Il video interattivo per i Linkin Park

"Lost in the Echo", nel video dei Linkin Park ci sei pure tu

Il gruppo americano alle prese con la sperimentazione delle nuove narrazioni interattive
"Lost in the Echo", nel video dei Linkin Park ci sei pure tu FASTWEB S.p.A.

 

A giocare con le nuove frontiere di internet e dei social network, ci si prende sempre più gusto. E quando c’è da sperimentare, la musica riesce a dare sempre buone soddisfazioni. Al di là dei numerosi progetti di sharing on line e promozione attraverso la Rete, streaming a download, radio fai da te e crowdfunding nel settore, l’ultima novità arriva dai video e dalle “narrazioni interattive”.


Già ci avevano provato nel 2010 gli Arcade Fire, la band canadese di Win Butler, con The Wilderness Downtown. Un film interattivo di Chris Milk, realizzato in HTML5: sulle note della canzone “We used to wait”, inserendo le coordinate geografiche del posto in cui si è cresciuti -  indirizzo preciso, mi raccomando – grazie ai prodigi di Street View, sarà possibile scorrere le immagini dei posti a voi cari. Mentre all’inizio del video c’è un uomo incappucciato che corre in una strada buia, dopo circa un minuto correrà nel vostro vecchio quartiere.


Più di recente, invece, è toccato ai Linkin Park, formazione statunitense di alternative metal. Lost in the Echo è il titolo del loro ultimo singolo, uscito un paio di settimane fa, tratto dall’album Living Things: questa volta sono in gioco Facebook e le immagini personali dei suoi utenti. Il video è ambientato in un futuro post-apocalittico dove le fotografie non esistono e mostra un uomo con una valigia, che si aggira per case semidistrutte. A un certo punto la apre e tira fuori oggetti misteriosi che lasciano a bocca aperta le persone che lo circondano: sono fotografie tratte dall’account Fb dello spettatore del video e dei suoi amici.


Per ora si tratta di semplici esperimenti, ma una cosa è certa: non ci resta che metterci comodi davanti al pc e vedere come le informazioni dell’account di Facebook vengono utilizzate per generare una nuova forma di storytelling. In barba alla privacy e alla riservatezza dei dati.

 

11 settembre 2012

Annalaura Ruffolo Copyright © CULTUR-E
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