Metroid

L'influenza della musica dei videogiochi nel mondo musicale

Troppo spesso sottovalutata, la musica dei videogame spesso e volentieri è 'evasa' dal proprio recinto e ha influenzato anche altri ambiti musicali. Ecco come
L'influenza della musica dei videogiochi nel mondo musicale FASTWEB S.p.A.

La musica dei videogiochi non è solo un semplice “contorno”, come qualcuno potrebbe erroneamente credere. Le colonne sonore sono parte integrante dell'esperienza videoludica, permettendo all'utente di vivere un videogames in maniera più immersiva e completa. Negli sparatutto in prima persona, ad esempio, una buona colonna sonora fornisce ancora più adrenalina ai gamers, mentre in un gioco d'ambientazione gotica una colonna sonora molto dark permetterà di immergersi ancora di più nelle atmosfere cupe e tetre del gioco.

Non solo: la musica dei videogiochi, spesso e volentieri, riesce ad evadere dal “recinto” videoludico per contaminare altre forme di arte e intrattenimento. Potrebbe sembrare incredibile a dirsi ma, ad esempio, la musica dei videogames giapponesi degli anni '80 ha avuto una grande influenza sullo sviluppo di alcune correnti musicali negli Stati Uniti. Una correlazione che a molti sarà sfuggita, ma non agli autori del documentario “Diggin' in the Carts”, nato per analizzare la stretta liaison tra mondo videoludico nipponico e musica elettronica statunitense.

 

 

Sostiene Tanaka

Il programma prende ispirazione dalle “gesta” di Hip Tanaka, musicista e compositore giapponese e figura preminente nello sviluppo della musica per videogiochi. Tanaka, anche se in veste di produttore musicale, ha contribuito alla progettazione dell'hardware audio per il Nintendo Entertainment System e per il Game Boy oltre ad aver firmato colonne sonore di assoluti capolavori dei videogames anni '80 come Super Mario Land, Metroid e la versione per Game Boy di Tetris. È anche grazie alla sua spinta innovatrice che il mondo dei videogame ha iniziato a vedere le colonne sonore sotto un differente punto di vista: non più come qualcosa di separato dall'azione videoludica, ma come parte integrante di essa.

 

 

E, come detto, fonte d'ispirazione primaria per intere generazioni di musicisti. “Nobuo Uematsu e le sue composizioni per i vari capitoli di Final Fantasy sono state fonti di grande ispirazione per me – afferma il giovane musicista neozelandese Nick Dwyer. La musica per videogiochi ha rappresentato per me una sorta di 'rito d'iniziazione' verso la musica elettronica, un vero e proprio portone spalancato su un mondo a me sconosciuto”.

Niente immagini

A differenza di altri documentari sui videogames, Diggin' in the Carts fa pochissimo ricorso alle immagini tratte dai titoli presi in esame. L'obiettivo è presto detto: permettere a chiunque guardi le puntate del documentario di apprezzare a pieno le varie colonne sonore, senza lasciarsi “risucchiare” nel vortice di azione e dinamismo dei videogames. Troppo spesso, infatti, la musica dei videogiochi è paragonata a musica per bambini: gli autori del documentario, invece, vogliono che la gente ascolti le colonne sonore come se ascoltassero il CD del loro cantante preferito. Per questo, spesso e volentieri, le note dei vari Super Mario, Zelda, Final Fantasy e gli altri capolavori videoludici prodotti nella terra del Sol Levante sono accompagnati da “cartoline” che riproducono alcuni dei migliori scorci del Giappone.

Giappone mon amour

Per chi volesse avvicinarsi alla musica per videogames, comunque, Diggin' in the Carts potrebbe anche non essere il programma più adeguato. A differenza della gran parte dei documentari nei quali si tenta di offrire un punto di vista accessibile anche ai “neofiti”, il documentario sulle colonne sonore dei videogiochi giapponesi degli anni '80 è un concentrato di musica elettronica, giochi e Giappone. Una vera e propria dichiarazione d'amore, insomma, nei confronti di un movimento d'avanguardia che, sperimentando, ha influenzato generazioni di musicisti in tutto il mondo.

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