Gli ologrammi 3D a grandezza naturale potrebbero animare le prossime conferenze

Gli ologrammi 3D a grandezza naturale sono oramai una realtà

Grazie alla tecnologia 3D basata sui campi di luce, la comunicazione del futuro è alle porte con gli ologrammi che trasmettono in tempo reale
Gli ologrammi 3D a grandezza naturale sono oramai una realtà FASTWEB S.p.A.

Le vecchie videochiamate potrebbero presto sembrare preistoriche grazie alle nuove ricerche della Queen's University di Ontario. Una squadra ha infatti prodotto un sistema di teleconferenze 3D chiamato TeleHuman 2, che consente agli ologrammi delle persone di apparire in qualsiasi luogo in tempo reale.

Si può immaginare di stare in piedi in una riunione e di avere la proiezione 3D del proprio capo o del proprio cliente che appare nel mezzo del pavimento, una proiezione che si muove e parla proprio come un essere umano in carne e ossa e che è possibile guardare da ogni angolazione. Pensando all'Holodeck di Star Trek, ci si avvicina a capire ciò di cui è capace TeleHuman 2.

Sul lato di acquisizione dell'immagine una serie di telecamere di profondità sono utilizzate per monitorare i movimenti di un partecipante in 3D, i dati raccolti vengono poi trasmessi su un anello di proiettori intelligenti in un'altra stanza da tutt'altra parte. Le immagini olografiche vengono quindi proiettate in un pod cilindrico retroriflettente di dimensioni umane.

Tutto si basa sulla tecnologia del campo di luce: catturare e proiettare l'intensità della luce e la direzione in cui i raggi luminosi viaggiano attraverso lo spazio. Un sistema di telecamere convenzionale infatti si occupa solo dell'intensità della luce, senza l'elemento 3D.

Poiché il partecipante virtuale alla riunione viene catturato e visualizzato utilizzando più immagini del campo di luce che coprono più angolazioni, coloro che sono presenti nella stanza non hanno bisogno di alcun tipo di copricapo AR (Realtà Aumentata) o VR (Realtà Virtuale). Avere questo tipo di presenza virtuale rende migliori le interazioni rispetto ad una videochiamata, affermano i ricercatori.

"L'interazione faccia a faccia trasmette un'infinita quantità di informazioni non verbali" afferma Roel Vertegaal, professore di Interazione Uomo-Macchina presso la School of Computing della Queen's University e capo del Queen's Human Media Lab. "Queste informazioni si perdono negli strumenti online, promuovendo comportamenti online mediocri. Agli utenti mancano infatti prossemica, gesti, espressioni facciali e il contatto visivo, che portano sfumature, connotazioni emotive ed empatia in una conversazione." TeleHuman 2 porta questi elementi mancanti in conversazioni a distanza con un realismo che non può essere raggiunto con una videochat su Skype o FaceTime.

Il lavoro su questo sistema è iniziato nel 2012, ma negli ultimi anni il team è riuscito a migliorarlo in maniera significativa e a farlo funzionare per più spettatori nella stessa stanza, non più solo uno ad uno.

Gli incontri d'affari trarranno beneficio da interazioni più naturali, un contatto visivo più facile e meno imbarazzante, dichiarano i ricercatori. Chiunque sia mai intervenuto in una riunione in teleconferenza poi sarà in grado di attestare frequenti momenti di imbarazzo.

Inoltre, gli impieghi di questa tecnologia possono essere molteplici ed andare oltre alle riunioni di un consiglio direttivo. Vertegaal e i suoi colleghi dichiarano che il sistema TeleHuman 2 potrebbe essere usato per portare le rappresentazioni 3D degli artisti tra la folla e sul palco, dando alle persone presenti ai concerti la possibilità di vedere i loro idoli da vicino, se non è possibile averli in carne ed ossa.

"La gente spesso pensa agli ologrammi come alla presenza di Tupac Shakur a Coachella 2012" afferma Vertegaal. "L'immagine di Tupac in quell'occasione tuttavia non era un ologramma, ma un Pepper Ghost: un video bidimensionale proiettato su un pezzo di vetro liscio. Con TeleHuman 2 invece stiamo portando in vita veri ologrammi."

Quando esattamente questa tecnologia diventerà abbastanza affidabile ed economica da farla arrivare negli uffici non è ancora chiaro, ma è un assaggio di cosa ci si può aspettare in futuro. I ricercatori hanno presentato il loro lavoro alla ACM CHI Conference on Human Factors in Computing Systems questo mese.

8 maggio 2018

Fonte: newatlas.com
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