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Dalla cardiologia alla riabilitazione, come la telemedicina ci cura a casa

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Dalla cardiologia alla riabilitazione, come la telemedicina ci cura a casa FASTWEB S.p.A.
Telemedicina
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Esiste quasi da un secolo, ma ha potuto esprimere a pieno le proprie potenzialità solo nel corso dell'ultimo ventennio. Ecco cosa è la telemedicina

Con il termine telemedicina si indica l'insieme delle tecniche e delle tecnologie mediche ed informatiche che permettono la cura dei pazienti e la fornitura di servizi medico-assistenziali a distanza. Sfruttando tecnologie sempre più avanzate e performanti – computer dotati di grande potenza di calcolo e banda veloce o ultraveloce – si è in grado di tenere sotto controllo i parametri vitali di un paziente ospitato in strutture medico-ospedaliere distanti anche diverse centinaia di chilometri, si può assistere e coordinare operazioni chirurgiche anche non essendo fisicamente presenti in sala operatoria, controllare referti medici senza essere presenti nello studio e molto altro ancora.

 

Telemedicina

 

Come sottolineato anche dal Ministero della Salute italiano, la telemedicina può rivestire un ruolo fondamentale in termini di accresciuta equità nell'offerta sanitaria e nell'accesso ai servizi socio-assistenziali. “La telemedicina – si legge in un documento del Ministero – può in particolare contribuire a migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria e consentire la fruibilità di cure, servizi di diagnosi e consulenza medica a distanza, oltre al costante monitoraggio di parametri vitali, al fine di ridurre il rischio d’insorgenza di complicazioni in persone a rischio o affette da patologie croniche”.

Campi di applicazione

Anche se la telemedicina ha un vasto campo d'applicazione, alcune discipline mediche si prestano più di altre a pratiche medico-sanitarie di questo genere. Basti pensare, ad esempio, alla radiologia, alla cardiologia e alla ribilitazione: in tutti questi campi la telemedicina ha permesso di compiere notevoli progressi. La telecardiologia e la teleradiologia, ad esempio, permettono di velocizzare l'invio dei referti medici, mentre la teleriabilitazione ha permesso di snellire le pratiche medico-assistenziali in caso di operazioni di lieve entità.

Modernità dal passato

Viste queste applicazioni, si potrebbe pensare che la telemedicina sia nata e si sia sviluppata solamente negli ultimi due decenni, di pari passo con la maggiore diffusione dell'informatica e del web. Nulla di più falso.

La prima volta che si parlò di telemedicina correva l'anno 1924: la Prima Guerra Mondiale era ormai alle spalle da circa un decennio e il mondo correva a folle velocità verso la Grande Depressione e l'era dei Totalitarismi. Un articolo comparso sulle pagine della rivista Science and Invention prometteva che specialisti di ogni disciplina medica avrebbero ben presto invaso tutte le città degli Stati Uniti. Non si trattava, però, di medici in carne ed ossa, ma di 'marchingegni' elettromeccanici in grado di fare le veci del personale medico.

 

La telemedicina nel 1924

 

Grazie a questi avatar ante litteram, i medici avrebbero potuto visitare pazienti distanti diverse decine di chilometri stando comodamente seduti sulla poltrona del loro ufficio. Un cardiologo, si fantasticava esattamente 90 anni fa, avrebbe potuto controllare i parametri vitali del suo paziente – battito cardiaco, pressione sanguigna, temperatura corporea e anche una lastra – tramite una speciale apparecchiatura installata nel suo studio medico: i risultati sarebbero stati inviati da alcuni sensori applicati direttamente sul corpo del malato.

Da allora la telemedicina ha compiuto passi da gigante e mentre neurologi curano e controllano malati di Parkinson a centinaia di chilometri di distanza, la realtà aumentata ha appena fatto il suo ingresso in una sala operatoria.

Telemedicina e Google Glass

Quando Google presentò i suoi occhiali a realtà aumentata, in molti intravidero interessanti prospettive e sviluppi per il mondo della telemedicina. Si pensava, tra la miriade di vari utilizzi possibili, che i Google Glass potessero entrare, ad esempio, nei reparti di cardiologia e radiologia degli ospedali di mezzo mondo e “coadiuvare” infermieri e medici nella cura dei pazienti. Potevano essere utilizzati per tenere sotto controllo i parametri vitali dei pazienti, per registrare le operazioni e mostrarle nelle aule delle facoltà di medicina e per eseguire operazioni in equipe con altri medici distanti centinaia (se non migliaia) di chilometri dalla sala operatoria.

 

Operazione chirurgica seguita a distanza

 

Proprio in questo ultimo campo la University of Alabama at Birmingham (UAB) ha fatto registrare notevoli passi in avanti. Da qualche mese a questa parte, diverse equipe mediche dell'università statunitense stanno testando VIPAAR (Virtual Interactive Presence in Augmented Reality), un sistema di videoconferenza interattivo e in tempo reale, in combinazione con i Google Glass.

 

 

Combinando questi due elementi, lo scorso 12 settembre il chirurgo ortopedico della UAB Brent Ponce ha realizzato un intervento di sostituzione della spalla in equipe con il dottor Phani Dantuluri. Nulla di strano, se non fosse che il dott. Dantuluri si trovava ad Atlanta, distante circa 200 chilometri da Birmingham. Per tutto il tempo i due chirurghi sono rimasti in contatto grazie agli occhiali a realtà aumentata di Google e, grazie a VIPAAR, Dantuluri ha potuto dare indicazioni visive e vocali al suo collega. Grazie ad una microcamera installata nel suo studio di Atlanta, infatti, Dantuluri ha più volte indicato con la propria mano dove il collega doveva recidere e dove intervenire con il bisturi. Un intervento perfettamente riuscito, per la gioia del paziente e la soddisfazione di tutti coloro che hanno lavorato allo sviluppo del progetto. Un nuovo modo di approcciarsi alla medicina e alla telemedicina, che dovrebbe permettere ai chirurghi più esperti di mettere a disposizione dei colleghi più giovani la loro esperienza, senza curarsi troppo delle distanze che li separano.

 

21 novembre 2013

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