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Flash mob, inusuali, estemporanei e veloci. Ecco cosa sono

L'idea fu di un redattore di Harper's Magazine, che voleva mostrare la voglia di apparire del cittadino comune. Divennero in brevissimo tempo una moda e un fatto di costume. Ecco cosa sono i flash mob

Un flash mob organizzato a Roma

 

Tutto iniziò nel 2003, quando Bill Wasik, redattore della rivista Harper’s Magazine, volle mettere alla prova se stesso e la voglia di apparire dei newyorchesi. Il giornalista decise di organizzare un’esibizione di gruppo nel pieno centro della Grande Mela, un mob (solo successivamente venne chiamato flash mob) a Manhattan. Non c’erano motivazioni particolari, come lo stesso Wasik spiegò successivamente: l’unico obiettivo era quello di creare un evento altamente scenografico. E di dimostrare quanto il “cittadino medio” volesse per forza essere parte della next big thing.

 

Un flash mob pillow, ovvero guerra di cuscinate

 

Peccato, però, che il primo tentativo si risolse in un buco nell’acqua, per la scarsa organizzazione dei ballerini improvvisati. Wasik non demorse e ci riprovò alcuni giorni dopo: era il 3 giugno 2003 e finalmente il primo flash mob della storia poteva dirsi riuscito. Il palcoscenico prescelto fu uno dei tanti Macy’s sparsi a Manhattan, mentre ai 140 partecipanti venne dato appuntamento in quattro bar della città, dove vennero adeguatamente istruiti sul da farsi. All’ora prestabilita 130 persone fecero il loro ingresso al nono piano del centro commerciale newyorchese chiedendo ai commessi di aiutarli a trovare un “tappeto dell’amore” per la loro comune. Nel giro di pochi minuti, però, i “comunardi” scomparvero, lasciando piuttosto stupiti i poveri commessi di Macy’s. Da giugno a settembre 2003 Wasik riuscì nell’impresa di organizzare con successo altri 5 flash mob, creando di fatto uno spettacolo il cui solo obiettivo è quello di creare una maestosa, per quanto improvvisata, scenografia. Nel 2004, la parola flash mob entrò a far parte dell’undicesima edizione del Concise Oxofrd English Dictionary, che lo definì uno show inusuale e senza senso.

Oggi per flash mob si intendono soprattutto coreografie collettive organizzate (solitamente in segreto) su Internet che si traducono in affollatissime ed estemporanee assemblee pubbliche. Un po’ l’antenato dell’Harlem Shake, per intendersi, solo su più vasta scala. Per qualche anno quella del flash mob fu una vera e propria moda virale, che si diffuse ai quattro angoli del globo.

 

 

L’acme, però, si raggiunse nel corso della puntata inaugurale (live sul lungolago di Chicago) della 24esima stagione dell’Oprah Winfrey Show. Sul palco di Michigan Avenue salirono i Black Eyed Peas per cantare I Gotta Feeling, loro successo del momento. Pian piano le prime file di spettatori iniziarono a muoversi al ritmo della musica, coinvolgendo poi anche gli altri. Alla fine furono ben 21mila le persone che presero parte al flash mob, incantando e stupendo la stessa Oprah Winfrey.

 

 

In Italia, però, non siamo da meno. A novembre dello scorso anno, circa 20 mila persone (c’è chi parla di 15 mila partecipanti, chi di 30 mila) si radunarono in Piazza del Popolo e iniziarono a ballare e dimenarsi sulle note di Gangnam Style. Lo show, che si è svolto sotto un pallido sole invernale, ha riempito la grandissima piazza romana all’inverosimile, per quello che in molti ritengono essere uno dei migliori flash mob di sempre.

 

4 aprile 2013

 

A cura di Cultur-e
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