Anonymous, nuove minacce contro Isis dopo gli attentati di Parigi

Anonymous, nuove minacce contro Isis dopo gli attentati di Parigi

Con un video pubblicato su YouTube il gruppo di hacker ha ribadito la sua intenzione di ostacolare in ogni modo il Califfato 
Anonymous, nuove minacce contro Isis dopo gli attentati di Parigi FASTWEB S.p.A.

Anonymous torna a minacciare l'Isis via YouTube. E lo fa subito dopo gli attentati terroristici che hanno sconvolto Parigi. Diventato virale in poco tempo, il videomessaggio ha coinvolto anche gli internauti italiani in un massiccio tamtam mediatico con più di 51.000 azioni di engagement in continua crescita (dati Data Web, Gruppo Data Stampa). Gli hacker hanno annunciato un nuovo raid contro le attività di cyber propaganda del Califfato. Già dopo l'attentato alla sede della rivista satirica Charlie Hebdo, avvenuto nel gennaio 2015, il gruppo aveva cominciato a oscurare diversi canali online di diffusione delle informazioni dei gruppi jihadisti. Il 17 novembre il gruppo hacker ha annunciato che sono stati violati e oscurati 5.500 account di Daesh su Twitter. Il collettivo ha anche consegnato i dati personali di alcuni sostenitori dell'Isis all'Esercito libero siriano.

Un hashtag contro l'Isis

Già ieri, 15 novembre, gli hacker si erano detti determinati a smascherare i membri dei gruppi terroristici responsabili degli attacchi simultanei a Parigi. Anonymous ha anche lanciato gli hashtag #OpISIS#OpParis per rendere virale l'iniziativa. "Noi non ci fermeremo, noi non perdoneremo, e faremo tutto ciò che è necessario per mettere fine alle loro azioni", ha detto nel video un portavoce dell'organizzazione vestito con il classico abito nero e con la maschera di Guy Fawkes.

Il software Geosec

Anonymous sfrutta Geosec, un software che filtra i post di account social o mail per poi avere una base dati più solida su cui lavorare sopra e fare correlazioni. Così Anonymous individua gli account pro Isis, ne ruba le password e le cambia. 

Gli analisti contro Anonymous

"I ricercatori, gli studiosi del fenomeno del cyber-jihad e gli analisti delle agenzie d'intelligence conoscono già i profili da seguire su internet e i loro 'frame' di navigazione", ha spiegato Marco Arnaboldi, collaboratore dell'Ispi. Una mole di dati ricostruiti nel corso del tempo che rischiano di essere cancellati da Anonymous. "Distruggere queste reti non serve, si elimina solo la facciata, che subito viene ricreata altrove: ma così facendo si perde ogni traccia". Insomma, secondo Arnaboldi "finché possiamo monitorare questi account, sarebbe meglio lasciarli lì, così che si possa continuare a farlo".

L'Isis dispone di software in grado di creare centinaia di account Twitter in un click: inutile investire tempo nell'eliminare questi profili che poi spunteranno nuovamente, come funghi, in rete.

La sezione di Anonymous dell'Irlanda del Nord sostiene che 3.000 dei 5.500 profili Twitter distrutti in questi giorni erano in realtà stati cancellati dalla società americana già sei mesi fa. Il sospetto è che dietro la maschera di Guy Fawkes non ci siano hacktivist ma persone che sfruttano il brand di Anonymous per altri scopi. 

16 novembre 2015 (aggiornato il 18 novembre)

La Redazione
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