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  Google permetterà di utilizzare gli ad-blocker di Chorme solo agli utenti enterprise

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Chrome
Web & Digital
Un'esperienza di navigazione web senza pubblicità può essere disponibile solo per coloro che sono disposti a pagare per questo

Almeno, questo sembra essere il futuro di Google Chrome. In un recente aggiornamento, Google ha smesso di ostacolare le funzionalità di blocco degli annunci di Chrome, annunciando nel contempo che lo stop di tale funzione non verrà applicato agli abbonati G Suite Enterprise pagati da Google.

È una decisione comprensibile, per un'azienda basata sul denaro delle pubblicità. Ma è quella giusta?

Gli utenti di Chrome e gli sviluppatori di estensioni di ad-blocking compatibili con il browser non sono contenti delle modifiche proposte da Google alla piattaforma Chrome Extension.

La polemica è partita quanto Google ha annunciato il "Manifest V3", ovvero una serie di modifiche proposte alla piattaforma di Chrome per le estensioni. Un documento di Google che illustra tutte queste proposte è stato reso pubblico alla fine dell'anno scorso. Nel documento vengono proposte specifiche modifiche all'API "webRequest" di Chrome, con l'intento di "limitare la versione di blocco di webRequest, rimuovendo potenzialmente le opzioni di blocco della maggior parte degli eventi (rendendoli di fatto solo ti tipo osservativo)". La proposta continua, consigliando alle estensioni create per il blocco di contenuti, di utilizzare una API diversa, conosciuta come "dichiarativeNetRequest". Secondo quanto dice il documento, una API più performante e che offre migliori garanzie di privacy agli utenti".

Tuttavia, secondo Engadget, le modifiche proposte dal Manifest V3 non solo impediscono alle estensioni di ad-blocker di Chrome di utilizzare l'API webRequest come normalmente farebbe per bloccare gli annunci, ma obbliga ad utilizzare una nuova API non compatibile con la funzione di estensione per "rendere gli annunci inefficaci". Google potrebbe non aver ufficialmente dichiarato di essere in procinto di bloccare gli ad-blocker su Chrome, ma è chiaro che queste modifiche non dicono neanche il contrario.

L'ulteriore conferma delle modifiche proposte da parte di uno staff di Google non ha per nulla sedato la questione. Un post sul forum di Google Groups è stato pubblicato da Simeon Vincent, il 24 maggio. Nel lungo post, Vincent ha confermato che "Chrome disapprova la richiesta di cambio di API presente su Manifest V3". Ma in quello stesso paragrafo, un dettaglio sorprendente è stato eliminato per quanto riguarda il blocco dei contenuti e gli utenti di Enterprise Chrome come Vincent ha affermato che "il blocco sarà ancora disponibile per le implementazioni aziendali".

Il che significa che, dalla scorsa settimana, Google sta ancora pianificando di bloccare gli ad-blocker su Chrome, ma solo per le persone che non sono abbonate ai propri servizi di livello G Suite Enterprise.

Questa eccezione per i contribuenti Enterprise non è un dettaglio secondario. In precedenza, Chrome poteva essere un'esperienza di navigazione senza annunci pubblicitari a costo zero. Queste modifiche proposte significherebbero che, per continuare ad avere quell'esperienza, non solo dovevano abbonarsi ai servizi premium di G Suite, ma anche sottoscrivere la versione più costosa di quel servizio. E non è un piccolo salto di prezzo dall'essere un utente Chrome gratuito a Enterprise. Un abbonamento Enterprise G Suite costa $ 25 per utente al mese. Questo è un enorme "sforzo" solo per avere un'esperienza senza pubblicità.

Secondo uno studio recente, ben il 40% delle persone che navigano sul web da laptop utilizza un ad-blocker, significa che un bel gruppo di persone non vede gli annunci di Google, limitando quindi i guadagni potenziali per l'azienda.

Ma eliminare la possibilità di bloccare gli annunci, non sembra comunque una buona idea in generale, considerando che Chrome non è l'unico browser. Ha concorrenti (come Microsoft Edge e Firefox) che sono ancora disposti a supportare gli ad-blocker e che potrebbero essere una valida alternativa!

31 maggio 2019

Fonte: digitaltrends.com

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