Al momento del suo rilascio nell'App Store – più di tre anni fa, ormai – Siri ebbe un impatto incredibile non solo sull'universo Apple e iPhone, ma anche su quello dei concorrenti (Google e Android in testa). Fu il primo, vero, assistente vocale in grado di interagire attivamente con l'utente e fornirgli i servizi richiesti nel giro di pochi secondi. Dopo Siri – acquistato nel 2011 dalla stessa Apple – fu il turno di Google Now e Samsung S-Voice, che implementarono all'interno di Android sistemi di riconoscimento vocale simili a quelli utilizzati da Siri.

I suoi creatori – gli scienziati del centro di ricerca statunitense SRI – estrassero il proverbiale coniglio dal cilindro, anche se non erano proprio nuovi ad imprese del genere (dagli stessi laboratori sono usciti gli schermi LCD, il mouse e collaborò con DARPA nella creazione di Internet.

Provaci ancora SRI

Oggi quegli stessi scienziati ci riprovano, presentando quella che ad una prima occhiata sembra essere l'erede naturale di Siri. Il suo nome in codice è Bright ed è un complesso sistema di sensori, microcamere e computer che, teoricamente, prevede e anticipa i bisogni dell'utente. Ad oggi Bright è solamente un prototipo, ma potrebbe ben presto trovare posto – sotto forma di software o app – negli smartphone, tablet e laptop di ultima generazione come rimpiazzo degli assistenti vocali.

 

 

Un servizio simile viene già fornito da Google Now – l'assistente vocale di Google, ad esempio, può fornire gli orari dell'autobus quando si è in attesa ad una fermata – ma Bright dovrebbe essere ancora più evoluto, riuscendo ad interagire in un ambiente complesso e pieno di stimoli come può essere quello dell'ufficio.

Desktop cognitivo

Grit Denker, uno degli scienziati dello SRI, definisce Bright come un desktop cognitivo, capace di apprendere e di adattarsi all'ambiente in cui si trova. Nella sua configurazione attuale, Bright è composto da tre videocamere, dei monitor e un normale computer desktop. Le telecamere servono per scrutare ogni singola azione che Grit Denker compie; i monitor, invece, riportano dei log delle azioni registrate, mentre il computer è la “postazione di lavoro”, ovvero il fulcro stesso del progetto grazie al quale la scienziata dello SRI interagisce con il mondo esterno.

Se, ad esempio, la Denker dovesse ricevere una mail dalla banca con la richiesta di un meeting, Bright registrerebbe tutte le azioni compiute dalla scienziata. Terrebbe traccia dell'apertura della mail, il tempo trascorso a leggerlo e la chiusura del messaggio.

Facilitare

Bright è stato creato con lo scopo di facilitare e velocizzare molte delle azioni ripetitive che si compiono ogni giorno davanti ad un computer o uno smartphone. Dall'apertura delle mail all'annotazione degli appuntamenti, Bright potrebbe occuparsi di tutto ciò (e molto altro) facendo risparmiare moltissimo tempo agli utenti.

 

 

La strada da percorrere, comunque, è ancora molto lunga. La Denker e il suo team stanno tentando di adattare gli strumenti tecnologici oggi esistenti per ottenere risultati il più possibili accurati e aumentarne, di volta in volta, l'efficienza. “Conoscere un utente è un lavoro lungo e complicato – ammette Bill Mark, vicepresidente del settore Ricerca e Informazione di SRI –. Il vero problema sta nel ricavare informazioni rilevanti da una quantità di dati sostanzialmente piccola. Non è affatto semplice ridurre ad algoritmi informatici comportamenti complessi e, apparentemente, senza logica come quelli assunti a volte da moltissime persone. Questi algoritmi lavorano molto meglio su quantità di dati molto più ampi”.

Il sistema è attualmente focalizzato sull'indexing cognitivo, ovvero sul processo che lega assieme vari indizi e prova a predire quale sarà l'azione successiva da compiere.

2 agosto 2013

A cura di Cultur-e Costruisci il tuo futuro con la connessione Fastweb