Siete amanti della tecnologia e dei media (i nuovi o la continua evoluzione dei vecchi)? Il NAB Show di Las Vegas è il vostro Paese dei Balocchi. Ogni anno ad aprile, la National Association of Broadcasters – un variegato amalgama che unisce sotto la stessa egida imprenditori, sindacati e lobbisti appartenenti al mondo delle comunicazioni radiofoniche e televisive – organizza nella luccicante capitale del vizio una cinque giorni di spettacoli, convention, tavole rotonde, presentazioni sul futuro dell'immagine su schermo (o post schermo) e della sua fruizione.

Il NAB Show (6-11 aprile) fa per l'audiovisivo quelli che il Comic-Con di San Diego fa per la carta stampata. Per dare un'idea della sua importanza, nel 1996, con quattro mesi di anticipo sul lancio ufficiale, presenta al suo pubblico la prima trasmissione televisiva in HDTV. E nel 2006 svela agli addetti ai lavori, con un anno di anticipo rispetto al lancio sul mercato, la Red One, la macchina da presa digitale diventata, con le sue evoluzioni, lo standard dell'industria cinematografica.

Quest'anno gli àuguri del NAB Show confermano i trend in corso e danno notizie incoraggianti per i futuri sviluppi dell'intrattenimento audiovisivo. Innanzitutto la corsa alla nitidezza, che continua a bruciare le tappe (il Giappone presenterà a Cannes il primo cortometraggio in 8K) e a rendere sempre più vicina l'utopia di uno standard di proiezione a 4K per l'home video. Sony ha svelato i prezzi dei suoi due televisori 4K Ultra HDTV di prossima uscita: 5000 dollari per il 55 pollici, 7000 dollari per il 65 pollici, grande passo in avanti rispetto ai 40mila dollari chiesti da Samsung per il suo 85 pollici. A questi prodotti si aggiunge un media player da 700 dollari, in attesa che Sony provveda a dotarsi di un proprio sistema di distribuzione di film in 4K. Ma come si può creare uno standard se solo le Tv supportano la nuova tecnologia? Fortunatamente Intel ha annunciato l'imminente arrivo della prossima generazione della tecnologia Thunderbolt, che renderà possibile il passaggio di dati fra dispositivi a velocità ancora più stupefacenti (20 Gbit al secondo sia in entrata sia in uscita), permettendo di lavorare più agevolmente su materiale in 4K.

Un'altro tema fondamentale è l'oracolo di Delfi dei nuovi media: il Second Screen. La possibilità, per lo spettatore televisivo, di interagire con il prodotto che sta consumando (che sia uno show, un film, un videogioco) attraverso un dispositivo satellite (tablet, smartphone) sincronizzato con quello  principale. E la possibilità, certamente, che i produttori hanno di migliorare l'esperienza degli utenti e di monetizzare su questo nuovo tipo di fruizione. D'altronde il 36% degli spettatori del Super Bowl ha assistito allo show con le modalità sopra descritte. E la Nielsen ha già sviluppato, insieme a Twitter, nuove modalità per captare gli umori dell'audience attraverso il social network. Molte domande e poche risposte. Ma certamente si tratta di un tema caldissimo, attorno al quale si stanno svilluppando un numero non indifferente di start-up.

E, in ultimo, i fuochi d'artificio finali si sono concentrati sul futuro della produzione e della distribuzione dei materiali. Ai due angoli opposti troviamo: da una parte i grandi produttori, le reti televisive e le cable arroccate su sistemi e idee obsolete, che non tengono ancora abbastanza in conto la rivoluzione apportata dalla rete; dall'altra le grandi realtà delle nuove metodologie di distribuzione (Comcast, Netflix, Amazon), che lottano per i diritti dei contenuti creati dai network e allo stesso tempo, sfruttando il grande successo che stanno ottenendo, si attrezzano per produrre materiale proprio (ad esempio House of Cards). 

13 aprile 2013

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