L'Isis punta al cyberterrorismo

Cyberterrorismo, gli Stati devono risolvere le falle di sicurezza 

L'esperto Raoul Chiesa: una serie di attacchi su uno Stato, che avrebbero "impatti distruttivi", vanno messi in sicurezza i protocolli di comunicazione
Cyberterrorismo, gli Stati devono risolvere le falle di sicurezza  FASTWEB S.p.A.

Se gli hacker dell'Isis volessero, riuscirebbero facilmente a trovare online tutte le informazioni per sferrare un cyberattacco contro un Paese. A lanciare l'allarme l'esperto informatico Raoul Chiesa, secondo il quale il basso livello di protezione delle infrastrutture critiche espone a rischi molto seri. Di domenica 8 novembre la notizia che i terroristi hanno rubato e pubblicato online le password di oltre 54mila account Twitter, insieme ai numeri di cellulare dei capi di Cia, Fbi e Nsa.

Non più quindi semplice propaganda sui social: i jihadisti puntano ai cyberattacchi. Nello scenario più catastrofista l'Isis potrebbe condurre una serie di attacchi su uno Stato, che avrebbero "impatti distruttivi" su quel Paese e diffonderebbero il panico tra i cittadini. Il nodo sono "i protocolli di comunicazione di queste infrastrutture, disegnati dagli ingegneri 20-30 anni fa senza attenzione per la sicurezza", osserva Chiesa. Un problema da risolvere senza indugi, e con idonei investimenti economici.

9 novembre 2015

La Redazione
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