Kaspersky Lab, attacchi crypto-ransomware quintuplicati

Kaspersky Lab, gli attacchi crypto-ransomware si diffondono sempre di più

Il numero delle vittime continua ad aumentare. Sono 718.536 gli utenti colpiti tra aprile 2015 e marzo 2016, una cifra 5,5 volte superiore rispetto a quella relativa allo stesso periodo 2014-2015
Kaspersky Lab, gli attacchi crypto-ransomware si diffondono sempre di più FASTWEB S.p.A.

Gli attacchi crypto-ransomware sono diventati un vero e proprio "business". Il numero delle vittime, infatti, continua ad aumentare: sono 718.536 gli utenti colpiti tra aprile 2015 e marzo 2016, una cifra 5,5 volte superiore rispetto a quella relativa allo stesso periodo 2014-2015. Le aggressioni producono conseguenze irreversibili che spesso portano le vittime a pagare per la decriptazione, spingendo sempre più cyber-criminali a entrare nel "giro".

Una vera e propria epidemia che Kaspersky Lab ha cercato di comprendere a pieno attraverso una ricerca su come il problema si è sviluppato nell'arco di 24 mesi. Lo studio ha indagato sia sugli dei ransomware "screen-blocker", sia su quelli criptatori e ha coperto un periodo completo di due anni, diviso in due parti da 12 mesi per evidenziare meglio i cambiamenti.

Tra i principali risultati, è stato riscontrato che rispetto al periodo aprile 2014 - marzo 2015, il numero di attacchi (2015-2016) da parte di qualsiasi tipo di ransomware in tutto il mondo è aumentato del 17,7%. I malware criptatori, in particolare, sono cresciuti 5,5 volte (e i Paesi più colpiti sono Germania, Italia e Stati Uniti), mentre Il numero di utenti attaccati dai blocker (ransomware che bloccano lo schermo) è diminuito del  13,03%. 

Utenti e aziende, possono però proteggersi. A tal fine, Kaspersky offre alcuni consigli. Eccone alcuni:

  • Fare il backup regolarmente
  • Usare una soluzione di sicurezza affidabile e non disattivare le funzionalità avanzate di protezione integrata
  • Tenere aggiornati i software sul Pc
  • Controllare i file che si scaricano da Internet o si ricevono via email, specialmente se da fonti non affidabili. In altre parole, se quello che dovrebbe essere un file mp3 ha l'estensione .exe non si tratta sicuramente di musica, ma si tratta di un malware
  • Se per qualsiasi ragione i file su un dispositivo sono stati criptati e viene chiesto all'utente di pagare un riscatto, non bisogna assolutamente pagarlo. Ogni bitcoin trasferito nelle mani dei criminali non fa che aumentare la loro fiducia nella profittabilità di questo genere di crimini informatici, il che porta alla creazione di nuovi ransomware. Meglio affidarsi ad aziende di sicurezza e alle forze dell'ordine
  • Installare regolarmente le patch per le vulnerabilità software
  • Le aziende devono formare i dipendenti: molto spesso l'infezione ransomware inizia a causa di una mancanza di conoscenza riguardo alle minacce informatiche più comuni e ai metodi usati dai criminali per infettare le vittime.


23 giugno 2016

La Redazione
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