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Watson, il supercomputer IBM che legge radiografie

Grazie ad algoritmi ad hoc e a un vastissimo database medico può riconoscere i tessuti malati negli esami diagnostici e segnalarli al medico

Futuro della medicina

I big data fanno il loro ingresso, in pompa magna, nel mondo della sanità e della medicina. Merito di Watson, il supercomputer sviluppato da IBM da qualche tempo a questa parte alla ricerca di una nuova "occupazione". Dopo aver sconfitto, con apparente facilità, avversari umani nel quiz televisivo Jeopardy e dopo essersi dato al cloud, Watson sembra voler prendere una "laurea" in medicina con specializzazione in radiografia. Nell'ambito di un progetto sperimentale portato avanti con l'Università di Vienna, l'intelligenza artificiale sviluppata da IBM ha iniziato a esaminare radiografie e altri esami diagnostici, così da supportare l'attività di medici e infermieri nella loro "battaglia" quotidiana per salvare vite umane.

 

IBM WAtson vince Jeopardy

 

Il dottor Watson

Grazie a nuovi algoritmi di intelligenza artificiale sviluppati ad hoc in collaborazione con diversi centri di ricerca europei (come il centro di ricerca IBM di Zurigo e i laboratori dell'Università di Vienna), Watson è ora "dotato" del senso della vista. Il supercomputer IBM è in grado di distinguere i margini di oggetti o tessuti e, dunque, può "capire" la differenza fra due oggetti, un singolo tratto in un disegno, oppure quella fra due tessuti nelle radiografie.

 

 

Come funziona il dottor Watson

La forza del supercomputer IBM non sta solo negli algoritmi pensati e perfezionati dagli ingegneri europei. Watson, infatti, ha a disposizione una vastissima collezione di dati sanitari (e cartelle mediche) cui fare riferimento per confrontare le radiografie appena realizzate e riuscire a distinguere tra tessuti sani e tessuti malati. Un aiuto fondamentale per chiunque si trovi a operare nel campo medico e, quotidianamente, ha a che fare con centinaia di radiografie: Watson può alleggerire il carico di lavoro di medici e radiografi, "evidenziando" solamente i casi ritenuti più gravi.

 

 

Una tecnologia potenzialmente accessibile a chiunque. Per interrogare l'intelligenza artificiale del supercomputer IBM, infatti, è sufficiente un normalissimo personal computer connesso alla Rete, grazie al quale inviare gli esami diagnostici a Watson e attendere il referto.

Tirocinio formativo

Il progetto portato avanti da IBM è ancora nelle primissime fasi di sviluppo, ma Watson dimostra già di "saperci fare" con la medicina. Secondo gli ingegneri e i tecnici IBM impegnati su questo progetto, il supercomputer ha un margine di errore non molto elevato: nell'80% dei casi è in grado di individuare i tessuti malati e "segnalarli" ai medici del reparto. E, grazie a un database in continuo aggiornamento ed espansione, Watson affina le proprie capacità diagnostiche e di individuazione dei tessuti malati all'interno delle radiografie e altri esami diagnostici. Facendo un parallelo con la carriera universitaria di un medico, si potrebbe dire che Watson è nel pieno del proprio tirocinio formativo.

Il futuro di Watson

 

 

Radiografie e esami diagnostici per la cura del tumore è solo la prima delle branche mediche nella quale IBM vuole impiegare il suo supercomputer. Secondo il cronoprogramma steso dal gigante statunitense dell'informatica, entro il 2017 Watson dovrebbe iniziare ad analizzare gli ecocardiogrammi, individuando malfunzioni complicate da trovare a occhio nudo.

Il deep learning

Alla base delle capacità cognitive – presenti e future – di Watson troviamo il cosiddetto deep learning. Si tratta di una branca dell'informatica e dell'intelligenza artificiale in piena fase di sviluppo e che dovrebbe permettere, in un futuro neanche troppo lontano, di dotare computer e supercomputer di una propria "intelligenza" e perspicacia. Il deep learning fa ricorso a vastissime reti neurali artificiali per analizzare le informazioni presenti in diversi archivi nel cloud (quindi, ai big data) per riuscire a comprendere – magari a grandi linee – il funzionamento del cervello umano e analizzare la realtà circostante così come lo farebbe una persona.

 

 

Grazie a Watson, IBM è tra le società più attive nel campo del deep learning, ma non è l'unica. Se il colosso informatico statunitense è impegnata in progetti per la cura di malattie rare, Facebook e Google sembrano essere maggiormente interessate all'analisi dei linguaggi naturali. Un settore, come è semplice immaginare, con margini di crescita ancora molto ampi, nel quale IBM e Watson vogliono recitare un ruolo di primaria importanza.

A cura di Cultur-e
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