Anonymous spegne gli account Twitter e Facebook dell'Isis

Anonymous spegne gli account Twitter e Facebook dell'Isis

Il gruppo hacker mantiene fede alle sue promesse e lotta contro la propaganda online del gruppo islamista. L'annuncio in un nuovo filmato su YouTube
Anonymous spegne gli account Twitter e Facebook dell'Isis FASTWEB S.p.A.

Attaccheremo e metteremo offline tutti i siti della galassia jihadista", aveva promesso Anonymous all'indomani della strage di Charlie Hebdo. Il gruppo hacker ha annunciato in un filmato su YouTube di aver violato decine di account Twitter e Facebook dell'Isis nonché di aver catalogato decine di indirizzi della propaganda jihadista nell’ambito dell'operazione #Oplsis.

Nel video, che dura 3 minuti, Anonymous spiega l'azione precisando che è stata compiuta da persone di ogni credo, religione e razza, studenti e lavoratori, poveri e ricchi. In particolare nel mirino dei pirati informatici i reclutatori, coloro che cercano di attirare simpatizzanti della jihad attraverso il web. Gli indirizzi Ip e le email colpiti sono stati pubblicati online in una lista che si aggiorna ogni ora.

Sull'account Twitter dell'operazione anti-Stato islamico (OpAntiISIS) gli hacker-giustizieri hanno pubblicato foto e informazioni personali di Majdi M., un tunisino che vivrebbe a Manouba e sarebbe il gestore di numerosi siti jihadisti. "Questo idiota era stato avvertito di smettere di sostenere l'Isis, ha ignorato (l'appello) e ora corre come un coniglio", hanno scritto gli hacker su Twitter, allegando l'indirizzo dell'abitazione di Majdi M. e il suo numero di telefono, come già fatto per altri militanti. Ma il tunisino ha sfidato gli hacker che gli danno la caccia: "Davvero? Non siete riusciti neppure a trovare la mia email? Pensavo che gli hacker occidentali fossero più bravi, ora mi sono rassicurato, siete un cumulo di rifiuti", ha scritto in inglese da uno dei suoi account, con altri tweet in arabo. Anonymous ha informato l'Interpol che il messaggio è stato inviato dall'abitazione di Majdi, a Manouba, nel nord della Tunisia. Ma l'islamista potrebbe aver utilizzato un sistema per triangolare la connessione. 

9 febbraio 2015

La Redazione
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