L'obsolescenza programmata sembra non riguardare solamente hardware del computer, televisori ed elettrodomestici vari. Anche i protocolli comunicativi che regolano la Rete, infatti, sembrano "soffrire" della stessa problematica. Le tecnologie e i formati file utilizzati agli albori delle reti informatiche sono ad oggi inutilizzabili e tutte le comunicazioni inviate tra la fine degli Anni '60 e l'inizio degli Anni '70 non sono più leggibili (basti pensare ai primi messaggi email scambiati attraverso Arpanet,  per esempio).

 

web permanente

 

Una problematica, però, che non riguarda esclusivamente il nostro passato. Nulla vieta, infatti, che una situazione analoga torni a ripetersi tra una decina d'anni e riguardi i protocolli, standard e formati file utilizzati oggi. Una prospettiva tutt'altro da escludere a priori vista la velocità con cui si evolve il campo delle telecomunicazioni e delle reti informatiche. In questo senso può anche darsi che i siti web che visitiamo quotidianamente diventino (quantomeno nella forma attuale) inaccessibili da qui a pochi anni.

Si pone quindi l'esigenza di trovare un metodo per archiviare pagine html, interi portali e i vari contenuti multimediali che sono presenti nel web in maniera da renderli disponibili e fruibili in qualunque momento. Anche in un futuro prossimo, quando l'evoluzione tecnologica potrebbe renderli non più accessibili. Una sfida complessa, alla quale stanno lavorando alcune di quelle personalità (come Vint Cerf) che, nei decenni passati hanno dato un grosso contributo alla creazione della Rete e dei suoi protocolli.

L'archivio della Rete

 

wayback machine

 

A dir la verità, è già in atto un tentativo di creare un database che raccolga pagine web e contenuti multimediali. La Wayback Machine (letteralmente, "macchina del tempo andato") è un'iniziativa dell'organizzazione no-profit Internet Archive. Sfruttando web crawler, simili in tutto a quelli dei motori di ricerca, la Wayback machine scansiona il web alla ricerca di nuove pagine o nuovi siti. Una volta che si individua un nuovo contenuto, la macchina del tempo digitale ne effettua una copia e la salva all'interno del proprio archivio, così che qualunque internauta possa cercarla e consultarla.

Questa iniziativa, sponsorizzata dallo stesso Vint Cerf, non è esente da complicazioni. Innanzitutto Wayback Machine potrebbe non riuscire a intercettare tutti i nuovi contenuti che compaiono quotidianamente in Rete e pertanto alcuni pezzi del web potrebbero restare del tutto "scoperti" e non arrivare a essere giammai preservati. Se si considera che la macchina del tempo digitale è un silos centralizzato di informazioni, nel caso in cui i server dell'Internet Archive dovessero essere irraggiungibili (a causa di un guasto o anche solo per risorse economiche che scarseggiano), gli internauti non potranno più accedere al (per il momento unico) database storico del web.

Interplanetary File System

 

interplanetary file system

 

Da alcuni anni a questa parte alcune organizzazioni no-profit interessate al futuro della Rete stanno lavorando alla realizzazione di un protocollo che sia in grado di archiviare tutte le informazioni presenti nel web senza pesare troppo su un'unica infrastruttura tecnologica. La parola chiave dell'Interplanetary File System ("Sistema File Interplanetario", questo il nome dell'iniziativa) è quindi decentralizzare.

Sfruttando alcune tecnologie alla base di Bitcoin e del protocollo peer-to-peer Torrent, l'IPFS (acronimo di Interplanetary File System) crea un web permanente (permanent web in inglese) distribuendo "pezzetti" di portali e siti web tra tutti gli internauti che decidono di installare il programma client associato al progetto sul proprio computer. Nel caso una dorsale o un server dovesse risultare irraggiungibile e un portale non più visitabile, il sistema IPFS andrà automaticamente alla ricerca dei "pezzetti" archiviati corrispondenti a quelli mancanti e li renderà nuovamente disponibili. Inoltre, questi archivi distribuiti e decentralizzati permettono di consultare versioni precedenti della stessa pagina o del portale allo stesso modo in cui è possibile visualizzare le vecchie modifiche di una voce su Wikipedia. Insomma, una vera e propria macchina del tempo del web che, grazie ai protocolli di Bitcoin e Torrent, è in grado di appoggiarsi su molti e diversi nodi della Rete per archiviare i suoi contenuti web.

Come funziona IPFS

 

come funziona IPFS

 

La distribuzione decentralizzata dei contenuti con IPFS sfrutta, come detto, alcune tecnologie legate a Bitcoin e Torrent. A ogni risorsa web è legato un identificativo hash univoco che consente di distinguere ogni singola risorsa eliminando così eventuali doppioni, tracciando, nel contempo, eventuali vecchie versioni dello stesso oggetto. Ogni nodo della rete (basandosi sulle direttive del protocollo Torrent) archivia esclusivamente le informazioni cui è direttamente interessato (una pagina web cercata in passato, ad esempio) e dati relativi all'indicizzazione delle informazioni stesse (così da facilitare la ricerca da parte di altri utenti).

L'insieme di queste tecniche consente di distribuire le informazioni su un network di nodi piuttosto ampio e di renderle facilmente rintracciabili. La ricerca dei contenuti si baserà quindi sull'identificativo hash, così da essere certi di trovare esattamente quello che si cercava rimanendo anche al riparo di eventuali malfunzionamenti della Rete proprio in virtù del fatto che le informazioni su sui si basa il progetto sono disseminate e ridondate su numerosi nodi tra loro indipendenti.

A cura di Cultur-e Costruisci il tuo futuro con la connessione Fastweb