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Riconoscimento vocale e visivo, Internet sviluppa udito e vista

La maggiore diffusione di assistenti vocali e dispositivi capaci di riconoscere volti e figure farà sviluppare sensi sempre più affinati alla Rete. Ecco le prospettive

Assistente vocale su smartphone

Sempre più oggetti intelligenti arrivano sul mercato, sempre più smart devices entrano nelle nostre case e l'Internet of Things (IoT) inizia a diventare realtà grazie a costi sempre più bassi, prodotti ormai realmente intelligenti e ad algoritmi di comprensione del linguaggio naturale che ci permettono di dialogare senza sforzo con (non più) semplici oggetti. Cosa dobbiamo aspettarci, allora, nel futuro prossimo? Quali sono le tendenze che si stanno affermando quando parliamo di IoT? E, soprattutto, dobbiamo realmente preoccuparci per la nostra privacy e temere scenari hollywoodiani alla Minority Report?

Sono tutte domande che hanno un senso e a cui bisogna rispondere. Ci ha provato la società di consulenza J. Walter Thompson Intelligence con il suo report "Speak Easy", frutto di numerose interviste ai consumatori dalle quali è emerso cosa vuole oggi il mercato, cosa è disposto ad accettare l'utente medio e di cosa invece ha ancora paura.

 

Apple HomePod

 

L'ascesa della tecnologia vocale

Il primo trend che si rileva parlando di Internet of Things è anche il più facile da rilevare: l'ascesa della tecnologia vocale e degli assistenti personali con cui l'utente può parlare. Nel 2017, nei soli Stati Uniti, sono stati venduti 22 milioni di dispositivi compatibili con Amazon Alexa, secondo le stime di Forrester Research. Numeri simili per Google Home mentre Apple Siri è ancora una nicchia del mercato, ma continua a crescere. Oltre che a questi tre big, l'utente può anche rivolgersi a una pletora di altri produttori di dispositivi elettronici che integrano la compatibilità con uno o più assistenti. Aziende come Lenovo, Bang & Olufsen, Anker, JBL e LG hanno mostrato al CES 2018 di Las Vegas i propri altoparlanti intelligenti compatibili con Google Assistant.

Ma gli assistenti vocali stanno entrando anche dentro prodotti fino a poco tempo fa impensabili: Kohler ha presentato un bagno a comando vocale, con uno specchio intelligente che integra Amazon Alexa e funge da centro di controllo per rubinetti, vasca da bagno e persino il WC che possono essere controllati con la voce. Anche se a molti potrebbe sembrare eccessivo, J. Walter Thompson Intelligence rileva che "parlare con gli oggetti" è qualcosa che piace ai consumatori: il 69% degli intervistati vuole comandare la televisione con la voce, il 66% gli interruttori, il 45% vuole parlare con il frigorifero. La voce è un mezzo naturale e facile per comunicare e ci fa risparmiare tempo e fatica, per questo vediamo di buon occhio tutto ciò che ci permette di interagire a voce con gli oggetti. Il 76% degli intervistati che già usano la tecnologia vocale afferma di farlo perché "è naturale". Ma è naturale perché la tecnologia ha fatto passi da gigante e oggi il tasso di errore nel riconoscimento vocale è pari al 5%, cioè tanto quanto il normale errore umano.

 

Orecchio bionico

 

Ma c'è di più: l'utente vuole relazionarsi con il proprio assistente vocale: il 43% degli utenti regolari della tecnologia vocale afferma di amare il proprio assistente vocale tanto da desiderare che diventi una persona reale. Secondo J. Walter Thompson Intelligence questa è una possibilità ma anche una sfida per le aziende: "I brand dovranno assicurarsi di creare le proprie voci e personalità per costruire un legame emotivo più profondo con i consumatori".

Il futuro: il riconoscimento visivo

La voce è solo l'inizio e sarà seguita a ruota dal riconoscimento visivo. Un parco in continua espansione di oggetti integreranno una telecamera, guidata da un software sempre più in grado di interpretare le immagini. Non è un caso che Pinterest abbia lanciato nel 2017 Lens, una caratteristica che è stata salutata come lo "Shazam per gli oggetti" e offre la possibilità di puntare la fotocamera del telefono su un oggetto e ottenere dalla App risultati rilevanti. Google ha invece lanciato Im2Calories per informarci sulle calorie dei cibi che fotografiamo, mentre gli scienziati del MIT lavorano a Pic2Recipe, una app che dalla foto di una pietanza ne ricostruisce la ricetta.

 

Occhio digitale

 

Il riconoscimento visivo è anche alla base di una funzionalità sempre più diffusa: lo sblocco degli smart devices tramite riconoscimento facciale. Face ID su iPhone X è solo l'esempio più famoso: il software riconosce il volto di un utente e sblocca il telefono se corrisponde al profilo salvato. Nest, cioè Google, ha invece presentato Nest Cam IQ: una videocamera di sicurezza che riconosce i familiari e lancia l'allarme solo se riprende estranei sconosciuti. L'industria automobilistica sta facendo qualcosa di simile: la startup cinese Byton ha mostrato una concept car elettrica che riconosce passeggeri e conducenti e si sblocca automaticamente le portiere quando li vede e che modifica la posizione del sedile in base alle preferenze del conducente che ha riconosciuto.

La privacy ai tempi dell'IoT

Oltre all'entusiasmo, non mancano le preoccupazioni per la privacy derivanti da questa esplosione di telecamere, microfoni e sensori di ogni tipo. Marios Savvides, fondatore e direttore del Biometrics Center della Carnegie Mellon University, spiega: "Penso che Hollywood abbia fatto un ottimo lavoro nel diffondere la paura della biometria. Minority Report, tutti questi film... la gente ha paura di essere monitorata. È possibile? Sì, certo. Qualsiasi tecnologia può essere utilizzata nel bene o nel male".

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I recenti scandali sulla violazione dei database di grandi aziende e i conseguenti furti di milioni di profili con tutte le informazioni collegate, non fanno altro che rafforzare questi timori. Inutile negarlo: ogni oggetto intelligente raccoglie dati sul nostro comportamento e sulle nostre abitudini e li deposita su un server remoto, in genere allo scopo di migliorare il servizio che ci offre. Se però quel server non è abbastanza sicuro, è un problema per tutti.

 

Google Home

 

Il futuro degli smart devices e della IoT

Internet of Eyes e Internet of Ears, internet degli occhi e internet delle orecchie: è questa la definizione usata da J. Walter Thompson Intelligence per definire lo stato attuale dell'IoT. Ma quale sarà, invece, il futuro? I progressi dell'intelligenza artificiale renderanno possibile a telecamere e altoparlanti non solo il riconoscimento dei consumatori, ma anche la comprensione delle loro esigenze, abitudini, gusti. Tutti dati che fanno gola a marchi e inserzionisti, che potranno fornire ai propri utenti una esperienza migliore e più ricca e un maggiore coinvolgimento. "Finché i requisiti di sicurezza saranno rispettati – conclude J. Walter Thompson Intelligence - i marchi possono utilizzare tali tecnologie per creare coinvolgimento e aggiungere valore all'esperienza del cliente".

A cura di Cultur-e
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