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Il 13% dei giovani utenti italiani è vittima dei "troll"

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Il 13% dei giovani utenti italiani è vittima dei "troll" FASTWEB S.p.A.
Il 13% dei giovani in rete subisce attacchi da parte dei
Web & Digital
Molti giustificano e accettano il "trolling" considerandolo "parte del gioco"

In base a quanto rivelato da una ricerca dell'Osservatorio Giovani dell'Istituto Giuseppe Toniolo sul tema "Diffusione, uso, insidie dei social network", condotta a gennaio 2017 su un campione di 2.182 giovani tra i 20 e i 34 anni, quasi tutti i ragazzi italiani di questa fascia di età usano il web e la maggior parte ha uno o più profili social: il 90% è su Facebook, il 56,6% su Instagram, il 53,9 su Google+ e il 39,9% su Twitter. La ricerca ha inoltre rivelato che tra i ragazzi intervistati il 13% è stato vittima di "trolling" ovvero di offese e aggressioni gratuite e fastidiose (da parte appunto di utenti detti "troll") tramite social. Il 9%, invece, ha dichiarato di esserne stato anche autore. Il 37,7% degli intervistati, pur non essendo stato colpito personlmente ha assistito a questo tipo di aggressioni sui social.

Nel 60,8% dei casi i ragazzi che sono vittima di questo tipo di offese eliminano i messaggi o bloccano gli utenti offensivi senza rispondere, nel 51,2% dei casi provano a replicare in modo educato mentre nel 49,4% le risposte hanno lo stesso tono delle provocazioni. Il 31,6% delle vittime è arrivato a chiamare un legale.

Secondo molti degli intervistati (71,8%) la presenza di "troll" in rete rende i social inaffidabili, mentre per il 28,2% la loro presenza è un elemento imprescindibile della rete. Secondo il 34,8% gli utenti troll non fanno che manifestare il loro diritto di espressione. Su questo aspetto in particolare ha commentanto il coordindatore della ricerca, Alessandro Rosina, secondo il quale molti accettano, pur senza necessariamente giustificare, questi comportamenti: "Un aspetto ambiguo di queste esperienze negative è che una parte di chi le subisce aumenta sensibilità e grado di attenzione, chiedendo maggiori strumenti per difendersi, mentre una parte minoritaria ma non trascurabile le accetta come 'parte del gioco' e rischia di prestarsi più o meno inconsapevolmente a diventare complice della loro presenza endemica e diffusione".

23 gennaio 2017

La Redazione

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