Esoscheletro di Iron Man

Con gli esoscheletri la scienza supera la fantascienza

Meccanici come in Alien, o cibernetici come in Iron Man, l’esoscheletro da fantascienza sta per diventare una realtà
Con gli esoscheletri la scienza supera la fantascienza FASTWEB S.p.A.

Gli esoscheletri cambieranno le nostre vite e ci faranno avere meno paura degli ostacoli della vita. Fantasia e immaginazione corrono lontane al pensiero di ciò che sono in grado di fare gli esoscheletri che vediamo al cinema, di cui il più famoso è (forse) l’armatura del miliardario-playboy Tony Stark, alias Iron Man. Ma volare e sparare missili per fortuna non è la priorità (per il momento almeno); anzi, l’obiettivo è aiutare il genere umano migliorando il modo di vivere dei più sfortunati.

Ma cos’è esattamente un esoscheletro? In natura si definisce esoscheletro una struttura esterna ad alcuni esseri viventi (soprattutto insetti) che fa da sostegno per l’intero corpo della creatura. Artificialmente invece l’esoscheletro è un apparecchio esterno, meccanico o cibernetico, in grado di potenziare le capacità fisiche di colui che lo utilizza costituendo una sorta di “muscolatura artificiale”.

Secondo Erico Guizzo, redattore di IEEE Spectrum, magazine della più grande associazione del mondo di tecnologia professionale (IEEE): «gli esoscheletri hanno catturato la nostra immaginazione per molto tempo: ci sono riferimenti a romanzi di fantascienza come Starship Troopers di Robert Heinlein e in film come Alien, in cui Sigourney Weaver combatte uno degli alieni “indossando” un esoscheletro». «La cosa affascinante - ha aggiunto Guizzo - è che le tute robotiche stanno diventando realtà, tanto che alcuni modelli stanno già aiutando alcune persone a riacquistare maggiore mobilità e aiutare gli altri con la riabilitazione».

Uno di questi “miracoli” motorizzati è l’esoscheletro robotico X1, un progetto sperimentale portato avanti dalla Nasa, dal Florida Institute for Human and Machine Cognition e dagli ingegneri dell’Oceaneering Space Systems di Houston (Texas), che promette di aiutare gli astronauti a mantenersi in forma ma avente anche lo scopo, un giorno, di far camminare chi oggi non può, come i paraplegici.

L’ armatura, dal peso di 25 chili, è in effetti un vero e proprio robot indossabile, dotato di dieci giunture di cui quattro motorizzate (a fianchi e ginocchia) e sei passive, che consentono a chi la porta di voltarsi, fare un passo di lato o flettere i piedi. X1 ha due modalità di funzionamento: aiutare e inibire. La prima serve a rinforzare le gambe e consente di ottenere più forza e resistenza al peso, mentre la seconda offre resistenza contro i movimenti, e potrebbe essere usata dagli astronauti per fare esercizio fisico.

La NASA sta inoltre analizzando il potenziale di questa armatura, e potrebbe decidere di utilizzarla in missioni di lunga durata (come quelle dirette verso Marte) dove è fondamentale risparmiare peso e spazio fisico e mantenersi in forma in condizioni di microgravità. Per adattare X1 a chi oggi si trova su una sedia a rotelle c’è ancora molto da fare: X1 non è tuttora in grado in bilanciarsi da sola, e per mantenersi in equilibrio è necessario usare delle stampelle. 

5 aprile 2013

Fonte: Chili, la videoteca online
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