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Google introduce le Stories

Rilasciate in una preview per sviluppatori, le AMP Stories sono un nuovo modo di condividere contenuti editoriali e non
Google introduce le Stories FASTWEB S.p.A.

Google ha lanciato, nella versione preview per sviluppatori, qualcosa che viene chiamato "AMP Stories", che sono due parole sensate solo per chi ha una grande passione per il mondo del web e di come fruiamo della tecnologia. Per cui, anche se si è tentati di ignorare la questione, è meglio non farlo: capire questo passaggio potrebbe risultare molto positivo se mai questa funzione verrà applicata alle ricerche Google.

In realtà, la faccenda è molto semplice. Partiamo dalla seconda parola: "Stories". Se usi Snapchat, Instagram o Facebook, già conosci la funzione. È un contenuto a tutta pagina sul quale si può cliccare o skippare. Le stories sono un'invenzione di Snapchat, che Instagram ha copiato senza vergogna e Facebook ha provato a inserire in tutti i prodotti.

Adesso Google sta facendo la stessa cosa. A partire da oggi, testerà il formato delle Stories per le ricerche. Cercando un articolo su People, CNN o SBNation ci si potrà imbattere in un carosello di contenuti in slideshow creati proprio dai singoli portali. Potrebbe essere uno slideshow dei top 10 risultati, passando da un'immagine all'altra o "un'altra via simile di storytelling pensata appositamente per device mobili" hanno affermato da Google.

AMP, o Accelerated Mobile Page è uno standard per alcune pagine web che sono radicalmente più veloci rispetto a quelle già esistenti, e sono interamente supportate da Google. È una sorta di risposta ai Facebook Instante Articles ma girerà su Google, Bing e Twitter.

Lo standard AMP è stato oggetto di grande discussione fin dall'inizio  ma presto è diventato una risorsa per i siti che lo utilizzano. E così "AMP" nelle "AMP Stories" si riferisce al fatto che la versione di Google è costruita su base HTML. Le AMP Stories sono codificate e si servono di molti degli stessi strumenti utilizzati per creare articoli AMP, che vengono quindi caricati rapidamente e possono anche essere memorizzati nella cache del telefono prima che vengano aperti.

Secondo quanto riportato da Peter Kajka a Recode, Google avrebbe pagato una somma ingente di denaro a vari editori, come Vox Media, per sviluppare le AMP Stories. Google ha spiegato che questo investimento è una sorta di fondo per lo sviluppo, così come era accaduto anni fa per Facebook con i video live.

Nei video che sono trapelati, le AMP Stories saranno molto più simili a quelle di Snapchat che di chiunque altro; testi, immagini in movimento e video brevi. Si clicca sulla destra per passare all'articolo successivo e a sinistra per tornare indietro. È interessante notare come questi siano proprio dei clic e non degli scorrimenti, come accade, per esempio, su Instagram.

Il chief product officer di Vox Media, Joe Alicata, ha raccontato che le AMP Stories "sono un nuovo modo di raccontare storie", al contrario degli articoli AMP, che sono più veloci nel mostrare i contenuti rispetto a una pagina web normale.

Google inoltre non mostrerà inserzioni nelle AMP Stories ma Alicata ritiene che c'è un potenziale per monetizzare in questo nuovo modo di fruire delle notizie.

Chiunque potrà creare una AMP Story (è uno standard open-source) ma Google non pubblicherà tutte le Stories sulla sua pagina. Per adesso, è solo una piccola lista di editori che hanno la possibilità di farlo. Le AMP Stories potranno essere condivise tramite link ma cliccandoci sopra da desktop probabilmente non renderà come farlo da telefono.

Google ancora non ha annunciato quando le Stories saranno pubblicate o dove effettivamente appariranno ma questo è piuttosto semplice da indovinare: probabilmente finiranno nel carosello delle "Top Stories", nel feed di Android e dovunque abbia senso. Rimarranno o scompariranno come le altre Stories? Avranno il cerchio intorno? Ci sarà una sezione dedicata su Google Search?

Ancora non ne siamo sicuri.

13 febbraio 2018

Fonte: theverge.com
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