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I pericoli degli assistenti vocali casalinghi

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I pericoli degli assistenti vocali casalinghi FASTWEB S.p.A.
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Smartphone & Gadget
Le intelligenze artificiali per la smart home sono simpatiche e comode, ma secondo diversi ricercatori di sicurezza informatica possono rappresentare un vero rischio per la nostra privacy. Ecco perché

Ora che Amazon ha portato Alexa e gli Echo anche in Italia, possiamo ragionevolmente dire che anche nel nostro Paese è iniziata la rivoluzione degli smart speaker e degli assistenti vocali. Dopo il lancio dei Google Home avvenuta nella prima metà del 2018, l'arrivo degli altoparlanti intelligenti di Amazon diversifica ulteriormente il mercato, introducendo anche dispositivi smart dotati di un piccolo schermo (molto somiglianti a radiosveglie digitali). Insomma, sembra proprio che gli assistenti vocali siano destinati a invadere le nostre abitazioni, trasformandosi in una sorta di maggiordomo digitale pronto a esaudire ogni nostro desiderio.

Però, c'è da fare molta attenzione all'utilizzo che facciamo degli smart speaker e degli assistenti vocali: anche se non ce ne accorgiamo, ogni volta che interagiamo con questi dispositivi stiamo "regalando" loro una quantità indefinita di informazioni sulle nostre abitudini e preferenze. Anche se potrebbe sembrare un'esagerazione, gli smart speaker e gli assistenti vocali potrebbero essere utilizzati per ricavare dati e informazioni personali di chi li utilizza. Tanto per fare un esempio, negli Stati Uniti è accaduto più volte che uno smart speaker fosse chiamato "a testimoniare" in casi di omicidio o violenza domestica: sfruttando dati e registrazioni delle intelligenze artificiali, infatti, gli inquirenti sono riusciti a risalire all'ora della morte, alla presenza di altre persone nell'abitazione e così via.

 

Due smart speaker amazon

 

Anche se questi dispositivi dovrebbero attivarsi solamente nel momento in cui un utente pronuncia la parola chiave (Hey Siri, OK Google e così via), potrebbe anche accadere che l'assistente vocale confonda qualche parola e si attivi senza che l'utente se ne accorga, registrando così quello che l'utente dice nelle sue vicinanze. Insomma, se non sono utilizzati in maniera adeguata, gli assistenti vocali potrebbero anche rappresentare un pericolo per la nostra sicurezza informatica e, soprattutto, per la nostra privacy.

Sicurezza smart speaker: senti chi parla

Il pericolo più grande che si corre quando si ha uno smart speaker in casa è che il dispositivo si "sbagli" e confonda parole casuali con le frasi che dovrebbero essere utilizzate per attivarli. In questo scenario, un ruolo fondamentale è giocato dagli stessi produttori degli assistenti vocali, che hanno istruito le loro intelligenze artificiali così che possano attivarsi anche con frasi che sembrano – o ricordano lontanamente – quelle utilizzate solitamente per attivarli.

 

Google Home Mini

 

Ad esempio, alcuni ricercatori di sicurezza informatica hanno dimostrato che pronunciando "cocaine noodles" nelle vicinanze di un Google Home (o dispositivo compatibile con Assistente Google), questo si attiverà come se l'utente avesse detto "OK Google". Un problema non da poco, per la nostra privacy e sicurezza: se l'assistente dovesse attivarsi nelle occasioni più disparate e, soprattutto, senza che noi lo vogliamo, potrebbe ascoltare segreti e confessioni che facciamo credendo che non ci sia nessuno ad ascoltarci.

Questo, però, non è l'unico pericolo per la nostra privacy legato all'utilizzo degli smart speaker. Non avendo ancora una diffusione su scala globale, gli assistenti vocali hanno degli standard di sicurezza più bassi rispetto a computer o smartphone. E non è un caso che gli hacker, vista l'apparente facilità con la quale è possibile trafugare le nostre informazioni più riservate e la facilità con la quale possono sabotarli, abbiano iniziato a prenderli di mira. Amazon in pochi mesi ha dovuto rilasciare due aggiornamenti di sicurezza per gli Echo e Alexa che potessero correggere delle vulnerabilità molto pericolose. Gli sviluppatori dell'azienda di Jeff Bezos, infatti, si sono resi conto che alcune falle di sicurezza permettevano ai criminali informatici di attivare da remoto il microfono degli Echo e di usare uno strumento di trascrizione per registrare tutto quello che un utente diceva in casa propria.

 

Amazon Echo Dot

 

Attacchi hacker contro assistenti vocali

Ma come riescono gli hacker a manomettere gli assistenti vocali? Niente di più semplice, almeno teoricamente: utilizzano suoni e tonalità che l'orecchio umano non può sentire e che, invece, i più sensibili microfoni montati dai vari Google Home o Amazon Echo riescono a intercettare., Partendo da questa considerazione, nel 2016 un gruppo di scienziati statunitensi ha dimostrato come fosse possibile inviare dei messaggi per attivare a distanza, e in maniera impercettibile per gli utenti, un dispositivo vocale dotato di AI.

 

Intelligenza artificiale sempre in ascolto

 

Di fatto, è sufficiente emettere dei rumori di fondo, come vetro che cade o simili per distrarre l'orecchio umano e all'interno di questo rumore registrato inserire dei messaggi o dei comandi a frequenze che noi non possiamo sentire ma che il microfono di un assistente vocale percepisce. Usando questa tecnica i ricercatori sono stati in grado di far comporre un numero di telefono a un iPhone bloccato ma con Siri attivato e anche di ingannare Alexa di Amazon. Con questo sistema un hacker può dire all'assistente vocali di usare la carta di credito da noi registrata per trasferire tutti i soldi in un suo conto, ma può anche mettere a rischio la sicurezza della nostra famiglia se volesse impostare in modo sbagliato tutti i sensori smart attivi in casa.

 

23 ottobre 2018

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