Le immagini delle onde, alte anche diversi metri, che arrivano e sommergono quello che incontrano nel loro passaggio resteranno per sempre negli occhi di tutti. Gli tsunami che hanno devastato le coste del sud-est asiatico nel 2004 (Indonesia) e nel 2011 (Giappone) sono tra i peggiori disastri naturali che si ricordino: migliaia di morti, danni per centinaia di miliardi di euro, intere città rase al suolo e la morfologia del terreno cambiata per sempre. Questi alcuni degli effetti provocati dai due maremoti di questo inizio di secolo: eventi disastrosi, che hanno segnato la vita di milioni di cittadini e la memoria collettiva.

 

Il maremoto del Giappone del 2011

 

Il maremoto indonesiano e il maremoto giapponese, però, hanno avuto a loro modo anche degli effetti “positivi”. Anche a causa di questi due eventi, infatti, è stata intensificata la rete di ricettori e segnalatori che costituiscono lo “Tsunami warning system”, sistema di monitoraggio degli oceani e dei mari dove il rischio di un maremoto è più elevato.

Lo Tsunami warning system

I primi, rudimentali sistemi di allerta maremoto sono stati costituiti a partire dagli anni '20 del secolo scorso nelle Hawaii. Sistemi tecnologicamente più avanzati ed estesi sono stati sviluppati a partire dal 1 aprile 1946, quando il terremoto delle Isole Aleutine (Alaska) provoca un'onda anomala alta diversi metri che si abbatte, dopo qualche ora, sulle coste delle Hawaii (più precisamente sulla città di Hilo).

 

Sistema di segnalazione dei pericoli

 

Oggi lo Tsunami warning system è costituito da migliaia di sensori con lo scopo di monitorare la formazione di eventuali maremoti e avvertire per tempo la popolazione, così da ridurre i danni e le morti causate da questo cataclisma naturale. Il sistema di allerta maremoti si compone di due elementi: da un lato troviamo la rete di sensori che monitora costantemente il livello del mare; dall'altro un'infrastruttura comunicativa ampiamente estesa e dedicata, necessaria per informare tempestivamente la popolazione su eventuali situazioni di pericolo.

Negli ultimi anni la diffusione del web e degli smartphone ha permesso di aggiungere altri tasselli alla rete comunicativa utilizzata dallo Tsunami warning system: grazie a portali web dedicati e applicazioni per iOS e Android sviluppate appositamente, le allerte-maremoto possono contare su una diffusione più ampia e capillare (con il sistema delle notifiche push degli smartphone, ad esempio, si possono raggiungere singolarmente e contemporaneamente centinaia di migliaia di persone).

Il sistema web dello Tsunami warning system

Il sistema di allerta maremoto si compone di centri internazionali e centri regionali che gestiscono la rete di sensori e le infrastrutture comunicative. Tre i centri di controllo e coordinamento più importanti: il National tsunami warning center, che si occupa di monitorare le coste degli Stati Uniti, del Canada, delle Isole Vergini e del Puerto Rico;

 

National tsunami warning center

 

il Pacific tsunami warning center, la cui giurisdizione si estende sulle coste delle isole Hawaii, degli altri arcipelaghi dell'Oceano Pacifico e del Mar dei Caraibi; l'International tsunami information center, organo dell'UNESCO che coordina il lavoro di una serie di centri di allerta regionali di dimensioni minori che coprono, a grandi linee, i restanti mari e oceani mondiali. Altrettanto importante, soprattutto per l'emisfero australe, l'Australian tsunami warning centre che, come lascia intendere il nome, monitora la situazione delle acque dei mari e degli oceani che circondano l'Australia.

 

Australian tsunami warning centre

 

Nel caso in cui si volesse avere una visione d'insieme su eventuali allerte maremoto diffuse da uno dei centri di monitoraggio nazionali o internazionali, si può fare affidamento al portale tsunami.gov oppure al National data Buoy Center. Nel primo caso si potrà consultare una lista con gli ultimi bollettini di allerta diffusi a livello globale; nel secondo caso, invece, si potrà monitorare la situazione della rete di sensori distribuita a livello globale, verificando quali abbiano ricevuto dei segnali nelle ultime ore o negli ultimi giorni.

Google Crisis Map

 

 

Altrettanto utile per valutare le situazioni di allerta è la mappa delle crisi realizzata da Google (Google crisis map). Si tratta di uno strumento basato sui dati raccolti in Rete e aggiornabile direttamente dagli utenti che permette internauti di reperire, in maniera facile e quasi istantanea, informazioni utili sulle varie calamità naturali (tsunami inclusi) in corso in tutto il mondo. Google crisis map mette a disposizione gli ultimi rilevamenti fatti in loco, immagini satellitari, informazioni sul traffico e sulle possibili vie di fuga dai luoghi del disastro e molto altro ancora.

Le applicazioni per l'allerta tsunami

Sia sull'App Store di Apple, sia sul Play Store di Google è possibile trovare e scaricare applicazioni che, grazie a widget e al sistema delle notifiche push, permette agli utenti di conoscere istantaneamente la diffusione di eventuali bollettini di allerta maremoto.

  • Le app per iOS. Tra le varie applicazioni disponibili sull'App Store, due si segnalano per la completezza di informazioni fornite all'utente e la capacità di diffondere velocemente le allerte tsunami. Chiunque voglia ricevere notizie aggiornate su terremoti ed eventuali onde anomale potrà scaricare sul proprio dispositivo della Mela una tra Tsunami Alert e Quake Spotter

 

Tsunami alert per iOS

 

  • Le app per Android. Discorso analogo per tutti i dispositivi del robottino verde. Tra le varie applicazioni presenti sul Google Play Store, due sembrano avere una marcia in più. Tsunami Alert e Disaster Alert forniscono informazioni complete e tempestive su maremoti e altre calamità naturali avvenute in tutto il mondo.

A cura di Cultur-e Costruisci il tuo futuro con la connessione Fastweb