Immagini satellitari

Immagini satellitari utilizzate per prevedere il crollo dei ponti

Le immagini via satellite potrebbero riuscire ad analizzare i movimenti dei ponti, cosa che permetterebbe di prevederne l'eventuale crollo
Immagini satellitari utilizzate per prevedere il crollo dei ponti FASTWEB S.p.A.

I ricercatori del Jet Propulsion Lab della NASA e l'Università di Bath, nel Regno Unito, credono che le immagini satellitari avanzate possano essere utilizzate anche per uno scopo più attento: analizzare i più piccoli movimenti delle infrastrutture come ponti e strade che potrebbero essere segni di un loro potenziale collasso.

Quando si tratta di progetti infrastrutturali come i ponti, città e comuni si sforzano di condurre ispezioni regolari ed eseguire interventi di manutenzione preventiva. Questo mantenimento, tuttavia, richiede importanti investimenti sia di materiali che di manodopera, e abbastanza spesso le strutture cadono nel dimenticatoio fino a quando succede qualcosa di catastrofico.

Negli ultimi anni, l'aumento delle reti cellulari e wireless ha consentito il monitoraggio remoto dei ponti in cui sono installati i sensori. Questi hanno spesso riportato in modo autonomo informazioni su segnali di movimento, che possono indicare lo stato di salute di una struttura. Ma quei sensori non raccontano l'intera storia, e possono rilevare i problemi di un ponte solo se questi accadono nelle aree in cui i sensori sono stati installati.

Coprire completamente ogni ponte di sensori non è economicamente fattibile per la maggior parte delle città. Ed ecco dovei i recenti progressi nelle immagini satellitari entrano in gioco. Utilizzando una serie di immagini radar ad alta risoluzione prelevate dallo spazio per un periodo di tempo, i ricercatori della NASA e dell'Università di Bath sono stati in grado di creare un modello 3D dettagliato di un ponte. Questi hanno quindi analizzato questo modello con un algoritmo che hanno sviluppato per rilevare movimenti indesiderati e persino deformazioni lungo l'intera struttura, non solo in punti casuali monitorati da una manciata di sensori.

Ricordiamo che poco meno di un anno fa, nell'agosto del 2018, una sezione del Ponte Morandi a Genova, crollò, uccidendo 43 persone. I ricercatori hanno applicato le loro tecniche di modellazione e un algoritmo a 15 anni di immagini satellitari del Ponte Morandi, e hanno scoperto che mostrava segni insoliti di deformazione movimento già diversi mesi prima del crollo.

La ricerca suggerisce che questa tecnica potrebbe funzionare non solo virtualmente, e sebbene l'approccio non fosse ancora in grado di aiutarci a salvare delle vite prima della tragedia del Ponte Morandi, ha il potenziale di impedire che simili tragedie si verifichino in altre parti del mondo. Poiché tutto dipende dal software e dai dati satellitari, che sono relativamente accessibili, il monitoraggio di strutture come i ponti potrebbe essere fatto autonomamente e da un'unica organizzazione. Le municipalità potrebbero essere allertate quando i cartelli di avvertimento iniziano a comparire su una struttura mesi prima che qualsiasi danno fisico diventi evidente, dando loro il tempo sufficiente per effettuare valutazioni e riparazioni più dettagliate prima che la tragedia colpisca.

I ricercatori suggeriscono anche che la tecnica potrebbe essere utilizzata per monitorare i progetti di costruzione o, più specificamente, gli edifici e le strutture esistenti nelle vicinanze che potrebbero essere interessati dai macchinari che si susseguono per tutto il giorno. Potrebbe anche tenere d'occhio i progetti nel sottosuolo, come la costruzione di gallerie o tunnel, assicurando che le strutture di superficie non siano influenzate dal lavoro.

11 luglio 2019

Fonte: gizmodo.com
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