Gli sciatori estremi e gli snowboarder sono tra i maggiori utilizzatori di action camera

Piccole e di successo. Le action camera alla conquista del mondo

Da fenomeno di nicchia a oggetti di culto. Inizialmente riservate ai praticanti di sport estremi, le action camera stanno diventando dispositivi diffusi tra il grande pubblico. Tentiamo di capire i motivi del successo
Piccole e di successo. Le action camera alla conquista del mondo FASTWEB S.p.A.

 

Sono piccole, comode e versatili. E, soprattutto, sono estreme. Nell’ultimo biennio abbiamo assistito a una vera e propria invasione delle action camera, piccole videocamere da indossare che permettono di riprendere dal nostro stesso punto di vista tutto ciò che ci accade intorno. Fino a poco tempo fa erano ad appannaggio esclusivo dei professionisti di sport estremi e spettacolari (snowboarder, surfer, paracadutisti, mountain biker, ecc.) che volevano riprendere, in soggettiva, le loro imprese. Oggi sono diventate un fenomeno di culto.

 

 

Un decennio fa il mercato di queste videocamere non esisteva. Poi venne Nicholas Woodman, surfer con il pallino della visual art, e il mondo delle riprese mutò improvvisamente. L’intenzione di Mr. Woodman, oggi CEO di GoPro con un patrimonio personale superiore al miliardo di dollari, era quello di fornire ai suoi amici surfer uno strumento piccolo e maneggevole, ma che allo stesso tempo garantisse alta qualità in fase di ripresa. Iniziò così a produrre videocamere impermeabili dalle dimensioni contenute, che potessero essere sistemate un po’ dovunque, al limite anche attaccate al corpo.

Oggi il mercato delle action cam è un fiume in piena. Il numero di dispositivi venduti nel 2012 è raddoppiato rispetto all’anno precedente, con un fatturato che si aggira attorno ai 5 milioni di euro. Al fianco di GoPro, leader indiscusso di mercato, si sono aggiunti moltissimi altri produttori (Sony e JVC, ad esempio), che hanno arricchito l’offerta quantitativa e qualitativa di questi dispositivi.

 

 

Il segreto del loro successo è dovuto a due fattori. Il primo è legato alla versatilità e alla comodità di questi dispositivi iper-tecnologici. Un’action cam pesa poche centinaia di grammi ed è grande alcuni centimetri cubi: può essere legata attorno alla testa o montata sopra al casco, appoggiata sullo snowboard o sulla tavola da surf o ancora, grazie a delle speciali bretelle, indossata attorno al busto. Può riprendere, virtualmente, qualsiasi evento o qualsiasi circostanza: dalla discesa fuoripista, all’immersione nei mari del sud, alla Marathon Des Sables. O può essere utilizzata, come accade effettivamente, per riprese cinematografiche.

 

 

Il secondo fattore è relativo alla qualità delle immagini. Nitide, ben bilanciate e dai colori perfetti: a volte è difficile osservare differenze tra riprese effettuate da un’action camera o da una videocamera normale. Senza tener conto, poi, della risoluzione. La GoPro 3 Black Edition, ultimo modello presentato dalla casa di Nicholas Woodman, può effettuare riprese anche a 4K, risoluzione ancora inaccessibile a molti modelli di videocamere amatoriali oggi sul mercato.

 

 

Dietro al successo di queste telecamerine non c’è solo l’aspetto emulativo e adrenalinico garantito dal compiere imprese sportive fuori dal comune. C’è anche l’aspetto che potremmo definire social. Su YouTube la chiave di ricerca GoPro restituisce ben 10 milioni di risultati. Video che vengono visualizzati milioni di volte e che vengono condivisi su altri social network – Facebook in testa – decine di migliaia di volte. Insomma, un vero e proprio successo planetario. 

 

19 marzo 2013

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