riconoscimento facciale

Amazon, Google e Microsoft querelati per un database di foto degli utenti

La class action sostiene che i giganti della tecnologia abbiano usato senza consenso immagini di persone per addestrare la tecnologia di riconoscimento facciale
Amazon, Google e Microsoft querelati per un database di foto degli utenti FASTWEB S.p.A.

Amazon, Alphabet - la società figlia di Google - e Microsoft potrebbero aver usato le foto degli utenti per addestrare le loro tecnologie di riconoscimento facciale senza ottenere il permesso dei soggetti coinvolti, in violazione di uno statuto biometrico sulla privacy dell'Illinois. Questo dice il rapporto di una class action presentata martedì scorso alla corte federale.

Le foto in questione erano parte del database di IBM, Diversity in Faces, che è stato progettato per far progredire lo studio della tecnologia per il riconoscimento facciale, e servivano ad allenate il sistema sulle diverse tonalità della pelle, sull'età e sul sesso. I dati includono 1 milione di immagini di volti umani, annotati con tag come simmetria del viso, lunghezza del naso e altezza della fronte.

I due abitanti dell'Illinois che hanno intentato causa, Steven Vance e Tim Janecyk, affermano che le loro immagini sono state incluse in quel set di dati senza la loro autorizzazione, e si identifichino chiaramente come residenti dell'Illinois. La raccolta, l'archiviazione e l'uso di informazioni biometriche senza un consenso scritto è illegale, nello Stato, ai sensi del Biometric Information Privacy Act, approvato dalla legislatura dell'Illinois nel 2008.

Secondo l'accusa, le aziende "hanno scelto di utilizzare e trarre profitto da identificatori biometrici e informazioni acquisite da fotografie; gestite tramite account utente, computer e dispositivi mobili nell'Illinois e/o create nell'Illinois". "In tal modo, gli imputati avrebbero esposto i residenti e i cittadini dell'Illinois ai rischi di privacy all'interno dello Stato, pur sapendo che la loro condotta avrebbe danneggiato quei cittadini."

La tecnologia di riconoscimento facciale ha dovuto affrontare numerose controversie legali da parte dei difensori della privacy, e diverse città hanno di fatto vietato l'uso municipale della tecnologia. L'anno scorso, i legislatori democratici hanno proposto di vietare alle unità abitative pubbliche di utilizzare la tecnologia come il riconoscimento facciale. Tuttavia, i sistemi di riconoscimento facciale sono sulla buona strada per diventare uno standard negli aeroporti e nei centri commerciali, e alcune aziende li vendono ai dipartimenti di polizia.

Chi critica questa tecnologia cita studi che dimostrano come questa avrebbe bassi tassi di accuratezza per donne e minoranze. Quando funziona correttamente, aggiungono, ha il potenziale per diventare una forma inevitabile e invasiva di sorveglianza. Aziende come Clearview AI, che ha una tecnologia che consente agli utenti di identificare le persone confrontando i loro volti con foto da Internet, hanno sollevato preoccupazioni sul potere della tecnologia.

IBM, che ha raccolto le immagini dal sito fotografico Flickr, all'inizio di quest'anno ha ricevuto critiche da alcuni fotografi, esperti e attivisti per non aver informato le persone che le loro immagini venivano utilizzate per migliorare la tecnologia di riconoscimento facciale. In risposta, IBM ha affermato che la privacy degli utenti è al primo posto e che questi possono scegliere se consentire o meno l'utilizzo del set di dati.

IBM è stata una forte sostenitrice della regolamentazione del riconoscimento facciale, ma a giugno la società ha annunciato il suo ritiro dal mercato del riconoscimento facciale, affermando di temere che la tecnologia possa venire utilizzata per promuovere la discriminazione e l'ingiustizia razziale.

Le cause, intentate nei tribunali statali della California e di Washington, dove hanno sede le società, chiedono lo status di azione collettiva, nonché i danni monetari e la moderazione delle attività degli imputati relative al database.

Microsoft ha dichiarato di aver ricevuto il reclamo e che lo sta esaminando.

"Prendiamo sul serio la privacy e ci impegniamo a garantire che la nostra tecnologia AI sia sviluppata e utilizzata in modo responsabile", ha affermato un portavoce della società.

I rappresentanti di Amazon e Google non hanno risposto alle richieste di commento.

Fonte: cnet.com
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