L'India contro il porno online

India, bloccati 857 siti porno

Il blocco, poi rientrato, era nato dall'ideache la pornografia online sia tra le cause dell'aumento di violenze sessuali
India, bloccati 857 siti porno FASTWEB S.p.A.

Niente sesso (online) siamo indiani. Il governo di New Delhi ha ordinato il blocco di 857 siti porno, scatenando un'ondata di proteste sui social. Venerdì 31 luglio il dipartimento delle Telecomunicazioni ha inviato una circolare ai maggiori provider di servizi Internet, con una lista di siti da oscurare. Tuttavia solo pochi operatori hanno attuato la disposizione e quindi molti siti hard sono ancora accessibili nella patria del kamasutra. In seguito alle proteste il governo ha poi fatto marcia indietro il 4 agosto e ha ritirato la decisione di oscurare i website.

L'oscuramento dei siti a luci rosse "è stata revocata" ha detto il ministro dell'Informazione Ravi Shankar Prasad precisando però che "soltanto quelli che promuovono pornografia infantile saranno bloccati". A tale proposito, ha continuato, sarà emanata una nuova ordinanza.

La censura erastata ordinata sulla scorta dell'articolo della legge indiana sull'Information Technology che dà al governo ampi margini di manovra sul controllo di Internet. La decisione di bloccare i siti a luci rosse era nata dal fatto che alcuni ritengono che la pornografia online sia tra le cause dell'aumento di violenze sessuali in India. La disposizione è stata molto criticata perché violerebbe i diritti costituzionali della libertà di pensiero. Proprio per questo motivo, agli inizi di luglio la Corte suprema indiana aveva respinto la richiesta di oscuramento avanzato in un ricorso di un avvocato in quanto violava le libertà individuali garantite dalla Costituzione. Tra le voci che si sono levate contro la "politica moralista" del governo c'è stata anche quella anche lo scrittore Chetan Bhagat, autore di numerosi romanzi in inglese e idolo di milioni di giovani indiani. In un tweet ha definito il divieto come "contrario alla libertà personale" e "non praticabile".

L'11 agosto il governo indiano ha ammesso che "non può spiare i cittadini che fanno uso di pornografia sul loro telefonino o nella loro camera da letto". Intervenendo davanti alla Corte Suprema, il Procuratore generale Mukul Rohatgi ha spiegato che la decisione di oscurare i siti "non è un'intrusione nella privacy" e che non "possiamo diventare uno stato totalitarista", ma che è assolutamente necessario bloccare la pornografia infantile online. Rohatgi ha ricordato la recente iniziativa del premier Narendra Modi battezzata "Digital India" e che intende connettere alla Rete milioni di indiani. "Come possiamo attuare una politica della morale - si è chiesto - quando oggi chiediamo ai nostri cittadini di darci suggerimenti attraverso internet su diversi temi di interesse pubblico?". 

3 agosto 2015 (aggiornato l'11 agosto)

La Redazione
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