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La polizia cinese ora usa gli smart glasses

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La polizia cinese ora usa gli smart glasses FASTWEB S.p.A.
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Sono in grado di individuare e riconoscere i sospettati mediante l'utilizzo di un software di riconoscimento facciale collegato al database centrale della polizia di stato cinese

La Cina è già oggi lo Stato con il più alto tasso di sorveglianza del mondo, con circa 170 milioni di telecamere a circuito chiuso in funzione. Le cose, però, stanno per fare un altro passo in avanti, grazie all'arrivo degli Smart Glasses in dotazione agli agenti di polizia.

Questi occhiali smart somigliano in tutto e per tutto ai Google Glass, ma vengono utilizzati per riconoscere potenziali sospetti. Il dispositivo si connette con un database della polizia di stato ed utilizza la tecnologia di riconoscimento facciale per individuarli e compararli.

Gli agenti possono identificare i sospetti tra la folla semplicemente inquadrandoli e scattando loro una foto istantanea con gli occhiali. L'immagine sarà confrontata rapidamente con quelle inserite nel database, che fornirà agli agenti tutte le informazioni su indirizzo, fedina penale ed altro.

Secondo quanto riportato direttamente dai portavoce media dello Stato cinese, questa tecnologia avrebbe aiutato gli agenti a catturare sette sospetti, mentre altri 35, che utilizzano documenti falsi, sono stati attualmente individuati e ricercati.

La Cina è stata criticata per le modalità con cui utilizza questo suo database e la tecnologia di riconoscimento facciale in relazione alle minoranze etniche. Uno di questi sistemi, progettato a Xinjiang – una provincia con più di 10 milioni di musulmani Uighur – sembra essere stato programmato per notificare alle autorità quando qualcuno di questi obiettivi ritenuti sensibili, si allontanano dalle proprie abitazioni per andare a lavoro.

La minoranza degli Uighur è stata obiettivo di numerose repressioni da parte del governo cinese, dal controllo e talvolta spegnimento delle reti VPN alla confisca degli smartphone. Nel 2010 il governo ha bloccato loro le connessioni internet della regione per un periodo di 10 mesi dopo le violenze tra Uighur e cinesi.

12 febbraio 2018

 

Fonte: techcrunch.com

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