Ogni anno i produttori di smartphone presentano nuovi prodotti nelle varie fasce di prezzo, dai top di gamma a scendere fino ai medi e ai low cost. Quest'anno hanno fatto anche di più, inaugurando la fascia di mercato "premium", un aggettivo tramite cui i big dell'elettronica giustificano un prezzo dei dispositivi che ormai supera ampiamente i mille euro.

Dall'altro lato, quello di chi gli smartphone li compra e non li vende, il pubblico si divide sostanzialmente in due fazioni: chi vorrebbe cambiare modello ogni anno, per avere sempre l'ultimo smartphone uscito sul mercato, e chi lo cambia solo quando si rompe o quando il telefono proprio non ce la fa più.

In mezzo ci sono i sospetti e le accuse di obsolescenza programmata, cioè di un invecchiamento dei dispositivi studiato a tavolino per stimolare l'acquisto di un prodotto nuovo. Sullo sfondo, però, resta sempre la stessa domanda: ha veramente senso cambiare smartphone in continuazione?

Una domanda che, nel 2021, assume ancor più importanza che in passato vista la perdurante "crisi dei chip". Una crisi che ha modificato anche i piani di molti produttori di smartphone, che stanno usando praticamente tutti i tipi di SoC e di altri componenti elettronici a disposizione nei loro modelli, creando decine di varianti pur di poter produrre e vendere qualcosa di nuovo.

Quanto dura uno smartphone

smartphone

Negli Stati Uniti una gran parte degli smartphone viene venduta tramite gli operatori di telefonia mobile, con una sorta di contratto di leasing che prevede un canone mensile molto basso e poi, al termine del secondo anno, la possibilità di passare ad un modello più nuovo pagando una piccola cifra e ricominciando con le rate. Il risultato di questa politica è che molti americani cambiano smartphone ogni due anni.

Dall'altro capo del mondo, in India, per comprare uno smartphone low cost bisogna spendere l'equivalente di due stipendi mensili. In mezzo, in Europa, la situazione è ancora diversa e di sicuro più variegata.

Non è affatto detto che lo smartphone che viene dimesso sia realmente troppo obsoleto per continuare a funzionare con le app recenti di uso comune

Al contrario, moltissimi smartphone che vengono chiusi in un cassetto o dati in permuta per comprare un modello nuovo avrebbero le caratteristiche tecniche sufficienti per "lavorare" ancora diversi anni.

Con gli smartphone prodotti a partire dal 2020, poi, questa situazione è diventata ancora più evidente: a partire dalla fascia media gli smartphone recenti hanno una potenza persino eccessiva rispetto alle reali esigenze degli utenti.

Il nodo della batteria

batteria smartphone

Se non è la potenza che manca negli smartphone "vecchi", forse è la batteria a spingere più spesso gli utenti a cambiare modello. La batteria è il componente che invecchia prima negli smartphone: ogni ciclo di carica e scarica la rende meno capace di accumulare elettroni alla ricarica successiva, così già dopo pochi mesi l'autonomia del telefono cala inesorabilmente.

Da diversi anni le batterie degli smartphone non sono rimovibili, quindi per cambiarle serve l'intervento di un tecnico. Ma la maggior parte degli utenti prende la palla al balzo e, invece di cambiare batteria, cambia smartphone allettato dalle maggiori potenzialità del modello appena uscito (che resteranno spesso inutilizzate, come già visto), da uno schermo più grande e, solo raramente, da tecnologie realmente nuove e innovative, come il 5G.

Questa tendenza non può che andare a crescere nei prossimi anni, a causa della ricarica rapida ad alta potenza: più è alta la potenza di ricarica, infatti, maggiore è l'impatto sulle delicate batterie a ioni di litio usate negli smartphone.

La questione ambientale

smartphone rifiuti elettronici raee

Quello che quasi nessun utente prende in considerazione quando cambia lo smartphone è la questione ambientale: i telefoni moderni sono rifiuti elettronici, difficilissimi da smaltire a causa della presenza, al loro interno, di elementi chimici molto inquinanti e difficili da trattare. Le filiere del riciclo esistono, anche in Italia, ma è forse meglio ipotizzare una seconda vita per il vecchio smartphone prima di dismetterlo definitivamente.

Poi, quando il telefono non sarà realmente più utilizzabile per fare alcunché, si potrà sfruttare il meccanismo dell'uno-contro-uno: portando il vecchio telefono in negozio, al momento dell'acquisto di un nuovo modello, il negoziante è tenuto a ritirarlo gratuitamente e ad avviarlo allo smaltimento a norma di legge.

Se invece il telefono non è ancora molto vecchio, ma non lo si vuole destinare ad altri utilizzi, va anche considerata l'ipotesi di venderlo sul mercato di seconda mano: faremo felici chi sta cercando quel modello ad un prezzo inferiore e allontaneremo il giorno in cui il telefono diventerà un rifiuto ostico da smaltire.

A cura di Cultur-e Costruisci il tuo futuro con la connessione Fastweb