno. 

    I report di Google Analytics permettono di visualizzare gruppi specifici di dati, ottenendo informazioni mirate sul proprio business

    Uno dei report Google Analytics più utilizzati in assoluto è la cosiddetta istantanea: una panoramica generica che tiene conto delle pagine e dei social tracciati dall’utente. Un altro report molto apprezzato è quello in tempo reale, che presenta tutta una serie di dati aggiornati ogni 30 minuti

    Il report del motore è quello ideale per evidenziare problemi di incompatibilità. Allo stesso modo il report acquisizione visitatori entra maggiormente nel merito dell’efficienza e del rendimento dei flussi di traffico. 

    Il report di efficienza e il report di comportamento del cliente si concentrano sugli utenti unici e i nuovi utenti: evidenziano le differenze di comportamento tra i primi e i secondi, offrendo indicazioni anche sui vari obiettivi di conversione.

    Il report del rendimento mobile è invece quello dedicato al monitoraggio di siti web su smartphone: analizza l’ottimizzazione delle pagine web, ma anche la frequenza di rimbalzo e il tasso di uscita. 

    Per approfondimento: Estrarre e leggere i Report di Google Analytics

  • 10. Da Google Analytics verso Hubspot: piattaforme a confronto

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    Google Analytics e HubSpot sono due programmi molto apprezzati in vari ambiti di business: vengono utilizzati da chi si occupa di comunicazione e social media, ma anche dai reparti di marketing

    Piuttosto che cercare di stabilire quale sia il software di analytics migliore, è utile analizzare da vicino alcune differenze fondamentali. Ad esempio, Google Analytics è uno strumento di analisi tecnica dei dati. Al contrario HubSpot è un programma di Customer Relationship Management (CRM), ovvero di Gestione delle Relazioni con i Clienti. 

    Google Analytics è perfetto per la creazione di report e statistiche. HubSpot invece si presta anche alla creazione di landing page e, più in generale, a diverse operazioni di digital marketing. 

    Google Analytics e HubSpot sono due programmi usati nell’ambito della creazione di report e dei social media analytics 

    Altre differenze tra i due programmi emergono provando a entrare più dettagliatamente nel merito dei KPI (Key Performance Indicators). Questo ricordando di fare riferimento al classico GA e non all’ultimo GA4.

    Google Analytics si approccia alle fonti di traffico con il sistema sorgente/mezzo. HubSpot invece riporta la fonte per il sito o per la pagina web intera e si basa sul dominio di riferimento. 

    Google Analytics entra più in profondità per quanto riguarda l’analisi di conversione, considerato che consente l’analisi di tutte le interazioni fatte da ogni singolo visitatore. 

    HubSpot invece fornisce report di marketing con un livello di dettaglio superiore e fornisce tutta una serie di strumenti di content strategy: dai consigli SEO on-page al conteggio del numero di link in entrata. 

    Infine Google Analytics e HubSpot permettono di fissare tipologie di obiettivo piuttosto differenti tra loro. Il primo ad esempio può creare obiettivi con valore monetario, studiando la frequenza di tutte le azioni di un utente in un sito. Il secondo invece può sviluppare preventivi in base al servizio o al team di vendita preso in considerazione. 

    Per approfondimento: Da Google Analytics verso Hubspot: piattaforme a confronto

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