Caso Apple, Fbi sblocca iPhone San Bernardino

Apple si rifiuta di decrittare i dati del cellulare di Syed Rizwan Farook

Dopo un lungo tira e molla il Bureau è riuscito nell'impresa di decrittare i dati del cellulare di Syed Rizwan Farook. Le autorità americane avrebbero chiesto di sbloccare alcuni smartphone anche a Google
Apple si rifiuta di decrittare i dati del cellulare di Syed Rizwan Farook FASTWEB S.p.A.

Dopo che l'Fbi ha ordinato a Apple di fornire l'assistenza tecnica necessaria per decrittare i dati contenuti nell'iPhone5c di Syed Rizwan Farook, uno dei due killer che il 2 dicembre 2015 avevano assaltato un centro di assistenza a San Bernardino uccidendo 14 persone, la risposta di Cupertino non si è fatta attendere.

Apple, infatti, si opporrà alla decisione del giudice federale americano che ha ordinato al collosso statunitense di forzare il codice criptato dell'iPhone5c dell'attentatore. Lo ha dichiarato Tim Cook, Ceo di Cupertino definendo la violazione un "precedente pericoloso".

"La decisione di opporci a questo ordine non é qualcosa che prendiamo alla leggera. Riteniamo che dobbiamo far sentire la nostra voce di fronte a ciò che vediamo come un eccesso da parte del governo Usa", ha commentato.

La Silicon Valley sta con Apple

La Silicon Valley si è schierata con Apple. Il primo ad appoggiare la scelta di Cupertino, con una serie di post su Twitter, è stato Sundar Pichai, Ceo di Google. Pur riconoscendo le sfide che le forze dell'ordine e le agenzie di intelligence devono affrontare per proteggere i cittadini, Pinchai ha affermato che "richiedere alle compagnia di rendere possibili azioni di hacking degli apparecchi e dei dati dei clienti, potrebbe essere un precedente preoccupante".

Sulla stessa linea si è mostrato Jan Koum, amministratore delegato di Whatsapp che, come Mountain View, ha manifestato il suo sostegno ad Apple: "Non potremmo essere più d'accordo. La nostra libertà è a rischio, dobbiamo impedire la creazione di un predecente del genere", ha affermato. Anche Mozilla, la società che sviluppa il browser Firefox, non ha tardato a dichiarare il suo sostegno a Cupertino. "Il caso rappresenta una minaccia per la privacy dei consumatori. Le aziende dovrebbero essere incoraggiate a rafforzare la sicurezza dei loro prodotti, anziché a minarla", ha affermato il direttore esecutivo Mark Surman.

Inoltre, Apple ha ricevuto sostegno dalla Reform government surveillance (Rgs), l'associazione di cui fanno parte, oltre a Google e Cupertino, tutte le altre più grandi aziende tecnologiche come Aol, Yahoo!, Linkedin, Dropbox, Evernote, Facebook, Microsoft e Twitter. Come il Ceo di Google, l'associazione ha affermato che le aziende devono fare di tutto per garantire alle autorità il sostegno necessario alla lotta al crimine e al terrorismo ma "non dovrebbe essere chiesto loro di aprire una 'backdoor' in quelle tecnologie che rendono sicure le informazioni dei loro utenti".

Udienza fissata per il 22 marzo

Nonostante siano in molti ad appoggiare la scelta di Apple, il Dipartimento della giustizia degli Usa ha presentato un'istanza per costringere l'azienda a rispettare il provvedimento. Si tratta di una richiesta al giudice di decidere sul caso, dopo il rifiuto di Tim Cook. Dalla stessa istanza emerge che subito dopo la strage di San Bernardino un funzionario locale (prima che arrivassero i federali) fece il reset della password dell'account iCloud dello smartphone del killer. Secondo quanto dichiarato da Cupertino, se questo non fosse avvenuto, Apple sarebbe stata in grado di recuperare tutti i dati, portando il telefono nell'area wifi a cui era associato e compiendo un'operazione di auto backup. Una corte federale della California ha fissato l'udienza per il 22 marzo 2016.

L'editoriale del direttore dell'Fbi

In una mail ai dipendenti, Tim Cook ha dichiarato che "la strada migliore sarebbe quella per il governo di ritirare le sue richieste in base al All Writs Act, formare una commissione di esperti sull'intelligence, la tecnologia e le liberta' civili per discutere le implicazioni sulla sicurezza nazionale, la privacy e la liberta' personale''. Tramite un editoriale pubblicato dal direttore James Comey sul blog Lawfare, l'Fbi ha risposto per la prima volta al Ceo di Cupertino: "Il contenzioso non riguarda il tentativo di stabilire un precedente o inviare alcun tipo di messaggio, ma riguarda le vittime e la giustizia", ha affermato Comey. E ha aggiunto: "Vogliamo avere la possibilità con un mandato di perquisizione, di tentare di trovare il codice di accesso del terrorista senza arrivare all'autodistruzione del telefono e senza impiegare un decennio per farlo correttamente. Questo è tutto".

Facebook ribadisce l'appoggio ad Apple

"Siamo dalla parte di Apple, crediamo nella crittografia e non crediamo che inserire una backdoor sia sinonimo di sicurezza". Questo il messaggio che Mark Zuckerberg, dal palco del Mobile World Congress di Barcellona ha rivolto a sostegno di Cupertino nel suo lungo braccio di ferro con l'Fbi. "Allo stesso tempo sentiamo di avere una grande responsabilità nel prevenire il terrorismo, infatti abbiamo delle policy rigide in materia. I terroristi vengono tagliati fuori dalla piattaforma e se abbiamo la possibilità di lavorare col Governo è una ipotesi che prendiamo sul serio", ha aggiunto.

Bill Gates a favore dell'Fbi

A rompere il muro di scudi alzato dalle grandi aziene tecnologiche ci ha pensato Bill Gates schierandosi al fianco dell'Fbi nella vicenda dello sblocco dell'iPhone del killer di San Bernardino. Così, in una intervista al giornale economico Financial Times il cofondatore di Microsoft si è detto in disaccordo con l'ostruzionismo di Tim Cook. "Questo è un caso specifico, non generale, in cui il governo chiede informazioni", ha detto Gates che paragona la richiesta dell'Fbi a quella fatta su un particolare conto corrente bancario.


Appello al Congresso
Cupertino ha deciso di depositare in tribunale una documentazione in cui chiede che la disputa iniziata con l'Fbi venga definitivamente risolta dal Congresso. Lo riporta l'Associated Press che ha preso visione dei documenti dove si precisa che la richiesta dell'amministrazione Obama risulta essere inappropriata sulle base dell'All Writs Act, la stessa normativa citata dall'Fbi per giustificare la sua richiesta. In risposta, il Dipartimento di Giustizia americano avrebbe chiesto ad Apple di sbloccare altri nove iPhone oltre a quello del killer di San Bernardino.

Apple chiede al giudice di annullare la richiesta dell'Fbi
Cupertino ha affermato di aver chiesto al giudice di annullare la richiesta dell'Fbi. "L'Fbi sta cercando di acquisire un potere pericoloso tramite i tribunali", ha denunciato l'azienda, secondo la quale la pretesa viola il primo e il quinto emendamento della Costituzione. In base ad alcune fonti riportate dall'emittente televisiva amerciana Cnbc, Google, Facebook e Twitter hanno confermato il loro appoggio a Cupertino e presenteranno delle mozioni a suo sostegno in tribunale. Inoltre, nonostante il fondatore Bill Gates si sia schierato con l'Fbi, tra i sostenitori ci sarebbe anche Microsoft, che dovrebbe presentare una documentazione a sostegno di Apple.

Un giudice di New York boccia la richiesta del Governo
Affrontando un caso di droga, James Orenstein, un giudice federale di New York, ha respinto la richiesta del Governo di costringere Apple a sbloccare un iPhone per estrarre dati utili all'indagine. Il caso non è direttamente collegato a quello relativo alla strage di San Bernardino, ma potrebbe costituire un precedente importante, influenzando le prossime decisioni dei magistrati che se ne stanno occupando. Per il legale di Apple, Ted Boutrous, "non è giusto per l'Fbi parlare di un singolo caso", come hanno rivelato i media americani, collezionando almeno una dozzina di episodi analoghi. Nella sentenza, Oreinstein ha scritto: "La questione non è se il Governo sia o meno in grado di costringere la Apple a sbloccare uno specifico apparecchio, ma se la legge All Writs act risolva questo problema e molti altri analoghi in futuro". Secondo il giudice non lo risolve, quindi Cupertino non è obbligato ad aiutare l'Fbi contro la sua volontà.

L'Fbi ha sbloccato il cellulare

Poi, a fine marzo 2016, la svolta. Perché sembra che l'annoso caso dell'iPhone di San Bernardino abbia finalmente trovato una conclusione. Il governo americano ha infatti trovato il modo di sbloccare il dispositivo utilizzato da Syed Rizwan Farook senza l'aiuto di Apple. Ed ecco che, dopo aver trovato la via giusta, il Dipartimento di Giustizia ha deciso di ritirare la causa legale che aveva intentato per indurre la società di Cupertino a collaborare, anche in nome della sicurezza nazionale.

La disputa però potrebbe non essere finita qui. Apple infatti aveva messo in chiaro che, nel caso in cui i federali fossero riusciti a decrittare il dispositivo, la Mela avrebbe richiesto di conoscere il metodo utilizzato.

Anche Google sotto pressione

In base a quanto riportato dal quotidiano statunitense Wall Street Journal (che ha citato i dati dei tribunali di sette Stati americani) le autorità americane avrebbero chiesto aiuto anche a Google in diverse occasioni per sbloccare alcuni smartphone. Secondo l'American Civil Liberties Union, organizzazione non governativa orientata a difendere i diritti civili, il Governo ha presentato 63 istanze per far sì che la corte ordinasse a Cupertino e a Mountain View di consentire l'accesso ai contenuti dei cellulari. "Stiamo valutando i dati. In ogni caso non abbiamo mai ricevuto un ordine come quello ricevuto da Apple, al quale ci saremmo opposti", ha fatto sapere Google.

17 febbraio 2016 (aggiornato il 31 marzo 2016)

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